Pomodorini, spaghetti e basilico fresco. Ingredienti per la cucina italiana, prodotti agroalimentari di qualità. Distretti agroalimentari italiani

Export, nuovo record per i distretti italiani nel 2025

Il comparto agroalimentare registra quasi 30 miliardi di valore delle vendite all'estero, segnando una crescita del 4,1% nonostante le difficoltà su alcuni mercati chiave
Pomodorini, spaghetti e basilico fresco. Ingredienti per la cucina italiana, prodotti agroalimentari di qualità. Distretti agroalimentari italiani

Il 2025 si è chiuso con un nuovo record per l’export dei distretti agroalimentari italiani, che hanno raggiunto quasi 30 miliardi di euro di vendite all’estero, in crescita del 4,1% rispetto al 2024. Un risultato che conferma la capacità competitiva delle filiere agroalimentari sui mercati internazionali e che supera nettamente l’andamento degli altri distretti manifatturieri italiani, in calo del 2,2% nello stesso periodo.

La crescita è stata costante lungo tutti i quattro trimestri dell’anno, con un incremento del 4,2% nell’ultimo trimestre. I distretti agroalimentari rappresentano oggi il 42% dell’intero export agroalimentare italiano.

Agricoltura prima motrice della crescita

A contribuire maggiormente all’espansione delle esportazioni è stata la filiera agricola, che ha generato 504 milioni di euro in più rispetto al 2024, registrando una crescita del 12,3%.

Tra le performance più significative emerge l’Ortofrutta romagnola, primo distretto agricolo per valore esportato, che ha raggiunto 927 milioni di euro (+17,4%). Determinante il mercato tedesco, che assorbe quasi il 40% delle esportazioni del distretto e ha registrato un incremento del 17,5%, pari a 52 milioni di euro in più rispetto all’anno precedente. In forte crescita anche Belgio (+25,6%), Spagna (+49,5%) e Francia (+72,6%).

Risultati particolarmente positivi anche per la Nocciola e frutta piemontese (+28%), l’Ortofrutta di Catania (+18,3%), le Mele dell’Alto Adige (+14,6%), il Florovivaistico del Ponente ligure e le Mele del Trentino, entrambi in crescita del 22,5%.

Lattiero-caseario in doppia cifra

Secondo contributore alla crescita è stato il comparto lattiero-caseario, che ha aumentato le esportazioni di 346 milioni di euro (+13,5%). Le migliori performance sono state registrate dal Lattiero-caseario di Reggio Emilia (+19,6%), dalla Lombardia sud-orientale (+16,6%), dalla Mozzarella di bufala campana (+12,7%) e dal distretto parmense (+9,8%).

Unica eccezione il Lattiero-caseario sardo (-1,9%), penalizzato soprattutto dal rallentamento del mercato statunitense, che rappresenta circa il 70% dell’export del distretto. Le vendite negli Stati Uniti sono diminuite del 3,1% dopo l’introduzione dei nuovi dazi dell’amministrazione Trump nell’agosto 2025. In calo anche Canada (-2,9%) e Francia (-12,9%), mentre si registrano forti aumenti in Australia (+79%) e Cina, dove le esportazioni sono passate da 55.000 a 914.000 euro.

Boom del caffè, sostenuto dalle quotazioni internazionali

La filiera del caffè ha registrato la crescita più elevata tra i principali comparti, con un incremento del 20,2% e 324 milioni di euro aggiuntivi.

A guidare il settore è stato il distretto del Caffè, confetterie e cioccolato torinese, che ha realizzato esportazioni per 1,223 miliardi di euro (+24,5%), sostenute soprattutto dalla forte domanda proveniente da Germania (+43%) e Regno Unito (+35%). Secondo il report, le quotazioni internazionali del caffè Arabica hanno raggiunto nuovi massimi nel corso del 2025, spinte sia dalla riduzione dell’offerta sia dalle distorsioni generate dalle tariffe punitive introdotte dagli Stati Uniti sulle merci brasiliane.

