Folla a Tuttofood Milano. Indicazioni per prodotti lattiero-caseari, carne, alimentari e condimenti. #TUTTOFOOD #Milano #fiere

Tuttofood 2026 punta sull’internazionalizzazione con 80 paesi presenti

La fiera milanese del food&beverage consolida il ruolo globale con il 30% di espositori esteri, 4.000 top buyer internazionali e oltre 1.200 giornalisti accreditati
Folla a Tuttofood Milano. Indicazioni per prodotti lattiero-caseari, carne, alimentari e condimenti. #TUTTOFOOD #Milano #fiere

Tuttofood 2026 rafforza il proprio posizionamento tra le principali piattaforme internazionali del food&beverage. La manifestazione organizzata da Fiere di Parma e inaugurata oggi registra numeri in crescita e il sostegno di alcune delle più importanti organizzazioni europee del settore agroalimentare, tra cui FoodDrinkEurope, European Dairy Association, AREPO, AIM – European Brands Association e COPA-COGECA.

L’edizione 2026 di Tuttofood conta circa 5.000 marchi espositori, di cui 1.500 provenienti dall’estero e rappresentativi di 80 paesi. Gli operatori internazionali incidono per il 30% del totale, confermando le previsioni di crescita del +20% rispetto al 2025. Tra le nuove presenze figurano Algeria, Corea del Sud, India, Libia, Paesi Baschi, Sri Lanka e Uzbekistan, mentre resta forte la partecipazione dall’area MENA e dall’America Latina.

Sul fronte della domanda, sono 100.000 i visitatori professionali preaccreditati e 4.000 i top buyer internazionali attesi da circa 100 paesi. In aumento anche l’interesse per l’edizione 2028: domani è previsto un tour dedicato a 50 rappresentanti di aziende e Tpo estere interessate a valutare la partecipazione futura.

Tuttofood 2026 punta molto sui contenuti, con 250 eventi in programma dedicati a nutrizione, sostenibilità, salute e innovazione, oltre alla presentazione del Food Manifesto, documento strategico sul futuro del cibo. Sul piano mediatico, sono oltre 1.200 i giornalisti accreditati, con una quota del 10% proveniente dall’estero, in rappresentanza di testate specializzate e media economici internazionali.

Particolarmente strategica la presenza dei buyer provenienti da Giappone, Corea del Sud, Canada, Stati Uniti, Brasile e Francia, mercati ritenuti prioritari per la crescita dell’export agroalimentare italiano secondo i dati di Ice – Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane. Il Giappone si conferma un partner chiave: il mercato food&beverage vale circa 560 miliardi di dollari e l’export agroalimentare italiano verso Tokyo ha superato 1,9 miliardi di euro, in crescita del 14% negli ultimi due anni. A Milano sono presenti gruppi come Aeon Group, Seijo Ishii e Takashimaya.

La Corea del Sud rappresenta invece un mercato emergente ad alto potenziale: nel 2024 l’export agroalimentare italiano ha raggiunto 530 milioni di dollari, in crescita dell’8,54%, con performance particolarmente positive nei segmenti premium come latticini, pasta e olio d’oliva. In fiera sono arrivati operatori come Emart, GS Retail ed E-Land Group.

Il Canada, mercato maturo da oltre 41 milioni di abitanti, ha registrato importazioni agroalimentari italiane per 1,426 miliardi di dollari canadesi nel 2024 (+13,3%), con un ulteriore incremento del 13,65% nei primi mesi del 2025. Restano tuttavia elevate le criticità legate all’Italian sounding, che rappresenta quasi il 60% dei prodotti percepiti come italiani. A Milano i buyer di Loblaw Companies e Sobeys.

Gli Stati Uniti si confermano uno dei principali mercati di sbocco per il made in Italy agroalimentare, sostenuto dalla crescita della domanda di prodotti premium e dieta mediterranea. Tra i retailer presenti figurano Walmart, Whole Foods Market, Albertsons e H-E-B, oltre ai colossi del food service Sysco e US Foods.

In forte crescita anche il Brasile, le cui presenze di buyer risultano più che raddoppiate rispetto al 2025. L’Italia è il secondo fornitore europeo del paese sudamericano con una quota del 3,5% e un valore export di 362 milioni di dollari, trainato da pasta, prodotti da forno e vino.

Dalla Francia, infine, arriva una partecipazione quasi raddoppiata rispetto alla scorsa edizione. Anche il mercato francese è uno sbocco fondamentale per il food italiano: l’export agroalimentare ha raggiunto 6,26 miliardi di euro (+8,99%), con quote di leadership nella pasta e nei formaggi italiani.

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