Anicav ha espresso soddisfazione per la crescente attenzione riservata dalle istituzioni al complesso scenario delle aste online al ribasso, una prassi promossa da alcune centrali d’acquisto e dalla grande distribuzione organizzata per l’approvvigionamento di conserve di pomodoro. Recentemente, il tema è approdato sia sui tavoli della Commissione Europea, grazie a un’interrogazione urgente di eurodeputati italiani, sia alla Camera dei Deputati, segnale di una sensibilità crescente verso le distorsioni di mercato che tali meccanismi generano.
Il rischio per la filiera del pomodoro
Secondo l’associazione, un prezzo eccezionalmente basso, frutto di aste condotte su volumi minimi o condizioni straordinarie, rischia di cristallizzarsi come parametro di riferimento per i successivi accordi commerciali. Questa dinamica comprime pericolosamente i margini dell’industria di trasformazione, spingendo le imprese a operare in condizioni di perdita strutturale. La situazione è aggravata da un contesto economico in cui i costi di produzione sono in costante ascesa, mentre l’industria italiana continua a garantire ai produttori agricoli le quotazioni più elevate al mondo.
La necessità di una regolamentazione europea
Sebbene in Italia le aste al doppio ribasso siano già vietate grazie al lavoro di mediazione svolto da Anicav con i governi, l’assenza di un divieto armonizzato a livello europeo rischia di vanificare le tutele nazionali. In un mercato unico, le pratiche orchestrate su scala continentale finiscono per ripercuotersi inevitabilmente anche sul sistema produttivo italiano. Giovanni De Angelis, Direttore generale di Anicav, ha sottolineato come l’industria rappresenti, al pari del comparto agricolo, l’anello debole della catena: “Pratiche basate sulla compressione continua dei prezzi rischiano di stritolare l’intera filiera“, ha avvertito De Angelis, invocando norme certe per garantire correttezza competitiva e sostenibilità economica per tutti gli attori coinvolti.
