OPINIONI

Il successo di domani inizia oggi – Ranking dei fatturati 2015-2025

A partire dai dati di bilancio attuali, le previsioni di crescita delle imprese del largo consumo alimentare tra dieci anni

Con i dati disponibili nel 2015 e cioè i bilanci 2014 abbiamo costruito la graduatoria delle migliori società del food & beverage mondiale con fatturati superiori a 10 miliardi di euro. Poi abbiamo analizzato quali sono le 100 imprese italiane principali di marca nel 2014 e provato a identificare quali potrebbero essere fra dieci anni, nel 2024, sempre presentando i possibili fatturati. Una previsione questa fatta per stimolare a pianificare a lungo termine, con crescite interne e soprattutto con acquisizioni importanti. Come, per esempio, riescono a fare Ferrero, Barilla, Perfetti, Lavazza e Rana che sono nate e cresciute nel Bel Paese e che ora sono presenti in molti mercati internazionali. Avanziamo alcune considerazioni.

La prima. Alcune multinazionali in Italia sembrano aver scelto di ‘tirare i remi in barca’. Dismettono marchi, non lanciano nuovi prodotti, ristrutturano con forti tagli del personale, assenza di investimenti e preferiscono svilupparsi in altri mercati, in particolare in Asia e negli Stati Uniti.

La seconda. Sono diverse le imprese italiane da 100 a 300 milioni di fatturato che cambieranno di proprietà. Altre, anche con fatturati maggiori, stanno cercando di trovare alleanze internazionali e sono anche disponibili a cedere quote importanti.

La terza. Le imprese italiane che sapranno concentrarsi sul core business, con tassi di crescita importanti e investimenti per aprire fabbriche in giro per il mondo oltre a fare acquisizioni sinergiche saranno quelle che avranno i risultati migliori. I finanziamenti oggi sono facili da ottenere dal mondo bancario e finanziario e costano poco. Indispensabile è avere i conti a posto cioè avere una gestione finanziaria equilibrata e accorta per presentarsi nelle migliori condizioni per cogliere le opportunità che i mercati offriranno. Questo attraverso investimenti produttivi, anche all’estero, per favorire la crescita dimensionale sia per linee interne che esterne e importanti investimenti a sostegno del brand.

La quarta. Importante sarà scegliere i manager giusti ai quali delegare la gestione e misurarli sui risultati. Puntare sui talenti interni e su squadre di collaboratori motivati ed entusiasti di remare tutti nella stessa direzione. In molte società italiane gli imprenditori delegano poco o nulla, imponendo spesso le loro scelte individuali senza far crescere una classe dirigenziale di valore. Con il risultato di crescere poco o sbagliare nel diversificare in altre categorie. Importante è avere un piano a lungo termine con obiettivi, strategie e risorse definiti. Insomma, in poche parole fare chiarezza e non confusione. La filosofia del ‘piccolo è bello’, le strategie della nicchia, i prodotti super premium lasciamoli fare agli artigiani. Gli industriali devono fare gli industriali.

La quinta. Non disperdere risorse ma concentrarle tutte su pochi prodotti che soddisfano sempre il ‘value for money’. Ognuno deve fare bene il proprio mestiere. Che poi significa inventare nuovi prodotti di qualità, produrli e venderli bene, prodotti comunicati bene e che i consumatori vogliono acquistare. Ricordando a tutti che siamo nel largo consumo, cioè si deve ragionare in termini di enormi tonnellate da produrre e a valore diversi milioni di euro per giustificare il lancio di un nuovo prodotto o l’ingresso in un nuovo mercato. Guardiamo cosa ha fatto Giovanni Rana. Ha acquisito prima un’industria in Europa per servire il centro e nord Europa, poi è andato a Chicago, dove ha aperto uno stabilimento che sta per raddoppiare. Con due item pasta fresca e sugo al pesto ha fatturato più di 80 milioni di euro nel 2014 e conta di arrivare a 150 quest’anno. Il fatturato Usa potrebbe superare fra pochi anni quello generato in Italia. Adesso pensa di andare anche in Giappone e nel 2024 la nostra stima è che il fatturato potrebbe superare 1 miliardo di euro, così da diventare il leader nel mercato mondiale della pasta fresca. Insomma ci ha creduto e investe a medio e a lungo termine. Mentre i principali competitor, Buitoni e Fini, oggi in mano a multinazionali, hanno quasi “gettato la spugna”.

