Giuseppe Romanini, OI Pomodoro da Industria Nord Italia, studia nuove strategie per il pomodoro da industria

Pomodoro da industria, l’OI Nord Italia studia nuove strategie

Dopo le difficoltà della campagna 2026, tra siccità e cali produttivi, la filiera punta su una programmazione che porti a superare le criticità climatiche della prossima stagione
Giuseppe Romanini, OI Pomodoro da Industria Nord Italia, studia nuove strategie per il pomodoro da industria

La campagna 2026 del pomodoro da industria nel Nord Italia si chiude con un bilancio complesso, segnato da sfide climatiche senza precedenti e da una redditività messa a dura prova. Nonostante un aumento delle superfici coltivate, che hanno raggiunto i 48.349 ettari, il quantitativo conferito all’industria, pari a 3,2 milioni di tonnellate, è rimasto al di sotto delle previsioni contrattualizzate, risentendo pesantemente delle basse rese in campo.

Clima e costi: le variabili critiche

L’andamento meteorologico è stato il principale fattore di criticità per il distretto. Temperature elevate, siccità prolungata e ripetuti eventi grandinigeni nel mese di luglio hanno compromesso il normale sviluppo delle piante. Le rese produttive si sono attestate a 66,3 tonnellate per ettaro: un valore significativamente inferiore alla media del quinquennio precedente (71,6 t/ha), con il comparto biologico che ha sofferto in modo particolare. Parallelamente, il rincaro dei costi energetici e dei carburanti ha gravato sia sulle imprese agricole sia su quelle di trasformazione, riducendo i margini di profitto complessivi.

Verso il 2027: una programmazione più integrata

Per rispondere a questa situazione, l’OI Pomodoro da Industria Nord Italia, sotto la guida del Presidente Giuseppe Romanini (nella foto), sta promuovendo una nuova visione strategica. L’obiettivo è superare l’attuale modello basato sulla fornitura di dati sporadici a favore di un metodo condiviso. La sfida per la campagna 2027 sarà quella di implementare scadenze certe e una condivisione costante delle informazioni tra parte agricola e parte industriale. Questo rafforzamento del coordinamento è considerato indispensabile per migliorare l’equilibrio tra domanda e offerta, ottimizzare la programmazione produttiva e tutelare la sostenibilità economica dell’intera filiera di fronte all’incertezza climatica crescente.

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