Esterno del Centro Malaguzzi a Reggio Emilia, città del formaggio DOP italiano. Architettura e scultura gialla.

Crescono i formaggi DOP italiani: quasi 6 miliardi di valore e una filiera sempre più specializzata

Dal latte alla nutrizione animale fino ai mercati globali: al Forum PROGEO il ruolo della filiera che sostiene l’eccellenza del Made in Italy
Esterno del Centro Malaguzzi a Reggio Emilia, città del formaggio DOP italiano. Architettura e scultura gialla.

I grandi formaggi DOP italiani continuano a crescere, trainando valore economico, export e competitività dell’agroalimentare nazionale. Nel 2025 la produzione di latte bovino in Italia ha raggiunto circa 13,3 milioni di tonnellate, con un incremento del +19,5% rispetto al 2015, mentre il valore della produzione dei formaggi DOP sfiora i 5,9 miliardi di euro, con Grana Padano (2,185 miliardi) e Parmigiano Reggiano (1,760 miliardi) ai vertici del sistema delle denominazioni di origine. 

Una crescita che si riflette anche sui mercati internazionali: l’export italiano di formaggi ha superato i 5,3 miliardi di euro nel 2024, con un aumento del +139% in valore e del +82% in volume rispetto al 2015, e vede proprio nelle produzioni DOP la componente più rilevante, che rappresenta il 56% del valore complessivo delle esportazioni.

Una crescita che non riguarda soltanto il mercato, ma che affonda le sue radici nel lavoro dell’intera filiera lattiero-casearia – dagli allevamenti alla nutrizione animale, dalla trasformazione fino alla distribuzione – e che genera valore economico diffuso per i territori.

È questo il quadro che emerge a Reggio Emilia nel corso del Forum “Prospettive future delle DOP del formaggio: quali ricadute per le filiere”, organizzato da PROGEO al Centro Internazionale Loris Malaguzzi, che ha riunito rappresentanti del mondo accademico, dei consorzi di tutela, dell’industria e della produzione agricola per analizzare le prospettive economiche e produttive delle principali DOP casearie italiane e presentare Dairyformer, una nuova linea di mangimi sviluppata proprio per sostenere la qualità del latte nelle filiere DOP ad alta specializzazione.

La filiera si consolida

Secondo l’analisi presentata da Denis Pantini, Responsabile Agroalimentare di Nomisma, la filiera lattiero-casearia italiana sta vivendo una fase di consolidamento strutturale. Negli ultimi anni la produzione di latte è cresciuta mentre il numero degli allevamenti si è ridotto, con aziende mediamente più grandi, più specializzate e più efficienti. Gli allevamenti sono circa 23mila, con una dimensione media salita a 117 capi per azienda. 

La produzione resta fortemente concentrata nelle aree più vocate del Paese, in particolare Lombardia ed Emilia-Romagna, che rappresentano il cuore economico e produttivo delle grandi DOP italiane e dove si sviluppa gran parte della filiera lattiero-casearia nazionale. 

Le performance dei principali formaggi DOP confermano la solidità del sistema. Tra il 2021 e il 2025 la produzione di Parmigiano Reggiano è cresciuta del +2,4% nel numero di forme, mentre il Grana Padano ha registrato un incremento del +15,7%, accompagnato da un rafforzamento dei prezzi alla produzione, che hanno raggiunto circa 12,47 euro/kg per il Parmigiano Reggiano (12 mesi) e 10,67 euro/kg per il Grana Padano (9 mesi). 

Numeri che testimoniano una domanda solida e un posizionamento sempre più forte sui mercati, ma anche la capacità delle filiere DOP di garantire stabilità economica lungo tutta la catena produttiva. Non a caso i principali mercati di destinazione dei formaggi italiani restano Germania, Stati Uniti e Francia, che insieme assorbono una quota significativa dell’export, confermando il ruolo delle DOP come ambasciatrici del Made in Italy nel mondo.

“Le filiere DOP rappresentano uno degli elementi di maggiore stabilità del sistema lattiero-caseario italiano – ha spiegato Pantini – perché assicurano agli allevatori una maggiore continuità e prevedibilità dei redditi rispetto ad altri segmenti del mercato del latte. In un contesto caratterizzato da forte volatilità dei prezzi e da crescenti pressioni sui costi di produzione, la capacità di creare valore attraverso qualità, organizzazione della filiera e posizionamento di mercato diventa un fattore decisivo per la tenuta del sistema”.

Alla base di questo risultato c’è il lavoro coordinato di tutta la filiera: allevatori, industria mangimistica, trasformazione e distribuzione contribuiscono a garantire qualità della materia prima, efficienza produttiva e rispetto dei disciplinari delle denominazioni.

“Le DOP non sono soltanto un marchio di qualità, ma un modello economico che tiene insieme territorio, allevatori, trasformazione e mercato – ha sottolineato Graziano Salsi, Presidente PROGEO –. Il successo dei grandi formaggi italiani nasce da una filiera integrata che parte dalla stalla e arriva al prodotto finito, creando valore economico e occupazionale nei territori. La volatilità delle quotazioni del latte rimane una delle principali criticità per la sostenibilità economica degli allevamenti ma i numeri ci dimostrano che essere in una filiera DOP è una garanzia di stabilità”. 

Il Forum ha visto il confronto tra alcuni dei principali protagonisti della filiera: Paolo De Castro, già Ministro e Parlamentare Europeo e oggi Ordinario all’Università di Bologna, Nicola Bertinelli, Presidente del Consorzio Parmigiano Reggiano, Angelo Stroppa, coordinatore scientifico del Consorzio Grana Padano, Stefano Albasini, Presidente di Trentingrana – Consorzio dei Caseifici Sociali Trentini, e Maurizio Moscatelli, Amministratore Delegato di Granterre. 

Dairyformer: nutrizione evoluta per le filiere DOP

Nel corso dell’incontro PROGEO ha presentato anche Dairyformer, la nuova linea di mangimi sviluppata specificamente per le bovine da latte delle filiere DOP. In un contesto in cui le DOP richiedono caratteristiche compositive precise e costanti, l’alimentazione diventa leva strategica per garantire performance, benessere animale e coerenza con i disciplinari di produzione. Dairyformer nasce da un percorso di ricerca e formulazione mirato a supportare stabilità produttiva, qualità del latte e sostenibilità della razione nelle aziende ad alta specializzazione. 

“Negli ultimi decenni l’evoluzione della nutrizione animale e dell’industria mangimistica ha contribuito in modo determinante al miglioramento dell’efficienza produttiva delle aziende da latte – ha spiegato Roberto Sassoni –. La produttività media delle bovine da latte in Italia è più che raddoppiata negli ultimi cinquant’anni, passando da circa 4.200 kg di latte per capo negli anni Settanta a quasi 10.000 kg annui oggi. È anche grazie a questo progresso che l’Italia, storicamente paese deficitario, si sta progressivamente avvicinando all’autosufficienza produttiva. Il nostro obiettivo è lavorare a monte della filiera, insieme agli allevatori, per contribuire alla qualità della materia prima e quindi del prodotto finale. Le grandi DOP italiane sono veri ambasciatori del Made in Italy nel mondo e richiedono soluzioni nutrizionali sempre più evolute per garantire un latte ricco, sano e adatto a produzioni di eccellenza”.

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