Parliamo ora di numeri. Le stime di fatturato elencate sono frutto di dialoghi avuti con molti addetti ai lavori. Diversi che fatturano miliardi prevedono il raddoppio in dieci anni. Gli altri puntano a crescite di due, tre, anche quattro volte il fatturato attuale. Crescite che avverranno grazie all’espansione all’estero e soprattutto a nuove acquisizioni.

Quali i settori che cresceranno di più? Quelli che producono prodotti vegetali, in particolare vegani e bio, snack, dolciumi, cioccolato, conserve di pomodoro, olio, acqua minerale, bevande analcoliche e vino, caffè e pasta speciali, pasta secca e fresca, formaggi e latticini, piatti pronti e di gastronomia e tutta l’area benessere oltre a quella di prodotti specialità. Una persona che se ne intende di mercati internazionali afferma che: “bisogna dire basta con il ‘make Made in Italy’. Negli Usa il prodotto Italian sounding costa un quarto di quello italiano. In giro per il mondo stanno cominciando a dire di comprare prodotti locali e noi invece continuiamo il piagnisteo sul mangiare italiano che per chi deve svilupparsi all’estero è un suicidio. Bisogna andare a produrre in loco non solo esportare prodotti. Non riusciamo poi a fare innovazione e marketing in diverse categorie come nel pomodoro trasformato, nella pasta, nei formaggi, nei salumi e nemmeno nell’olio d’oliva.

In California, per esempio, applicano il marketing all’olio d’oliva, diversificandolo e rendendolo ‘cult’ esaltando varietà, profumi e zone di produzione”.

Insomma cresceranno solo i brand che sapranno raccontare la loro storia con coerenza e serietà, comunicando meglio quali sono i loro valori, le materie prime e la ricettazione, oltre alla capacità di innovare sul pack e sul servizio. Entrando in tutti i canali di vendita in Italia e soprattutto all’estero con piani ambiziosi di espansione e investimenti importanti in marketing e commerciali. Non c’è spazio per tutti. Rimarranno in pochi a generare fatturati e margini importanti. Molti usciranno dal mercato. Le private label supereranno in Italia anche la soglia del 30% e diversi industriali, anche di grandi dimensioni, produrranno per le pl dei retailer. L’elenco che presentiamo non è completo e la lista sarà arricchita da altri protagonisti che oggi non esistono.

Ultima considerazione. Oggi in Italia, considerando anche le multinazionali, sono una quindicina le società che fatturano oltre 1 miliardo di euro. Fra dieci anni noi pensiamo che potranno più che raddoppiare e diventare una quarantina. Il loro successo fra dieci anni dipende da oggi. I mercati esteri più promettenti per il made in Italy sono soprattutto quello Usa e quello asiatico, ma anche quello europeo registra segnali di ripresa. Per raggiungere questi risultati servono idee chiare, come ha Giovanni Ferrero che ha dichiarato a Parma in occasione della laurea ricevuta honoris causa: “Nel 2015 come gruppo fatturiamo 10 miliardi di euro e Nutella rappresenta un quarto di questo fatturato. Abbiamo varato un progetto per raddoppiare il fatturato in dieci anni, ma io penso che l’obiettivo lo raggiungeremo molto prima. Sia con acquisizioni, sia aprendo stabilimenti in giro per il mondo come abbiamo fatto anche in Cina, un mercato dove nessuno consumava cioccolato prima che noi arrivassimo. In Asia avremo i tassi di crescita più alti. Risultati che sarà possibile raggiungere grazie soprattutto alle nostre persone, a Nutella e agli altri nove prodotti mondiali e alla nostra capacità di inventarne sempre nuovi ed esclusivi. Grazie agli investimenti in 20 attività produttive e la presenza in 52 mercati”. Poche parole semplici e condivisibili. Speriamo che le altre 40 società che abbiamo selezionato e che potrebbero raggiungere e superare 1 miliardo di euro di fatturato si concentreranno sul proprio core business, dimostrando di innovare prodotti e confezioni e tirar fuori altre “Nutella”. In poche parole passare da prodotti commodity (come sono la maggior parte dei nostri prodotti, quasi tutti uguali sia come ricettazione sia come pack) a pochi prodotti speciality food & beverage venduti in tutto il mondo. Ferrero docet.

