Carne di cavallo, tempi lunghi per l’etichetta trasparente

Carne di cavallo, tempi lunghi per l’etichetta trasparente

In Italia nel 2012 sono stati prodotti nei macelli 16,5 milioni di kg di carne equina (perlopiù di cavallo, ma anche di asino): ma si stima che solo il 25% derivi da animali nati, allevati e macellati nel nostro Paese. La stragrande maggioranza della carne arriva quindi dall’estero. La scoperta di carne di cavallo in un campione di Lasagne alla bolognese confezionate da Primia di San Giovanni in Persiceto (Bo) che ha dichiarato di acquistare la carne da altre aziende. La produzione nazionale è del tutto insufficiente per soddisfare il fabbisogno interno: in Italia nel 2012, secondo le stime di Coldiretti, sono stati importati 30 milioni di kg di carne di cavallo, senza l’obbligo d’indicarne la provenienza in etichetta nella vendita al dettaglio tal quale o come ingrediente nei prodotti trasformati. Quasi la metà arriva dalla Polonia, ma anche da Francia e Spagna. Poco più di un milione di kg proviene dalla Romania, il Paese più discusso per la gestione della filiera carne equina.
Gli italiani, peraltro, sono tra i maggiori consumatori di carne di cavallo a livello mondiale (soprattutto in Veneto e Puglia), insieme a Francia e Belgio con un quantitativo medio di meno di 1 kg a testa per un totale di 42,5 milioni di kg.
Il nocciolo della questione per il mercato nazionale è che in Italia lo scambio di carni all’insaputa dei consumatori è vietato dal decreto legislativo 109/1962, che obbliga a indicare in etichetta la specie animale da cui proviene la carne utilizzata come ingrediente. Lo scandalo quindi ripropone l’esigenza di un’accelerazione nell’entrata in vigore di una legislazione più trasparente sull’etichettatura della carne e degli altri alimenti a livello comunitario. Come richiesto anche dal presidente francese Francois Hollande, si rende necessario estendere immediatamente l’obbligo di indicare in etichetta la provenienza di tutti gli alimenti:  lo scandalo della carne di cavallo ha evidenziato il grave ritardo della legislazione europea nel garantire trasparenza negli scambi commerciali e nel difendere i consumatori e i produttori dal rischio di frodi e inganni. La presenza di carne di cavallo in piatti pronti a base di manzo ha portato a ritiri di prodotti, volontari o imposti dalle autorità, nel Regno Unito, Francia, Germania, Bulgaria, Spagna, Portogallo, Svizzera, Austria, Norvegia, Finlandia, Danimarca, Belgio, Svezia.
A tutt’oggi nell’Unione europea, è obbligatorio indicare in etichetta la provenienza della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza, ma non quella della carne di maiale, di coniglio e di cavallo. L’etichetta di origine rappresenta una garanzia d’informazione per i consumatori, ma grazie alla tracciabilità anche una protezione nei confronti di frodi e truffe che si moltiplicano in tempi di crisi, quando si registra il ritorno di reati come l’abigeato e la macellazione clandestina.
In Europa, invece, si procede con estrema lentezza anche per effetto della pressione delle lobby, con il Regolamento Ue n. 1169/2011 relativo alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori approvato nel novembre 2011 (entrerà in vigore solo il 13 dicembre 2014) per l’obbligo d’indicare in etichetta l’origine delle carni suine, ovine, caprine e dei volatili. Per le altre carni (come quella di coniglio) e per il latte e formaggi tale data rappresenta solo una scadenza per la presentazione di uno studio di fattibilità.
A tutt’oggi, quindi, in Europa è in vigore l’obbligo di indicare l’origine della carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza. Dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca, dal 1° gennaio 2004 c’è il codice d’identificazione per le uova, a partire dal 1° agosto 2004 l’obbligo d’indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto e dal 1° luglio 2009 l’obbligo d’indicare anche l’origine delle olive impiegate nell’olio.
L’etichetta però – fanno notare in Coldiretti –  resta anonima oltre che per gli altri tipi di carne anche per salumi, succhi di frutta, pasta e formaggi. L’Italia resta comunque in pole position in questo percorso: il 7 giugno 2005 è scattato l’obbligo d’indicare la zona di mungitura o la stalla di provenienza per il latte fresco; dal 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo made in Italy per effetto dell’influenza aviaria; a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. All’inizio dell’ultima legislatura era stata approvata all’unanimità dal Parlamento la legge 3 febbraio 2011 , n. 4 – “Disposizioni in materia di etichettatura e di qualità dei prodotti alimentari”: ma è rimasta inapplicata perché mancano i decreti attuativi per paura delle minacce comunitarie di una procedura di infrazione.

L’ETICHETTA CON L’ORIGINE SULLE TAVOLE DEGLI ITALIANI

Cibi con l’indicazione di provenienza E quelli senza
Carne di pollo e derivati Pasta
Carne bovina Carne di maiale e salumi
Frutta e verdura fresche Carne di coniglio e cavallo
Uova Frutta e verdura trasformata
Miele Derivati del pomodoro diversi da passata
Passata di pomodoro Formaggi
Latte fresco Derivati dei cereali (pane, pasta)
Pesce Carne di pecora, agnello
Extravergine di oliva Latte a lunga conservazione

Fonte: Coldiretti

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