Beverage

Campari cede i liquori della modenese Casoni 

La società milanese si disfa di un altro pezzo ex gruppo Averna, di cui prosegue la rifocalizzazione nei marchi più importanti. Escono dal gruppo due stabilimenti

Prosegue la rifocalizzazione del gruppo Averna, acquisito da Campari nel 2014 e progressivamente ristrutturato. Dopo aver ceduto il marchio Limoncetta di Sorrento ad Amaro Lucano adesso è il momento della Casoni fabbricazione liquori di Finale Emilia, che lascerà il gruppo milanese a seguito di un accordo con una cordata di imprenditori modenesi di cui non sono state ancora rese note le generalità. Casoni è stata valutata 5,3 milioni di euro, ma 2,3 milioni di questi sono debiti netti che resteranno in pancia alla società emiliana. Con questa operazione Campari si separa anche di due stabilimenti produttivi, uno a Finale Emilia e l’altro a Pribenik, in Slovacchia che fa capo alla sua controllata Stepanow, con tutto il complesso dei dipendenti, pari a 60 unità nella sola sede italiana. Nel 2014, ultimo bilancio disponibile, Casoni aveva riportato un utile netto pari a 2,6 milioni di euro. Durante il 2015 la società ceduta ha vissuto qualche momento di incertezza, culminata una procedura di mobilità gestita con alcuni esuberi volontari ed incentivati, anche di lavoratori prossimi al pensionamento.

La società ceduta, attiva dal 1914, produce essenzialmente prodotti private label oltre a una linea a marchio proprio, ed è quindi legata ai contratti con le catene di distributori o i grossisti. Era anche proprietaria, dal 1999, dell’amaro valtellinese Braulio, ma questo prodotto è rimasto nella disponibilità di Campari insieme ai marchi “core” Averna e grappa Frattina, ovvero quelli determinanti per l’acquisizione del gruppo siciliano di Caltanissetta che fu valutato 103,7 milioni di euro nel 2014. Di questo investimento, 5,3 milioni rientreranno con Casoni oltre ai 7 milioni già incassati con Limoncetta di Sorrento, sempre ex gruppo nisseno.

Con questa cessione è proseguita la pulizia degli asset che ha visto nel 2015 anche la cessione di alcune attività giamaicane oltre che dei vini Enrico Serafino. Tra le attività non core che potrebbero essere cedute restano ancora alcune etichette di vini e i soft drinks.

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