La Gdo non considera più l’intelligenza artificiale come una visione futuristica, ma come un’esigenza operativa prioritaria. A rivelarlo è la survey condotta in collaborazione tra le tech company Aton e GTN, E.N.I.A. Fondazione italiana per l’intelligenza artificiale e Fòrema, che traccia un quadro dove l’entusiasmo per le potenzialità tecnologiche convive con una marcata cautela organizzativa.
Il gap tra test e produzione
L’indagine, che ha coinvolto 70 primarie aziende del settore, evidenzia come la maggior parte degli attori sia ancora in piena fase esplorativa. Se il 68% dichiara di essere impegnato in attività di test o sperimentazione, solo una realtà su settanta ha raggiunto la fase di scaling industriale. Il passaggio dalla teoria alla pratica rappresenta dunque il vero collo di bottiglia per il retail moderno, dove l’obiettivo è rendere le tecnologie replicabili su centinaia di punti vendita.
Efficienza operativa e barriere culturali
Dove l’intelligenza artificiale entra in funzione, il focus è quasi interamente rivolto al pragmatismo. Gli ambiti di applicazione più diffusi includono le knowledge base aziendali (38 imprese), il monitoraggio delle rotture di stock (28) e l’ottimizzazione di prezzi e promozioni. Tuttavia, il freno principale all’adozione di massa non è di natura tecnologica o finanziaria, quanto piuttosto organizzativa.
La governance come pilastro del cambiamento
La carenza di competenze interne specializzate e la resistenza culturale al cambiamento restano le barriere principali. Giorgio De Nardi, Ceo di Aton, sottolinea come “il futuro del retail dipenderà dalla capacità di sfruttare questa straordinaria opportunità nel supporto al lavoro quotidiano, misurandone l’impatto reale con estremo rigore“. Sul fronte della conformità, infine, c’è ancora molto lavoro da fare: solo 11 aziende hanno formalizzato una policy interna di governance, mentre gran parte del campione non ha ancora affrontato le implicazioni legate all’AI Act europeo.