Nel 1991, quando Food fece il suo debutto nel panorama dell’editoria B2B, scelse una strada di rottura rispetto al fotorealismo didascalico dell’epoca. Il brand decise di affidare all’illustrazione il compito di raccontare l’astratto: se la fotografia catturava il prodotto fisico, solo il segno dell’artista riusciva a dare forma visiva a concetti intangibili come la finanza, le strategie di mercato e le visioni industriali. Questa decisione non era dettata solo da una scelta estetica, ma una da vera esigenza interpretativa in un mondo pre-digitale dove le banche immagini erano ancora un miraggio.
Nel corso dei pionieristici anni ‘90, il lavoro dell’illustratore era fatto di incontri fisici in redazione e tavole uniche consegnate a mano, dove il “bianchetto” rappresentava l’unico tasto undo disponibile. Andrea Pedrazzini, firma storica di quel periodo, portò in Food l’esperienza maturata presso il Sole 24 Ore, applicando la sua capacità di tradurre temi complessi in immagini semplici e leggibili in tempi brevi.

Come era vista la spesa nel 1991 secondo Andrea Ansaldi, in uno dei primi numeri di Food, nel 1991
Per Pedrazzini, la sintesi visiva è la vera missione dell’illustrazione: un valore aggiunto che permette a una testata di distinguersi dalla massa, offrendo una cura comunicativa quasi “sartoriale”. L’ispirazione arrivava dal confronto con altri maestri e dalla consultazione di monumentali cataloghi cartacei da centinaia di pagine. L’approdo in Food è stato per lui un momento di grande crescita: “L’esperienza con Paolo Dalcò è stata importante, perché è stata una delle più rigorosamente ‘professionali’ che abbia mai avuto e mi ha insegnato molto sul funzionamento della macchina editoriale, sui tempi redazionali e sulla comunicazione con un pubblico B2B”.

Oggi, in un ecosistema saturo di pixel, il “fil rouge” dell’illustrazione continua a essere un tratto distintivo di eccellenza per Food. Vito Ansaldi, illustratore attivo per il brand dal maggio 2021, raccoglie questa eredità utilizzando l’immagine come strumento per bilanciare la “freddezza” dei dati e dei numeri con un tratto autoriale e creativo. Ansaldi non si considera solo un disegnatore, ma un interprete dei contenuti: “Ragiono come un ‘titolista’: l’illustrazione deve sintetizzare il messaggio dell’articolo e far nascere nel lettore la voglia di approfondirlo. Per questo ricorro all’uso di metafore e analogie”.
In un contesto dominato dall’intelligenza artificiale generativa, la sfida per l’illustratore è preservare l’unicità del segno. Ansaldi sceglie di usare una penna digitale anziché il mouse per non perdere la “mano del disegnatore”, mantenendo un approccio che ricorda il disegno su carta: “Sebbene la tecnologia permetta di correggere errori in pochi clic rispetto alla gomma o al bianchetto del passato, la fatica creativa rimane centrale”. Per Ansaldi, il valore aggiunto di un’immagine creata da un essere umano risiede nelle sue imperfezioni e nel percorso mentale che l’ha generata: “Mi piace definire l’illustrazione un ‘estratto d’uomo’, un’opera carica di emozioni, difetti e di un ragionamento mentale a volte anche contorto che l’AI non può replicare”.

Un primo piano del work in progress di Vito Ansaldi
Mentre l’intelligenza artificiale può competere sull’esecuzione tecnica o sul ‘tratto wow’, essa manca di pensiero laterale; non può generare un’idea originale senza che un uomo la progetti chiaramente nella propria mente. Ansaldi sottolinea come lo strumento digitale sia solo un mezzo; lui stesso utilizza una penna digitale per non perdere la “mano del disegnatore”. Anche Pedrazzini concorda sul fatto che la tecnologia sia secondaria rispetto alla capacità di interpretare il contenuto: “Le copertine e le illustrazioni interne originali sono una forma molto alta di precisione e di cura nella comunicazione… Una volta che c’è questa attenzione progettuale, non importa molto che l’illustrazione sia realizzata ad acquarello, a china o con l’AI”.
Dopo 35 anni, investire in copertine irripetibili rimane per Food una scelta strategica distintiva. Come sottolineato da entrambi gli illustratori, ciò che conta è il percorso mentale e la capacità di interpretare il testo: una volta stabilita l’attenzione progettuale, lo strumento (acquerello, china o digitale) diventa secondario rispetto alla qualità della comunicazione. L’illustrazione trasforma così un freddo dato economico in un’emozione visiva, garantendo una precisione e una distinzione che nessun database di immagini generiche potrà mai eguagliare.
ALCUNE COPERTINE ICONICHE

Il numero di novembre 2018 illustrato da Massimiliano Aurelio
che gli valse il premio istituito da Autori di Immagini. L’illustratore di Taranto è scomparso a giugno 2024, all’età di 43 anni.