Pasta e dolci in crescita, bene Alba e Cuneo

La filiera pasta e dolci ha chiuso l’anno con esportazioni pari a 5,5 miliardi di euro, in aumento del 6,1%. Spicca il distretto dei Dolci di Alba e Cuneo, che ha raggiunto 2,693 miliardi di euro di export (+13,7%), grazie soprattutto alle forti crescite registrate in Polonia (+48,3%), Russia (+265%), Belgio (+41,5%) e Francia (+7,5%), capaci di compensare la flessione degli Stati Uniti (-9,4%) e del Canada (-17,1%).

Carni e salumi in accelerazione

La filiera delle carni e dei salumi ha registrato un incremento del 9,3%, pari a 252 milioni di euro. A trainare il comparto è stato il distretto dei Salumi del modenese (+14,9%), sostenuto dalla crescita delle esportazioni verso Francia (+21,6%), Germania (+12,9%), Spagna (+19,1%) e Stati Uniti (+14,2%). Positive anche le performance delle Carni e salumi di Cremona e Mantova (+11,2%), dei Salumi di Parma (+8,3%) e delle Carni di Verona (+4,3%).

Olio e vino frenano il bilancio complessivo

Tra i comparti in difficoltà spicca la filiera dell’olio, che dopo il forte balzo del 2024 ha chiuso il 2025 con una contrazione del 21,6%. L’Olio toscano ha registrato una diminuzione del 27%, penalizzato soprattutto dagli Stati Uniti (-35%). In calo anche il comparto oleario dell’Olio e pasta del barese (-21,4%), mentre l’Olio umbro ha mantenuto sostanzialmente invariati i livelli dell’anno precedente (+0,1%), compensando la debolezza di diversi mercati con una forte crescita delle esportazioni verso la Spagna (+131%).

Anche la filiera vitivinicola ha chiuso in territorio negativo (-1,7%). I Vini di Langhe, Roero e Monferrato hanno segnato un calo dello 0,9%, penalizzati dagli Stati Uniti (-9,3%) e dalla Germania (-8,2%). In flessione anche i Vini del veronese (-0,9%), il Prosecco di Conegliano-Valdobbiadene (-3,1%) e i Vini dei colli fiorentini e senesi (-2,5%).

Germania primo mercato, Stati Uniti in frenata

La Germania si conferma il principale partner commerciale dei distretti agroalimentari italiani con esportazioni pari a 5,263 miliardi di euro, in crescita del 4%. Al secondo posto restano gli Stati Uniti con 3,483 miliardi di euro, ma in calo del 7,1%. Il rallentamento si è accentuato nella seconda parte dell’anno, con una contrazione del 18,2% nel terzo trimestre e del 14% nel quarto, in coincidenza con l’entrata in vigore dei nuovi dazi statunitensi. Completano il podio Francia (+4,4%) e Regno Unito (stabile). Tra i mercati emergenti si distinguono Polonia (+24,4%), Russia (+28,2%) e Romania (+13,8%).

Diversificazione geografica e rischi geopolitici

Il mercato statunitense rappresenta l’11,6% dell’export totale dei distretti agroalimentari, ma il peso sale al 27,6% per l’olio, al 21,4% per il vino e al 13,9% per il lattiero-caseario.

Il monitor evidenzia inoltre la crescente importanza della diversificazione geografica delle esportazioni in un contesto caratterizzato da tensioni geopolitiche e instabilità delle rotte commerciali. L’esposizione complessiva dei distretti agroalimentari verso i paesi del Medio Oriente coinvolti nelle recenti tensioni si limita all’1,8% dell’export totale, ma raggiunge quote rilevanti per alcune produzioni, come le Mele del Trentino (9,9%), la Nocciola e frutta piemontese (6,6%), le Mele dell’Alto Adige (6,4%) e il Lattiero-caseario di Reggio Emilia (6,8%).

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