315 milioni di euro di impatto economico generato in Italia nel 2025; 68,9 milioni di valore aggiunto; 12,6 milioni riconosciuti agli allevatori della filiera. Sono alcuni dei numeri dell’impatto socio-economico de Il Campese Amadori, la prima filiera italiana e la seconda in UE del pollo allevato all’aperto.
A raccontarlo è uno studio elaborato da TEHA insieme al gruppo Amadori, presentato nei giorni scorsi all’Università di Foggia in occasione dell’evento celebrativo dei 25 anni di una filiera avicola d’eccellenza. Un progetto che, dalla sua creazione nel 2001, oggi rappresenta un motore di crescita e benessere per l’economia dei territori in cui viene realizzato, Puglia in primis.
“Il Campese nasce 25 anni fa dall’intuizione di Francesco Amadori di unire il sapore del tradizionale pollo di campagna alle garanzie di una filiera strutturata. Quell’intuizione ha creato valore per i territori e per chi ci lavora. Crediamo che lo stesso modello possa rappresentare una delle traiettorie più promettenti per l’evoluzione dell’agroalimentare italiano, verso forme di produzione sempre più qualificate, trasparenti e sostenibili”, sottolinea l’Ad del gruppo Denis Amadori.
L’impatto de Il Campese
Dallo studio emerge come la filiera nata nel 2001 proprio in Puglia da un’idea di Francesco Amadori generi in Italia un impatto economico di 315 milioni di euro: 72,5 milioni di fatturato diretto, 229,4 milioni di indiretto lungo tutta la filiera e 13,2 milioni di indotto, per un effetto moltiplicatore del fatturato di 4,4 volte. Il valore aggiunto complessivo è di 68,9 milioni di euro, e una parte rilevante resta dove sono concentrate le principali attività della filiera: circa 21 milioni sono generati direttamente in Puglia, Abruzzo, Molise, oltre all’Emilia-Romagna.
Lungo la catena di produzione vengono riconosciuti 12,6 milioni di euro agli allevatori, tramite contratti di soccida, a sostegno della stabilità economica e della continuità generazionale di un’area interna del Sud Italia: il Subappennino Dauno, scelto 25 anni fa per il clima mite e le ampie superfici agricole e rivelatosi, nel tempo, l’areale ideale per sviluppare questa filiera, oggi presente con alcuni allevamenti anche in Molise.
Una crescita in controtendenza
A fronte di una contrazione progressiva del numero di imprese agricole in Puglia, solo nel periodo fra il 2010 e il 2024 gli allevamenti de Il Campese sono aumentati del +106%, mentre in regione le realtà del settore primario sono diminuite del -18%. Nel 2001 la filiera partiva con sei allevamenti, oggi ne conta oltre 100 per oltre 180 capannoni attivi, che la rendono la prima in Italia e la seconda in Europa per dimensione nel segmento dell’allevamento all’aperto. Lo sviluppo di questo modello, inoltre, ha progressivamente trasformato Il Campese da fonte integrativa a principale fonte di reddito per gli allevatori, contribuendo anche a preservare il tessuto imprenditoriale del territorio e a favorire l’ingresso di nuove generazioni di avicoltori.
La filiera de Il Campese permette un reddito continuo e prevedibile, diversamente dai flussi stagionali legati all’attività agricola, favorendo anche la continuità delle imprese, con evidenze fino alla terza generazione.
I risultati economici confermano questa tendenza: rispetto al 2015, Il Campese è cresciuto del +60% in volume, contro l’8% della media del settore. Il fatturato commerciale della linea è più che raddoppiato in dieci anni, raggiungendo 72,5 milioni di euro nel 2025, con un tasso di crescita annuo composto dell’8,3%: oltre il doppio della media dell’agroalimentare (4,0%).
L’importanza del “capofiliera”
Alla base c’è la gestione del gruppo Amadori, come “capofiliera”: dalla mangimistica agli incubatoi, dagli allevamenti fino alla trasformazione alimentare e distribuzione, che garantisce coerenza tra prodotto, standard produttivi e offerta al consumatore. Il disciplinare rispetta il Regolamento UE 543/2008 sui polli allevati all’aperto e recepisce le principali indicazioni dell’European Food Safety Authority sul benessere animale.
A questo si aggiungono le scelte del gruppo: alimentazione 100% vegetale, nessun antibiotico da oltre 10 anni, razza a lento accrescimento, filiera italiana e tracciata. Nel solo 2025, i 3,76 GWh di energia elettrica utilizzati per la trasformazione alimentare sono stati interamente coperti da garanzie di origine.