La 18° puntata di Value For Food, svoltasi il 16 settembre 2026, ha segnato un nuovo passaggio nel percorso della community nata per creare valore nella filiera agroalimentare italiana. L’incontro si è tenuto in concomitanza con l’evento Food Social Impact Roadmap 2030 di Gruppo Food, favorendo sinergie, connessioni tra competenze diverse e tavoli di lavoro congiunti. Il confronto tra imprese, istituzioni, ricerca e operatori ha rafforzato un principio centrale: le trasformazioni più importanti richiedono collaborazione, sperimentazione e capacità di mettere a sistema le soluzioni.
Il punto di partenza resta la mappa del disvalore della filiera, che ha consentito di selezionare quattro aree prioritarie e venti progetti pilota. Value For Food è oggi in una fase più matura: non si discutono soltanto idee, ma iniziative portate sul campo e misurate attraverso dati concreti. I piloti su slot booking, decomplexity e circolarità mostrano risultati tangibili: meno inefficienze logistiche, assortimenti più focalizzati e recupero degli scarti per sviluppare prodotti circolari.
A questi si aggiunge il progetto su agricoltura rigenerativa e carbon farming, costruito attraverso una collaborazione tra filiere e concentrato in Puglia. Rotazioni colturali, standard di certificazione e misurazione degli impatti pongono le basi per trasformare pratiche sostenibili in risultati verificabili e supportare l’insetting di filiera.
La priorità adesso è far scalare i piloti. Significa coinvolgere nuovi attori, replicare le soluzioni in contesti differenti, definire standard comuni e costruire modelli economici che ne rendano conveniente l’adozione. È il passaggio dalla sperimentazione all’impatto sistemico, evitando che i migliori risultati restino casi isolati. La community può condividere evidenze, superare le barriere e accelerare l’adozione.
In questo quadro, uno degli ambiti più promettenti su cui Value For Food lavorerà è la Space Economy. Non è un tema lontano dall’agroalimentare. La diffusione dei dati satellitari, combinata con intelligenza artificiale e modelli previsionali, può migliorare decisioni relative a campo, approvvigionamenti, logistica, sostenibilità e rischio. Le immagini satellitari possono aiutare a prevedere le rese, monitorare siccità e alluvioni, valutare la salute del suolo e della biomassa, verificare pratiche rigenerative e supportare il calcolo delle emissioni lungo la catena del valore.
Le applicazioni sono già concrete. Nel crop forecasting, dati satellitari, climatici e modelli analitici permettono di stimare in anticipo la resa delle colture e la futura disponibilità delle materie prime, aiutando le imprese a pianificare acquisti e produzione. In campo, le immagini possono segnalare stress idrico o anomalie della vegetazione e orientare irrigazione, trattamenti e raccolta. Nell’agricoltura rigenerativa possono contribuire a monitorare biomassa, salute del suolo ed efficacia di pratiche come rotazioni e cover crop, creando evidenze utili per carbon farming e rendicontazione.
Un altro esempio è Starling, la piattaforma sviluppata da Airbus Defence and Space ed Earthworm Foundation, che utilizza dati satellitari per rilevare deforestazione e cambiamenti nell’uso del suolo. Applicata alle filiere di cacao, caffè o olio di palma, consente di controllare le aree di approvvigionamento e rafforzare tracciabilità e impegni ESG. Nella pesca, piattaforme come Global Fishing Watch elaborano i dati di geolocalizzazione delle imbarcazioni per aumentare trasparenza e monitoraggio delle attività, contrastare la pesca illegale e supportare una gestione più responsabile delle risorse marine. I dati ambientali e i modelli predittivi possono inoltre aiutare a comprendere gli spostamenti delle specie ittiche e a ottimizzare rotte, consumi ed emissioni delle flotte.
Anche i gemelli digitali climatici aprono prospettive rilevanti. Piattaforme come DestinE combinano simulazioni del sistema Terra e osservazioni satellitari per trasformare scenari globali in informazioni locali. Una filiera potrebbe, per esempio, valutare l’esposizione di un’area produttiva a gelo, ondate di calore, siccità o alluvioni, proteggere in anticipo raccolti e catena del freddo e rendere più solide le decisioni di approvvigionamento. L’opportunità riguarda quindi anche la prevenzione del rischio, la continuità operativa e le assicurazioni parametriche.
La sfida, però, non è soltanto accedere ai dati, ma tradurli in casi d’uso semplici, affidabili e scalabili. Value For Food lavorerà a un pilota concreto, con un problema di filiera ad alto impatto, partner industriali e scientifici, indicatori misurabili e una soluzione replicabile. Accuratezza dei modelli e metodologie condivise saranno essenziali per sostenere certificazioni, audit e decisioni operative. La Space Economy diventa così un’opportunità industriale: non tecnologia fine a sé stessa, ma un’infrastruttura informativa per aumentare resilienza, produttività e trasparenza.
La puntata ha infine aperto due ulteriori fronti, che saranno approfonditi. Il primo riguarda talenti e competenze: servono profili ibridi, capacità digitali e ambientali e AI literacy. Il secondo riguarda il marketing, chiamato a collegare identità del brand, tracciabilità, sostenibilità e intelligenza artificiale. Su entrambi i temi la community individuerà priorità comuni e possibili iniziative pilota.
La 18° puntata conferma quindi l’evoluzione di Value For Food: da luogo di confronto a laboratorio operativo di filiera. La sinergia con Food Social Impact ha ampliato connessioni e capacità di lavorare insieme. Ora l’obiettivo è consolidare i risultati, scalare ciò che funziona e aprire nuove traiettorie di innovazione, a partire dalla Space Economy, trasformando dati, tecnologie e collaborazione in valore concreto per l’intero sistema agroalimentare.