Federalimentare, la filiera deve restare unita contro l’illegalità

Il presidente Luigi Scordamaglia interviene alla presentazione del 3° Rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari, valorizzando gli alti standard qualitativi del cibo italiano, grazie alle 720mila visite ispettive effettuate ogni anno nelle aziende dalle autorità preposte
Federalimentare, la filiera deve restare unita contro l’illegalità

L’industria alimentare italiana è in prima linea insieme agli altri operatori della filiera e alle autorità preposte nella lotta all’illegalità e ai crimini agroalimentari. I produttori investono ogni anno il 2% del fatturato, circa 2,6 miliardi di euro, per assicurare la sicurezza e la qualità dei prodotti alimentari che i consumatori portano in tavola. Così Luigi Scordamaglia, presidente di Federalimentare, intervenuto alla presentazione del 3° Rapporto Eurispes-Coldiretti sui crimini agroalimentari: “L’illegalità nell’agroalimentare crea un danno economico e occupazionale al nostro comparto e penalizza l’immagine delle 58mila aziende alimentari che puntano sulla trasparenza e sulla qualità. Per la trasversalità di un fenomeno che ha molte sfaccettature, dalle infiltrazioni malavitose nella filiera, a frodi e contraffazioni, è interesse di tutti isolare e perseguire chi viola le regole gettando discredito sul settore e, soprattutto, danneggiando il consumatore. L’industria agroalimentare è in prima linea per combattere questa battaglia”.

In controtendenza alla fase di recessione dell’economia italiana vola infatti il business dell’agromafia che, con un aumento del 10 per cento in un anno, raggiunge i 15,4 miliardi di euro nel 2014. “Produzione, distribuzione e vendita – si legge nel rapporto – sono sempre più penetrate e condizionate dal potere criminale, esercitato ormai in forme raffinate attraverso la finanza, gli incroci e gli intrecci societari, la conquista di marchi prestigiosi, il condizionamento del mercato, l’imposizione degli stessi modelli di consumo e l’orientamento delle attività di ricerca scientifica. Non vi sono zone “franche” rispetto a tali fenomeni. Mentre è certo che le mafie continuano ad agire sui territori d’origine, perché è attraverso il controllo del territorio che si producono ricchezza, alleanze, consenso: specialmente nel Mezzogiorno, costretto ad aggiungere alla tradizionale povertà gli effetti di una crisi economica pesante e profonda, aggravata dalla “vampirizzazione” delle risorse sistematicamente operata dai poteri illegali. I capitali accumulati sul territorio dagli agromafiosi attraverso le mille forme di sfruttamento e di illegalità hanno bisogno di sbocchi, devono essere messi a frutto e perciò raggiungono le città – in Italia e all’estero – dove è più facile renderne anonima la presenza e dove possono confondersi infettando pezzi interi di buona economia. Vengono rilevati, attraverso prestanome e intermediari  compiacenti, imprese, alberghi, pubblici esercizi, attività commerciali soprattutto nel settore della distribuzione della filiera agroalimentare,  creando, di fatto, un “circuito vizioso”: produco, trasporto, distribuisco, vendo, realizzando appieno lo slogan “dal produttore al consumatore”.  In occasione della presentazione del rapporto di Coldiretti-Eurispes Agromafie 2015 è stato evidenziato il ruolo dell’e-commerce anche nell’acquisto di falso made in Italy o di prodotti che danneggiano l’immagine dell’Italia nel mondo.Tra gli alimenti per i quali si riscontrano frodi più frequenti ci sono i  prodotti tipici della tradizione locale e regionale (32%), i prodotti Dop e Igp (16%) ed i semilavorati (insaccati, sughi, conserve, ecc.,12%). Tra le categorie contraffatte il primato negativo spetta ai formaggi Dop; seguono le creme spalmabili e i salumi. I Nuclei Antifrodi dei Carabinieri hanno individuato 70 diverse tipologie di prodotti alimentari contraffatti in vendita sulla rete dove non mancano scandalose operazioni di business che fanno leva sugli episodi, i personaggi e le forme di criminalità organizzata piu’ dolorose ed odiose che danneggiano l’immagine dell’Italia nel mondo, dalla vendita del caffe’ “Mafiozzo” stile italiano prodotto in Bulgaria al sugo piccante rosso sangue “Wicked Cosa Nostra” prodotto in Usa e addirittura le spezie “Palermo Mafia shooting” e il Fernet Mafiosi dalla Germania senza dimenticare i consigli culinari di mamamafiosa  sul sito www.mamamafiosa.com, con sottofondo musicale a tema. Scordamaglia ha ricordato però che nonostante le criticità da superare “il sistema italiano di controllo e monitoraggio dei prodotti alimentari è tra i più severi, efficienti e sicuri al mondo. Oltre ai meccanismi di autocontrollo dell’industria e degli operatori della filiera, ci sono quelli delle autorità preposte (ASL, NAS, Ispettorato per il Controllo della Qualità, Istituti Zooprofilattici, Istituto Superiore di Sanità, Guardia di Finanza e Dogane, ecc.), che assicurano ogni anno oltre 720.000 visite ispettive nelle aziende. Questo sistema è la migliore garanzia di sicurezza per il consumatore, il fatto che si riesca a far emergere i casi di frode, le sofisticazioni e le contraffazioni è proprio una testimonianza tangibile di questa efficienza”.

“Ribadiamo tuttavia che è necessario potersi muovere in un contesto regolamentare chiaro, essenziale e uguale per tutti – conclude Scordamaglia. Siamo contrari a qualsiasi scorciatoia, abbiamo bisogno di operare in un contesto normativo che valga per tutti in Europa’. Le fughe normative in avanti rispetto all’Europa sono controproducenti e avrebbero solo l’effetto di penalizzare le imprese alimentari operanti in Italia, che sono già svantaggiate da gap nazionali strutturali in termini di pressione fiscale, burocrazia, infrastrutture e costo dell’energia. Pensiamo all’indicazione dello stabilimento di produzione: inserirlo solo su base nazionale vuol dire esonerare chi produce all’estero con sede legale in Italia, sicuro che è questo quello che vogliamo? La difesa del made in Italy alimentare deve per questo passare per Bruxelles.”

 

 

 

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