Tra il 2014 e il 2024, l’export di conserve di pomodoro dall’Italia ha vissuto un’ascesa costante, arrivando a sfiorare la soglia psicologica dei 3 miliardi di euro. Il nostro Paese si conferma protagonista assoluto di una categoria che, per le imprese con marchi storici, ha ormai spostato il baricentro del business dal mercato interno a quello internazionale. Le conserve di pomodoro sono oggi il simbolo della qualità “Made in Italy”, capaci di garantire un saldo commerciale che è quasi raddoppiato in dieci anni, consolidando la posizione dell’Italia come hub strategico globale.
Una leadership geografica tra Europa e mercati anglosassoni
La distribuzione delle esportazioni italiane di “oro rosso” nel 2024 ha mostrato un equilibrio quasi perfetto tra i mercati dell’Unione Europea (50,4%) e i Paesi Terzi (49,6%). All’interno dell’UE, Germania (15,7%) e Francia (8,7%) si confermano le direttrici principali, assorbendo da sole quasi un quarto dell’export nazionale. Tuttavia, è nei mercati di lingua inglese che l’Italia gioca la sua partita più importante in termini di valore aggiunto: il Regno Unito, nonostante le complessità della Brexit, resta la prima destinazione extra-UE con una quota del 13%. Se consideriamo l’aggregato dei paesi anglosassoni (inclusi gli Stati Uniti), questi rappresentano il 20,5% delle esportazioni di pomodoro e quasi il 30% delle altre conserve vegetali.

Il netto distacco dai competitor
Nel panorama globale delle conserve di pomodoro, l‘Italia detiene una quota di mercato del 48%, con un valore di circa 80 milioni di dollari USA. Si tratta di una posizione di forza schiacciante se confrontata con il principale competitor mondiale, il Messico, che si ferma al 16,1% delle importazioni. Questa leadership è particolarmente evidente nel segmento dei pomodori pelati e in pezzi, dove il prodotto italiano è sinonimo di eccellenza e origine garantita, elementi che permettono alle aziende nazionali di mantenere quote dominanti anche in contesti competitivi sempre più affollati.
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