Il contrasto alla povertà alimentare richiede un cambio di paradigma urgente. È quanto emerge dal primo “Forum sulla Povertà e l’insicurezza alimentare“, promosso dalla Fondazione Banco Alimentare, che ha diffuso un dato allarmante: oltre la metà delle persone che necessitano di sostegno resta esclusa dagli attuali interventi. Per colmare questo gap, la Fondazione ha presentato una proposta strategica che punta al potenziamento della Legge 166/2016 e all’introduzione della donazione di prodotti standard da parte dell’industria alimentare.
Il gap nell’aiuto alimentare
Secondo la ricerca realizzata dal Food Sustainability Lab del Politecnico di Milano, il sistema attuale copre il 44% del bisogno, lasciando scoperto un significativo 56%. Se le donazioni attuali rappresentano un pilastro fondamentale, con un costo unitario per pasto estremamente efficiente (0,60 euro rispetto ai 2,35 euro del mercato finale), è necessario scalare l’impegno. L’obiettivo è integrare le misure esistenti, come la carta DAT e il Fondo sociale europeo Plus, con una filiera di donazione sistematica che alleggerisca i costi logistici del terzo settore.

L’identikit della povertà e le necessità
L’indagine condotta da PrismaStat delinea un profilo critico: tra i beneficiari prevalgono famiglie con figli (77%), lavoratori a basso reddito (56%) e stranieri. Nonostante la qualità degli alimenti sia giudicata positivamente dal 67% degli enti, la varietà dei prodotti resta un problema per il 61% delle organizzazioni, costrette a integrare gli stock con acquisti diretti onerosi. Alimenti come olio, caffè, formaggi stagionati e proteine fresche risultano tra i più richiesti nonché meno reperibili tramite i canali di recupero tradizionali.
Verso una nuova strategia di sistema
La proposta di Marco Piuri, Presidente di Fondazione Banco Alimentare, guarda alla prossima legislatura con l’auspicio di creare un tavolo di lavoro stabile. L’idea è di incentivare le aziende a implementare donazioni programmate, rendendo la legge 166/2016 ancora più efficace tramite leve fiscali mirate e supporto alla logistica. Un impegno collettivo che non solo aiuterebbe le fasce più fragili, ma ottimizzerebbe la gestione delle risorse lungo tutta la filiera del largo consumo.