L’industria alimentare italiana conferma il suo ruolo di pilastro strategico del sistema economico nazionale. Secondo il nuovo Report sull’Economia Agroalimentare curato dall’Ufficio Studi di BPER Banca, il comparto ha archiviato il 2025 raggiungendo un valore aggiunto di 42,3 miliardi di euro. Un dato significativo che sottolinea la capacità di trasformazione del settore, in grado di crescere anche al netto dell’effetto prezzi, distinguendosi per dinamismo rispetto al comparto primario.
Solidità occupazionale e performance dell’export
Con 57.000 imprese attive e 513.000 addetti, il tessuto produttivo italiano si dimostra solido, supportato da impieghi bancari di sistema pari a 34,2 miliardi di euro. Particolarmente brillante è la performance sui mercati esteri: l’export agroalimentare tocca il record di 72,4 miliardi di euro, segnando un incremento del 5%. A fare la differenza è soprattutto il segmento dei prodotti trasformati, che garantisce un saldo commerciale positivo, confermando la competitività del Made in Italy sui mercati globali.
La sfida dei dazi e la resilienza del Made in Italy
Non mancano le complessità, in particolare nel mercato statunitense. Nonostante una contrazione dell’export verso gli Usa, attestatosi a 7,4 miliardi di euro, emergono segnali di forte resilienza. Se il comparto beverage ha subito la pressione dei dazi, con cali marcati in settori come la birra e i distillati, i prodotti Dop si sono confermati uno scudo competitivo efficace. Grazie ad un posizionamento premium e a una bassa elasticità al prezzo, queste eccellenze si confermano insostituibili per i consumatori americani, trainando la crescita in segmenti chiave come il lattiero-caseario e i trasformati cerealicoli.
Verso il 2026: innovazione e nuovi equilibri
Guardando al futuro, la partita si giocherà sulla capacità di integrare innovazione tecnologica e digitalizzazione. Il comparto dell’Agricoltura 4.0 continua a rappresentare una leva fondamentale per l’efficienza, grazie a software gestionali avanzati e strumenti di monitoraggio. La sfida per il 2026 sarà monitorare con attenzione le dinamiche geopolitiche, continuando a investire sulla qualità certificata che rende i prodotti italiani un punto di riferimento imprescindibile a livello mondiale.