Il tonno in conserva è uno di quei prodotti che non hanno bisogno di presentazioni. Sta in dispensa, risolve un pranzo, entra nelle insalate, nei panini, nei piatti freddi e, spesso, viene usato più per necessità che per desiderio. Proprio qui Rio Mare prova a intervenire con i nuovi Trancetti di tonno sottovuoto: non una semplice estensione di gamma, ma un tentativo di spostare il prodotto da ingrediente “di emergenza” a proteina pronta, più curata nel servizio e più coerente con i nuovi stili di consumo.
Il progetto è stato presentato nella sede di Bolton, all’interno di un incontro dedicato alla nuova referenza e al percorso di innovazione che l’ha generata. A raccontarlo sono state Eleonora Acierno, Global Marketing Director Bolton Food, ed Elena Calegari, R&D Director Bolton Food, mettendo insieme lettura del mercato, sviluppo di prodotto e strategia di comunicazione.
Una monodose da 70 grammi, pronta all’uso
I Trancetti di Tonno Rio Mare nascono in formato monodose da 70 grammi, lo stesso quantitativo della classica lattina, ma con un’esperienza di consumo diversa. Il prodotto è confezionato sottovuoto in busta self-standing, non richiede sgocciolamento e può essere utilizzato direttamente nel piatto. Il liquido di governo, in questo caso, diventa parte del condimento.
L’obiettivo è intercettare una fascia di consumatori che Rio Mare identifica in circa 15 milioni di persone: adulti tra i 25 e i 54 anni, urbani, con ritmi di vita mobili, attenti al gusto ma anche alla praticità. Un pubblico che cerca soluzioni rapide, ma non necessariamente impoverite sul piano dell’esperienza. Bowl, insalate, panini, piatti freddi, combinazioni con cereali, avocado, semi o verdure diventano così i contesti d’uso più naturali per il prodotto. “Abbiamo visto un crescente bisogno di soluzioni semi-ready, capaci di accompagnare stili di vita sempre più fluidi – ha spiegato Eleonora Acierno. Le pause pranzo non sono più strutturate come un tempo, ma questo non significa che le persone siano disposte ad abbassare le aspettative in termini di qualità, gusto ed esperienza”.
Il lavoro su taglio, succosità e marinatura
La parte più interessante dell’operazione riguarda il tentativo di modificare la percezione sensoriale del tonno confezionato. Non più solo tranci o filetti da scolare, ma piccoli pezzi integri, inseriti manualmente nella confezione per preservarne struttura e consistenza. Secondo Elena Calegari, il lavoro di R&D si è concentrato su tre elementi: il taglio del tonno, la capacità del sottovuoto di mantenere succosità e la scelta di condimenti non invasivi. “Abbiamo aggiunto una componente artigianale al processo, con una cura ulteriore nel servire i filetti attraverso un taglio specifico – ha spiegato -. La complessità, spesso, si nasconde dietro la semplicità”.
Il sottovuoto consente ai succhi e al condimento di entrare più in profondità nelle fibre del pesce, mantenendo il prodotto pronto all’uso. La gamma lavora su ricette in cui il tonno resta protagonista, con olio d’oliva dal profilo neutro oppure marinature con limone, lime e zenzero. L’idea è non coprire il prodotto, ma renderlo più immediato, fresco nella percezione e versatile negli abbinamenti.
Dal prodotto da dispensa alla proteina del piatto
La sfida è anche culturale. In Italia la penetrazione del tonno nelle famiglie è molto alta, ma proprio questa familiarità rischia di renderlo un prodotto scontato. Rio Mare prova quindi a riaprire la categoria lavorando non solo sul gusto, ma sul rituale: apertura, servizio, pulizia, porzionatura, assenza di spreco. Il packaging è stato sviluppato per essere comodo da portare fuori casa, stabile in dispensa e semplice da usare. La busta si apre senza dover scolare il prodotto e, nelle intenzioni dell’azienda, permette di superare uno dei gesti più tipici ma meno gratificanti del tonno in lattina: eliminare l’olio o il liquido in eccesso prima del consumo. “Volevamo rendere le persone più libere di fruire del tonno in modi diversi – ha sottolineato Acierno –. Per noi è un salto esperienziale: nella forma, nel gusto e nel rituale”.
Premium, ma accessibile
Il posizionamento si colloca in un’area più vicina ai filetti di tonno in vetro che alla lattina tradizionale. Non tanto per trasformare il tonno in un prodotto elitario, quanto per costruire una percezione più curata: trancetti visibili, maggiore integrità della materia prima, condimento già bilanciato, utilizzo immediato. Bolton dichiara di aver testato l’innovazione con metodologia Nielsen, ottenendo risultati molto positivi in termini di gradimento e potenziale di sviluppo. Il prodotto è stato inoltre eletto, già nel 2025, Prodotto dell’Anno, elemento che l’azienda utilizza anche a supporto del lancio in comunicazione. La shelf life resta quella tipica della conserva ittica, fino a due-tre anni, grazie alla tecnologia del sottovuoto. Un aspetto non secondario per una referenza che vuole mantenere la logica da dispensa, ma con un’immagine più contemporanea.
La campagna: “Riassaggia il tonno per la prima volta”
A sostenere il lancio è stata costruita una campagna di comunicazione centrata su un messaggio diretto: “Riassaggia il tonno per la prima volta”. Una frase che racconta bene l’ambizione del progetto: prendere un prodotto conosciuto da tutti e provare a farlo percepire come nuovo. La campagna coinvolge il regista Paolo Genovese, scelto per una narrazione più naturale e meno costruita, accanto a contenuti digital e attività con creator e volti noti. Tra questi, Gabriele Vagnato, coinvolto in contenuti realizzati in azienda, e Alessandro Cattelan, attraverso il suo podcast in una puntata dedicata al food. Il punto, per Rio Mare, non è semplicemente ringiovanire il linguaggio. È provare a rendere il tonno rilevante anche per consumatori che si muovono tra snack, piatti veloci, consumo fuori casa e attenzione al contenuto proteico.
Un test sulla categoria
I nuovi Trancetti di tonno sottovuoto non cambiano la natura del prodotto: restano tonno conservato, pronto e da dispensa. Ma provano a cambiare il modo in cui viene percepito e utilizzato. È qui che l’innovazione diventa interessante per la categoria: non tanto perché inventa un bisogno nuovo, ma perché lavora su un gesto quotidiano, cercando di renderlo più pulito, più immediato e meno legato all’idea del “ripiego”. In un mercato maturo, dove la crescita non può arrivare solo dalla penetrazione, il margine si gioca sulle occasioni d’uso e sulla capacità di dare più valore a prodotti già presenti nelle case degli italiani. Il tentativo di Rio Mare va letto così: portare il tonno fuori dalla sola logica della scorta e farlo entrare, con più convinzione, nel linguaggio delle proteine pronte contemporanee.