Raccontare alla popolazione locale che forse non la conosce abbastanza, ai visitatori e ai turisti la filiera della mela della Val Venosta, attraverso un fitto programma di iniziative ideate per rappresentare un patrimonio non solo economico, ma anche culturale e identitario. Con questo ambizioso obiettivo il Consorzio VIP-Associazione delle Cooperative Ortofrutticole della Val Venosta ha organizzato la prima edizione delle Giornate delle Mele della Val Venosta, svoltosi dal 16 al 29 maggio.
Un vero e proprio festival in cui il “paradiso della mela” ha aperto le porte a tutti coloro che, residenti o di passaggio, volessero approfondire una realtà che è un fiore all’occhiello, un valore inestimabile per la valle. E lo ha fatto in grande stile, con ben 60 iniziative tra visite guidate nei masi e nelle cooperative, escursioni tra i meleti, degustazioni, yoga tra i filari, appuntamenti pensati per le famiglie, senza dimenticare naturalmente le proposte culinarie.
Una solida realtà economica
Abbiamo avuto l’opportunità di fare un tour intensivo e decisamente interessante negli ultimi due giorni della manifestazione, toccando con mano una realtà molto strutturata e desiderosa di farsi conoscere. VIP riunisce 1.500 contadini e sette cooperative che producono in media circa 350.000 tonnellate di mele all’anno, di cui 50.000 biologiche, coltivate su oltre 5.000 ettari adagiati su un territorio che spazia dai 500 ai 1.100 metri di altitudine, dove fanno bella mostra di sé 21,5 milioni di alberi. Il consorzio, dal canto suo, occupa circa 60 collaboratori nella sede centrale, ai quali vanno aggiunti i 900 che operano presso le cooperative.
Inutile sottolineare il legame che, spesso lungo diverse generazioni, lega le famiglie dei contadini alla coltivazione di un frutto che ha bisogno di cure speciali e di investimenti non indifferenti. Un solo esempio: oggi circa il 70% dei meleti sono protetti da reti e per piantare un ettaro di meleto con reti antigrandine servono dai 50 agli 80mila euro.
Da prodotto a esperienza
Guidati da Benjamin Laimer, Marketing manager di VIP, abbiamo vissuto due giorni all’insegna di informazione, cultura, gusto, territorio ed enogastronomia. Il mix sul quale il consorzio intende puntare per fare della mela una vera e propria esperienza, tra agricoltura, economia e turismo.
Un’occasione unica per gustare i piatti dei ristoranti Onkel Taa, che reinterpreta in chiave creativa le ricette tradizionali, e Kuppelrain, l’unico stellato venostano che ha preparato per le due settimane della manifestazione un menu a base di mele: una proposta che ha riscosso grande successo. Abbiamo avuto l’opportunità di incontrare Anja Ladurner, frutticoltrice VIP, che coltiva 7 ettari di mele e ha raccontato una vita fatta di fatica e grande passione. Il maso di Anja è stato anche lo scenario di un’esperienza davvero unica: l’apple pairing che VIP ha portato nell’ultimo anno in numerose regioni italiane. Obiettivo? Proporre un consumo creativo delle diverse varietà di mele, abbinandole con creatività ad altre specialità: non solo speck, ma anche pecorino, limone, tartufo, cioccolato di Modica, per fare solo qualche esempio. Senza dimenticare la degustazione guidata di diverse varietà di mele, che ha visto ancora Anja protagonista in veste di “sommelier della mela”. Una qualifica che si ottiene frequentando un corso di 80 ore e che conferma la volontà di accostare il mondo della mela a quello del vino, facendo scoprire e valorizzando le caratteristiche sensoriali del frutto.
E non sono mancati, al Castello di Coldrano, due momenti coinvolgenti: una sessione di yoga al cospetto delle montagne e dei meleti e un corso di cucina guidato dal Thomas Ortler, chef del ristorante Flurin di Gorenza. “Abbiamo sviluppato le 60 attività attorno a sei pilastri – scoprire, gustare, vivere, rilassarsi, imparare e divertirsi, coinvolgendo grandi e piccini, venostani e turisti – ha sottolineato Benjamin Laimer –. Questa prima edizione è andata oltre le nostre aspettative. Basti pensare che alle visite alle cooperative hanno partecipato oltre 5mila visitatori”.