Galles, un modello agroalimentare per carne e latte

Galles, un modello agroalimentare per carne e latte

Nel 2011 le esportazioni di Welsh Lamb-agnello gallese verso il mercato italiano sono aumentate del 40% (pari a 1.000 tonnellate di carne) rispetto all’anno precedente e – secondo le stime di Hcc – le prospettive di vendita per il 2012 sarebbero ancora migliori: molti sono i gourmet italiani che apprezzano le qualità organolettiche della carne di agnello gallese igp, così come la sua tenerezza e il gusto naturale e genuino. Il marchio igp garantisce il riconoscimento che gli elevati standard qualitativi che i produttori di agnello gallese sono tenuti a rispettare in tutta la filiera – dall’allevamento alla lavorazione – conferendo al Welsh Lamb una garanzia di origine, qualità e metodo di produzione.
In un’intervista esclusiva a foodweb.it, Alun Davies, ministro dell’Agricoltura, pesca, alimentazione e programmi europei del Governo gallese, illustra le specificità del modello agroalimentare gallese. Il ministro è venuto in visita a Milano lo scorso settembre, in seguito dell’invito di Hcc, ente promotore delle carni gallesi in Europa, che nel Belpaese sta ottenendo interessanti risultati di export soprattutto grazie all’agnello igp. La visita è stata organizzata in collaborazione con il Consolato generale britannico di Milano e Uk Trade & Investment, l’agenzia governativa per lo sviluppo del commercio internazionale e degli investimenti esteri.

La videointervista è in inglese. Qui di seguito pubblichiamo il testo della versione in italiano:

