Stabilimento Diageo Global Supply a Santa Vittoria con insegna aziendale e recinzione esterna.

Diageo taglia il 75% della sede di Milano: l’Italia diventa un mercato senza filiale diretta?

Il colosso dei distillati riduce i dipendenti milanesi da 127 a soli 30 e trasferisce la gestione a un hub a Budapest. Tramonta l'era del presidio diretto per le multinazionali nei mercati maturi?
Stabilimento Diageo Global Supply a Santa Vittoria con insegna aziendale e recinzione esterna.

L’impatto del piano di ristrutturazione globale di Diageo si abbatte con decisione sull’Italia. Nel quadro di un ridimensionamento mondiale che prevede 15.000 esuberi su un totale di circa 90.000 dipendenti, la sede milanese della multinazionale britannica del beverage subirà un taglio netto: l’organico passerà dagli attuali 127 dipendenti a soli 30, compreso l’amministratore delegato. Una misura che segue la dismissione dello storico polo produttivo di Santa Vittoria d’Alba e il progressivo svuotamento della sede di Torino, segnando un netto cambio di rotta nella presenza del gruppo sul territorio nazionale.

La strategia intrapresa dal colosso proprietario di brand iconici come Guinness, Baileys, Smirnoff, Gordon’s e Johnnie Walker non prevede un’uscita dal mercato italiano, bensì una sua radicale ridefinizione. I prodotti continueranno a essere distribuiti in Italia, ma l’esecuzione commerciale verrà affidata a strutture terze, mentre gran parte dei servizi gestionali e amministrativi è già stata accentrata in un hub internazionale a Budapest.

La drastica riduzione della forza lavoro ha innescato l’immediata reazione dei lavoratori e delle sigle sindacali, che hanno respinto le proposte dell’azienda e proclamato lo stato di agitazione. Particolarmente critica la posizione dei dipendenti della sede milanese, molti dei quali trasferiti di recente dalla sede di Torino e in alcuni casi ancora all’interno del periodo di prova.

Dure le parole di Alberto Donferri, Segretario generale della Uila Lombardia: “È inaccettabile che una multinazionale che continua a registrare importanti risultati economici nel nostro Paese consideri l’Italia solo come un bancomat da prosciugare e poi abbandonare. I tentativi aziendali di presentare ‘piani sociali’ di facciata sono stati giudicati insufficienti e bocciati dalle assemblee dei lavoratori”.

Un nuovo paradigma per i mercati maturi? L’inchiesta di Food

La vicenda solleva interrogativi di ampio respiro per l’intera industria f&b: oggi, di fronte alla stasi dei consumi, all’inflazione e alla pressione sui margini nei mercati europei più maturi, si fa strada il modello dell’asset-light execution, ovvero mantenere la proprietà dei marchi, accentrare i servizi ad alto valore e delegare logistica e vendita a partner locali specializzati.

Se un colosso solido e redditizio come Diageo sceglie di smantellare la propria struttura commerciale per operare tramite terzi e piattaforme estere, la domanda per il mercato B2B diventa inevitabile: siamo di fronte all’inizio di una tendenza irreversibile che vedrà la progressiva scomparsa delle filiali locali nelle multinazionali del Food & Beverage?

La redazione di Food apre da oggi un confronto con direttori commerciali, distributori e manager del settore per analizzare l’impatto di questo nuovo modello di business. Inviateci le vostre opinioni o lasciate un commento per contribuire al dibattito.

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