Il settore della Gdo si conferma un pilastro fondamentale nella gestione delle eccedenze alimentari in Italia. Secondo i dati presentati durante l’edizione 2026 di Tuttofood, il contributo annuale ammonta a oltre 48.000 tonnellate di prodotti salvati dallo spreco e destinati a fini sociali, per un valore di mercato stimato intorno ai 229 milioni di euro.
Questo scenario emerge dalla ricerca promossa dalla Fondazione Banco Alimentare Ets, condotta dal Food Sustainability Lab del Politecnico di Milano e integrata da un’indagine statistica della Fondazione per la Sussidiarietà. L’analisi ha coinvolto circa 1.681 imprese, mettendo in luce i meccanismi che rendono efficace il recupero.
I fattori che incentivano la donazione
Non è solo la buona volontà a fare la differenza, ma l’organizzazione interna e la rete territoriale. “L’analisi statistica – osserva Giorgio Vittadini, Presidente della Fondazione per la Sussidiarietà – rivela i fattori che determinano più di altri la propensione delle imprese della grande distribuzione a donare: la facilità nella comunicazione con gli enti che ricevono aumenta di circa 13-14 punti percentuali la probabilità che l’impresa doni in modo continuativo; la presenza in azienda di un manager dedicato al surplus alimentare aumenta le donazioni di circa 8 punti percentuali; la prossimità territoriale dell’ente che riceve aumenta significativamente la continuità delle donazioni. Per ciò che riguarda le motivazioni che spingono le imprese a donare, quando sono legate prevalentemente all’intento di migliorare la reputazione dell’impresa (quindi sono indice di un comportamento opportunistico), si traducono poi in pratiche di donazione meno durature. Il fenomeno non riguarda le imprese che donano da più di dieci anni o che hanno un tasso di donazione superiore al 3%, le quali sembrano considerare questa pratica come parte integrante dell’identità della loro azione imprenditoriale”.
Il divario tra grandi e piccole realtà
Nonostante i numeri imponenti, la pratica del recupero non è ancora omogenea. Se quasi la totalità delle grandi catene (93%) ha attivato processi di donazione, le medie imprese si fermano al 54% e le piccole al 43%. “Si evidenzia una forte differenza di adozione della pratica tra grandi (93% dei casi), medie (54%) e piccole aziende (43%). Per le imprese della Gdo più grandi – dice la professoressa Paola Garrone, Responsabile scientifica del progetto – la donazione è una decisione consapevole che si traduce in processi strutturati di gestione delle eccedenze, con la definizione di responsabili aziendali, il ricorso regolare alla misurazione e una partnership stabile per il recupero con enti del terzo settore specializzati, quali il Banco Alimentare. Queste osservazioni sono confermate dalle stime sulle quantità donate. Ad oggi, le grandi imprese contribuiscono al 55% della quantità totale di prodotti alimentari donati, con donazioni medie pari a 274 tonnellate all’anno per impresa, ma per i prossimi anni si possono aprire importanti spazi anche per le medie e piccole imprese della Gdo”.
Verso una donazione economicamente competitiva
La ricerca sottolinea come la scelta solidale possa essere anche una mossa strategica ed economica, preferibile all’invenduto o ai forti sconti. Banco Alimentare resta il partner di riferimento per il 29% della Gdo, garantendo logistica e tracciabilità. “Questi dati confermano il valore strategico della collaborazione tra Banco Alimentare e la grande distribuzione – commenta Marco Piuri, presidente della Fondazione Banco Alimentare Ets – ma ci dicono anche che esiste ancora un grande potenziale inespresso. Oggi solo una parte delle eccedenze viene effettivamente donata, mentre registriamo la richiesta delle 7.600 Opt con noi convenzionate, che assistono 1.800.000 persone in difficoltà, di ricevere un aiuto alimentare quantitativamente più importante. Negli ultimi dieci anni, dall’entrata in vigore della legge Gadda, il nostro recupero di eccedenze alimentari da questo canale è quintuplicato: un segnale concreto di quanto norme intelligenti e collaborazione tra pubblico e privato possano generare risultati importanti. Ma serve fare un passo in più e lavorare insieme alle imprese della Gdo e alle Istituzioni per rendere la donazione sempre più economicamente competitiva. Quando donare è sostenibile anche dal punto di vista economico, si genera valore per tutti, soprattutto per chi è in difficoltà”.
