Cooperative sempre più importanti per DOP e IGP

La rilevanza della cooperazione arriva al fino al 100% per le mele e all'80% per il Parmigiano Reggiano

Si consolida la produzione made in cooperative dei prodotti a denominazione. Se la ‘DOP-Economy’ ha raggiunto la cifra record di 15,2 miliardi di valore come certificato dal Rapporto Qualivita 2018, è anche grazie al contributo della cooperative agroalimentari, leader indiscusse di alcune delle principali DOP italiane. Questa la top ten delle denominazioni in cui il peso della cooperazione è superiore al 70%: Mela Val di Non DOP, Mela Alto Adige IGP, Parmigiano Reggiano DOP, Grana Padano DOP, Pera dell’Emilia Romagna IGP, Asiago DOP; Teroldego Rotaliano, Soave, Lambrusco, Sangiovese tra i vini.

I VANTAGGI DELLA PRODUZIONE DA COOPERATIVE

Le cooperative, che sono fortemente legate al territorio – spiega Giorgio Mercuri, Presidente Alleanza Cooperative Agroalimentarisono il vero motore che traina il settore delle denominazioni. Inoltre, se molta della produzione primaria non fosse infatti gestita dalle cooperative, i prezzi alla produzione sarebbero più bassi. Ne è un esempio il Parmigiano Reggiano DOP, che guida la classifica dei prodotti a denominazione per valore all’origine (1,34 miliardi di euro). Proprio grazie all’apporto dei caseifici sociali e nell’ultimo anno ha registrato un incremento del prezzo medio all’origine del 13,7%”.

FORMAGGI

Le cooperative hanno da sempre un ruolo predominante nella produzione dei formaggi DOP, prodotti fortemente legati al territorio e rappresenta circa l’80% della produzione di Parmigiano Reggiano, il 70% del Grana Padano, l’80 % della produzione di Fontina, il 70 % della produzione di Asiago e il 65 % di Pecorino Romano.

ORTOFRUTTA

Importante anche il peso nell’ortofrutta, dove le cooperative rappresentano la quasi totalità della produzione delle mele a denominazione (DOP Val di Non, Alto Adige Igp, Valtellina Igp, rossa di Cuneo IGP), delle Pesche e Nettarine di Romagna IGP, delle Pere dell’Emilia Romagna IGP, insieme a quote rilevanti di produzioni a denominazione in cui la presenza delle cooperative è diffusa. Ad esempio: Clementine di Calabria IGP, Ciliegia di Vignola Igp, Carota del Fucino Igp, Kiwi Latina IGP, Radicchio rosso di Treviso IGP, Arancia Rossa di Sicilia IGP, Nocciola del Piemonte IGP, Patata del Fucino Igp, Patata di Bologna DOP, Pomodoro di Pachino IGP e molte altre.

VINO

Sul vino, le cooperative rappresentano il 52% delle produzioni delle DOP italiane e il 65% delle IGP. In Veneto proviene dalle cantine cooperative l’80% del Soave DOC, il 62% della Valpolicella, il 53% del Custoza e il 50% del Prosecco. Ancora più preponderante la quota cooperativa sui vini di qualità in Trentino, con percentuali superiori al 90% per le DOC di Teroldego Rotaliano, Trentino, Valdadige e Casteller. Primati cooperativi anche in Emilia Romagna, con oltre il 90% delle varie denominazioni di Lambrusco e il 75% del Sangiovese di Romagna. In Toscana spicca il 50% del Nobile di Montepulciano, mentre in Piemonte è cooperativo il 42% del Dogliani. Notevole anche il peso della Puglia, con quote superiori all’80% per ben 6 DOC.

OLIO

Infine, sono in mano a frantoi cooperativi anche molte denominazioni del comparto olivicolo, come l’IGP Toscana dove la cooperazione controlla circa l’80% del totale e la Terra di Bari (40%), seguite da altre DOP come Brisighella, Sabina, e la DOP del Garda.

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