Quali sono le principali caratteristiche distintive della produzione agroalimentare del Galles?
Il Galles è un paese di valli, colline e montagne… il cibo che produciamo in Galles riflette in pieno la realtà della campagna del Galles, in particolare nella filiera produttiva della carne d’agnello. Troviamo qui agnelli che vivono sulle colline, vivono in libertà pascolando e mangiando erba, in aperta campagna: per arrivare a produrre una grande specialità alimentare, una delle carni più pregiate. Siamo molto orgogliosi in Galles di come sappiamo produrre in modo molto naturale. E siamo orgogliosi anche di come produciamo l’agnello, così come gli altri prodotti agroalimentari.
Su quali caratteristiche state puntando nelle vostre attività di marketing e comunicazione sia presso gli operatori della distribuzione moderna e della ristorazione sia presso i consumatori finali?
Io spero che chi compra prodotti agroalimentari gallesi, e in particolare la carne d’agnello, impari ad apprezzare il modo in cui noi alleviamo agnelli in Galles. È un prodotto molto naturale. Il luogo in cui sono nato, e in cui vivo, è circondato da greggi che pascolano in giro sulle colline. Sono abituato a vedere le greggi che salgono sulle colline per poi scendere a valle… è un prodotto favoloso, che riflette bene la campagna, la natura, i luoghi del Galles. Spero che i consumatori che amano la carne guardino con particolare attenzione alla produzione del Galles, riconoscano come siamo bravi a produrre carne di pregio e ne apprezzino l’assoluta naturalità.
Su quali filiere si concentra lo sviluppo dell’agricoltura e allevamento biologici e, più in generale, della produzione ecosostenibile nel Galles? Quali sono i principali obiettivi sia per il sistema produttivo sia per la commercializzazione nel Regno Unito e all’estero?
Attualmente ci stiamo concentrando sulla produzione di carni rosse, di agnello e manzo. Ma produciamo anche latticini: abbiamo una rilevante struttura produttiva lattiero-casearia. Una quota consistente della produzione lattiero-casearia europea è basata nel Galles occidentale: perché qui abbiamo i pascoli, le valli, i campi in grado di rifornire la materia prima necessaria per la filiera e per l’industria lattiero-casearia. In Galles abbiamo un gran clima per la produzione di latte. Certamente piove abbastanza. Qualche volta fin troppo. Perché abbiamo il clima giusto per produrre una grande erba, e sappiamo bene come produrre latticini di qualità. Stiamo lavorando anche su come usare al meglio le materie prime, come il latte in questo caso, per ottenere prodotti a maggior valore aggiunto da proporre ai consumatori, ai clienti, alla gente e dare nuove opportunità di comprare altri prodotti alimentari dal Galles. Quello a cui guardiamo in questo momento, è di diversificare la nostra offerta nei mercati e focalizzarci su ciò che il nostro Paese può produrre, sull’ambiente naturale che produce ciò che la gente desidera poter comprare e che cosa vi può trovare.
In Italia si parla molto delle filiere a km 0 per rivitalizzare le produzioni agricole locali e offrire agli operatori agricoli un nuovo orizzonte per valorizzare i propri prodotti. In Galles e, in genere, nel Regno Unito quali sono le prospettive di questa ‘filosofia produttiva’? Quale tipo di sostegno il Governo gallese offre a coltivatori e allevatori a tale proposito?
Lavoriamo a sostegno dei piccolissimi produttori che non sono in grado di esportare o di rifornire i supermercati alimentari. Possono davvero fornire prodotti di qualità innanzitutto per i villaggi e le comunità locali. Abbiamo molto a cuore la questione di come dovrebbero raggiungere i consumatori, la gente del posto che può anche non sapere bene come lavora la fattoria che lavora giù nella valle o lungo per la strada, ma è in grado di agevolare l’accesso ai prodotti. Attualmente, è importante investire soprattutto per creare un network di produttori alimentari, per mettere i loro prodotti nei negozi e nei mercati locali, che possano permettere loro di raggiungere in modo più ampio i pubblici locali, i mercati locali. Qualcuno di loro può crescere, qualcun altro no: ma per crescere bisogna fare così, in modo da garantire che la popolazione locale capisca e apprezzi i prodotti che si possono ottenere nella loro area.
L’Unione europea avrebbe deciso di reintrodurre le farine animali nell’allevamento di maiali, pollame e pesci d’acquacoltura (escludendo i bovini). Qual è la posizione del Galles e del Regno Unito a tale proposito?
In qualità di ministro dell’Agricoltura, ho partecipato agli incontri con i ministri degli altri stati a Bruxelles e in Lussemburgo per ridisegnare le politiche agricole in tutto l’Unione europea, Galles e ovviamente Regno Unito compresi. In Galles siamo davvero molto preoccupati. Ci sono molte cose da fare perché le politiche per l’agricoltura in futuro proteggano e rafforzino l’ambiente, ma permettano allo stesso tempo di produrre cibo di qualità, per tutti coloro che vivono nell’Unione europea. E fornisce un reddito, un’entrata sostenibile per le persone che vivono nelle comunità rurali, così non perderemmo la possibilità di mantenere il tessuto sociale della vita rurale. Ci stiamo dando molto da fare come governo gallese e come governo britannico in tutta l’Unione europea per garantire e assicurare che la politica agricola che manterremo in futuro è che quando ciò che proponiamo/forniamo cibo di qualità sui piatti in qualsiasi parte d’Europa vivremo, per questa e future generazioni, questo sia un modo per rafforzare l’ambiente e per proteggere la vitalità delle comunità rurali.
L’Expo 2015 di Milano sarà dedicata al grande tema dello sviluppo sostenibile della produzione agroalimentare in tutto il mondo. A suo parere, quale potrà essere in futuro il ruolo della politica agricola comunitaria e delle agricolture ‘regionali’ europee in un contesto di sovrappopolazione globale e di emergenza denutrizione?
La sicurezza alimentare è un grosso problema, una questione prioritaria e una sfida per tutti noi. Siamo davvero molto impegnati nell’attività di rassicurazione. così anche se riusciremo ad avere cibo e pesce a sufficienza per nutrirci nel futuro come Comunità europea, c’è anche il resto del mondo che deve potersi nutrire. Nutro molta fiducia, sono ottimista. Penso davvero che un certo passo in avanti è stato compiuto nelle negoziazioni nell’Unione europea. Ci darà un tetto di spesa che ci permetterà di concretizzare le nostre aspirazioni. Ho partecipato a tanti consigli dei ministri negli ultimi anni dato il mio ruolo, e ho fiducia che presto raggiungeremo un accordo. Io spero che avremo un budget sufficiente per permetterci di deliberare inoltre una serie di atti, spero che riusciremo a ottenerlo e se riusciremo a farlo, penso che avremo raggiunto qualcosa di veramente speciale. Cominceremo così a indirizzarci verso un piano di sostenibilità alimentare a lungo termine. Lo faremo in un modo che non si ripercuoterà sulle generazioni future e che rafforzerà l’ambiente, come ci si attende, penso, che ce la faremo, attraverso una politica comune intelligente che sarà in grado allo stesso tempo, di produrre – spero – inoltre sulla crescita economica, tenendo conto delle condizioni economiche difficili che stiamo attraversando ma che darà una vitalità economica alle comunità rurali.

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