La gestione delle scorte nell’agroalimentare italiano affronta una svolta strutturale. Se la globalizzazione aveva spinto i produttori verso l’estremizzazione del just-in-time, la frammentazione geopolitica e la contrazione dei mercati impongono oggi una gestione strategica delle scorte. In questo scenario, il magazzino deve cessare di essere un costo immobilizzato per trasformarsi in una leva di finanziamento diretto. A tracciare la rotta è la prima operazione pilota di destocking in Italia, che vede protagonisti Cassa Depositi e Prestiti (CDP), Cherry Bank e il gruppo caseario Brazzale S.p.A.
Il pilastro dell’operazione è l’art. 8 della Legge annuale sulle PMI (L. 34/2026), entrata in vigore il 7 aprile 2026. La norma ha modificato la Legge 130/1999 sulle cartolarizzazioni, estendendo l’applicazione delle Società Veicolo (SPV) anche ai beni mobili non registrati, come appunto le scorte di magazzino. “Con questo progetto abbiamo definito l’intera contrattualistica e standardizzato le procedure per rendere il modello replicabile da altri player – ha dichiarato Andrea Nuzzi, Direttore del Business di CDP –. Confermiamo la nostra leadership nell’innovazione finanziaria, auspicando che questo prototipo sia replicato sia nella filiera agroalimentare sia in altri comparti strategici”.
La novità scardina i vecchi paradigmi: il magazzino non è più un semplice collateral passivo per linee di credito tradizionali. Attraverso un veicolo di cartolarizzazione (SPV), i beni escono dalla titolarità giuridica del produttore, generando liquidità immediata senza appesantire la Posizione Finanziaria Netta (PFN). “Questa normativa cambia il paradigma produttivo – evidenzia Giovanni Bossi, AD di Cherry Bank –. L’agroalimentare di qualità, caratterizzato da lunghi cicli di stagionatura, è il settore più interessato. È una svolta paragonabile all’introduzione della legge sul factoring, e ci posiziona come capofila in Europa, davanti a Francia e Germania”.
Per le aziende dell’agroalimentare i benefici sul bilancio sono dirompenti. «In Italia c’è un’immensa massa finanziaria immobilizzata – spiega Roberto Brazzale, titolare di Brazzale S.p.A. –. Nel nostro caso, l’intero magazzino equivale a circa un anno di fatturato. Sbloccare questo valore e poterlo inserire in attivo migliora l’efficienza aziendale e il valore stesso dell’azienda, fermo restando che l’intera gestione operativa e la commercializzazione dei beni continuano a rimanere in capo a noi produttori, che possediamo la rete commerciale e il know-how specifico. Al momento, l’operazione pilota interessa un valore di 10 milioni di euro, meno del 10% del nostro stock”.
La sfida ora si sposta sulla semplificazione operativa e sulla replicabilità su scala, fattore cruciale per un tessuto economico dominato dalle PMI. “Ma le prossime operazioni saranno certamente più semplici – spiega a Food Vincenzo Paolo Carbonara, Responsabile Finanza per la Crescita di CDP -, il grosso del lavoro è stato fatto e da qui in avanti si tratta solo di semplificare ulteriormente. Il procedimento peraltro è adatto a tutti, non solo a chi ha un magazzino completamente automatizzato come Brazzale. E infatti abbiamo già molti altri progetti in pipeline, che a breve annunceremo”. Le filiere target ideali restano quelle in cui la stagionatura o l’invecchiamento incrementano il valore del prodotto – come formaggi DOP, salumi e vino – o i comparti industriali con prezzi di mercato stabili e prevedibili. La finanza alternativa, insomma, ha trovato una nuova frontiera.