Una svolta significativa per il comparto italiano dell’ortofrutta di IV Gamma. Con la legge 173 del 5 ottobre 2026, il legislatore ha introdotto una modifica che esclude espressamente gli imballaggi dei prodotti freschi, lavati e tagliati pronti al consumo dall’obbligo nazionale di compostabilità. Un traguardo che riconosce, secondo Unione Italiana Food, le specifiche esigenze di shelf-life, sicurezza alimentare e riduzione degli sprechi in un mercato strategico per la Gdo.
Il ruolo di Unione Italiana Food
L’associazione, attiva nel dialogo con le istituzioni, ha sostenuto la richiesta grazie a una serie di evidenze tecnico-scientifiche. Fondamentale, in questo percorso, la collaborazione con il Politecnico di Torino, che ha analizzato attraverso studi di Life Cycle Assessment (LCA) l’impatto ambientale delle diverse soluzioni di packaging. L’intervento normativo permette ora al settore di proseguire il proprio percorso di innovazione senza compromettere la tenuta dei prodotti freschi.
Verso una sostenibilità bilanciata
Simone Zerbinati, Presidente del gruppo prodotti ortofrutticoli di IV e V Gamma di Unione Italiana Food, sottolinea l’importanza del risultato: “La sostenibilità va valutata nel suo insieme. Per gli alimenti altamente deperibili, la confezione non è un mero involucro, ma un elemento essenziale per proteggere la freschezza e prevenire l’inutile spreco di cibo“. Le aziende continuano a investire in ricerca e sviluppo su film monomateriale, soluzioni cellulosiche e riduzione degli spessori, puntando ad un equilibrio tra performance tecniche e tutela ambientale.
I numeri del mercato
Il comparto si conferma un pilastro del carrello degli italiani, con un giro d’affari superiore al miliardo di euro solo per la verdura pronta, a cui si aggiunge un segmento di frutta in forte espansione (+10,5% nei volumi). In uno scenario dove la penetrazione nelle famiglie supera l’85%, l’imballaggio resta lo scudo principale contro le contaminazioni, garantendo standard igienici elevati lungo tutta la supply chain. Mario Piccialuti, Direttore generale di Unione Italiana Food, ha espresso l’auspicio che questo approccio pragmatico possa fare da modello nelle future interlocuzioni in sede europea.