Olio extra vergine d'oliva su cucchiaio con olive. Rito quotidiano italiano.

L’oro verde d’Italia: una rinascita tra mercati globali e nuove sfide produttive

Dai dati Nomisma di SOL Expo 2026 emerge un settore resiliente, capace di innovare e pronto a rilanciare la produzione nazionale grazie a investimenti strategici
Olio extra vergine d'oliva su cucchiaio con olive. Rito quotidiano italiano.

Il panorama dell’olivicoltura italiana, fotografato dal recente report Nomisma per il salone SOL Expo 2026, delinea un settore che sta ritrovando la propria solidità produttiva. Con oltre 619mila imprese attive su una superficie di 1,12 milioni di ettari, l’Italia segna un deciso ritorno sui livelli abituali di offerta, raggiungendo quasi le 300mila tonnellate di oli vergini. Questo dato assume un valore ancora più significativo se confrontato con la contrazione produttiva dei principali competitor europei come Spagna e Grecia. Il cuore pulsante di questa ripresa rimane il Sud, con la Puglia che da sola copre oltre la metà della quota nazionale, seguita dalle eccellenze di Calabria e Sicilia. In questo contesto, il patrimonio delle indicazioni geografiche, composto da 42 Dop e 8 Igp, continua a rappresentare la punta di diamante della nostra biodiversità, pur occupando una nicchia di mercato che oscilla tra il 2 e il 4%.

L’export tra record di volumi e incognite geopolitiche

Sul fronte dei mercati esteri, l’olio extravergine made in Italy ha vissuto una stagione di forti contrasti. Tra gennaio e novembre 2025, le vendite oltreconfine hanno superato la soglia di 1,9 miliardi di euro, confermando l’EVO come protagonista assoluto dell’export oleario. Nonostante una flessione dei valori economici rispetto ai picchi del 2024, i volumi spediti sono cresciuti del 21,2%, segno di una domanda globale che resta altissima. Mentre i mercati tradizionali come gli Stati Uniti e la Germania mantengono il loro primato, si affacciano nuove realtà sorprendenti come la Corea del Sud, che ha registrato una crescita a tripla cifra superando persino il Regno Unito. Tuttavia, il quadro non è privo di ombre: la pressione dei dazi negli USA e le difficoltà del mercato francese stanno rallentando le performance in termini di valore, spingendo le aziende italiane a implementare strategie di diversificazione sempre più sofisticate per mantenere la propria competitività.

Innovazione e investimenti per il futuro della filiera

Il futuro del settore non passa solo dai numeri, ma dalla capacità di interpretare i nuovi stili di vita e dalla solidità dei progetti di sistema. L’industria italiana sta dimostrando che anche un prodotto ancestrale può evolversi, come dimostra il successo degli oli spray legati al trend delle friggitrici ad aria o la diffusione degli oli aromatizzati. Per sostenere questa spinta, è in dirittura d’arrivo il Piano Olivicolo Nazionale, un intervento strutturale da oltre 400 milioni di euro che punta a incrementare la produzione del 25% nel prossimo decennio. Questo investimento sarà fondamentale non solo per combattere piaghe come la Xylella, ma anche per finanziare la ricerca e la formazione. L’obiettivo è colmare il divario tra capacità produttiva e fabbisogno industriale, consolidando l’Italia come il principale snodo commerciale e qualitativo della filiera internazionale dell’olio d’oliva.

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