La campagna del pomodoro 2026 si chiude con un bilancio solido e positivo per Mutti, gruppo leader in Europa nel mercato dei derivati del pomodoro. Nonostante una stagione segnata da eventi climatici estremi, l’azienda ha lavorato 775.000 tonnellate di materia prima, confermando la propria capacità di garantire continuità operativa e standard qualitativi eccellenti anche in un’annata complessa.

La sfida climatica e le anomalie agronomiche
La stagione è stata caratterizzata da un avvio anticipato, con l’apertura degli stabilimenti già nella prima settimana di luglio. L’impatto del cambiamento climatico si è manifestato con temperature elevate e violente grandinate, che hanno compromesso lo sviluppo delle piante, portando le rese per ettaro al di sotto della media degli ultimi cinque anni. “La tenuta del settore non può più dipendere da fattori congiunturali; servono interventi infrastrutturali immediati e una programmazione responsabile”, ha dichiarato l’Ad Francesco Mutti.

Resilienza e gestione della filiera
Dal punto di vista agronomico, il 2026 ha confermato la necessità di affrontare scenari inediti. Se il Nord Italia ha sofferto maggiormente, il Sud ha mostrato una tenuta produttiva superiore, specialmente per il pomodoro pelato. La flessibilità industriale del gruppo ha permesso di assorbire le fluttuazioni, mentre la conferma del sistema di premi qualità ha garantito stabilità economica ai partner agricoli. Mutti avverte: con la progressiva scomparsa dei ghiacciai, il comparto e l’intera pianura padana rischiano conseguenze sistemiche se non si agirà tempestivamente sull’adattamento strutturale.