 

di Paolo Dalcò

 

LE PRINCIPALI MULTINAZIONALI FOOD & BEVERAGE

(fatturati 2014 in miliardi di euro)

 

NESTLE                      84,6

PEPSICO                     62

COCA COLA               42

UNILEVER                   49

AB INBEV                     43,7

TYSON FOODS           37

MARS                           33

JBS                                27,6

KHC KRAFT HEINZ       27

SAB MILLER                 22,3

HEINEKEN                     21,1

DANONE                       21

BRIGHT FOOD CHINA   20

GENERAL MILL           17,9

LACTALIS                     16

KELLOGG                     14,6

ARLA FOODS                 10,6

 

FONTE: RIVISTA FOOD 2016

 

 

 

LE 100 PRINCIPALI SOCIETA’ CHE OPERANO IN ITALIA NEL FOOD & BEVERAGE SELEZIONATE IN BASE AL FATTURATO IN MILIARDI DI EURO, I BRAND E CAPACITA’ DI EXPORT E DI INVESTIMENTI

(bilanci 2014 in miliardi di euro)

 

FERRERO                          8,4   (ITALIA 2,5)

PARMALAT                        5,5

BARILLA                              3,2

CREMONINI                       3,2

VERONESI                           2,8

PERFETTI                            2,4

CAMPARI                             1,5

NESTLE’ ITALIA                1,4

GESCO AMADORI             1,4

LACTALIS ITALIA             1,3

LAVAZZA                              1,3

DE CECCO                                   1

GRANLATTE GRANAROLO 1

CASILLO                                      1

 

 

Da 700 a 999 milioni di euro

BOLTON ALIMENTARE

COCA COLA ITALIA

CONSERVE ITALIA

KRAFT FOOD ITALIA

SANPELLEGRINO

UNILEVER ITALIA

ZANETTI SEGAFREDO

 

Da 600 a 699 milioni di euro

GSI SENFTER CASA MODENA

HEINEKEN ITALIA

LA DORIA

SANBENEDETTO ZOPPAS FINANZIARIA

 

Da 500 a 599 milioni di euro

BERETTA

CSI SURGELATI

F.LLI MARTINI

LOACKER

 

Da 400 a 499 milioni di euro

BAULI

EURICOM

EUROVO

UNIGRA’

RANA

 

Da 300 a 399 milioni di euro

AMBROSI

BIRRA PERONI

CAVIRO

CITTERIO

COLUSSI

DE CECCO

DIVELLA

FILENI

GIV

HEINZ ITALIA

ILLY CAFFE’

LATTERIA SORESINA

LINDT ITALIA

MARS ITALIA

MARTINI ROSSI ITALIA

ROVAGNATI

SALOV

SAMMONTANA

SAN DAN

STERILGARDA

UNICHIPS

VIRGILIO

ZANETTI FORMAGGI

 

Da 200 a 299 milioni di euro

APOFRUIT

BRANCA

CAMEO

GIV

COGEDI

DANONE ITALIA

DIAGEO ITALY

FERRARINI

GRANTERRE PARMAREGGIO

KELLOGG ITALIA

ILVA SARONNO

LEVONI

MONTENEGRO

NEWLAT

PETTI

STAR

ZUEGG

 

Da 40 a 199 milioni di euro

ALCE NERO

AMICA CHIPS

ANTINORI

ATISALE

AURICCHIO

BALOCCO

BAYERLAND

BINDI

BIRRA FORST

BOTTER

BRAZZALE

CAFFE’ MOTTA

CALLIPO

CANTINE SETTESOLI

COOPERLAT

DECO

DE NIGRIS

DEL VERDE

DI MARTINO

DROGHERIA ALIMENTARE

ELAH DUFOUR

ERIDANIA

FERRARELLE

FERRARI FORMAGGI

FIORUCCI

FRESYSTEM

FUMAGALLI

GALBUSERA

GAROFALO

GENERALE CONSERVE

GIORDANO VINI

GRISSIN BON

KIMBO

ICAM

IGOR

LA GIOIOSA

LATTERIA MONTELLO

LEONCINI

LINEA VERDE

MANTUA

MASI

MEC 3

MEGGLE ITALIA

MOLISANA

MONGE

MONINI

MORATO PANE

MUTTI

NOBERASCO

NOSTROMO

OLITALIA

OLIO CARLI

OLIO ZUCCHI

OROGEL

PADANIA

PARMACOTTO

PEPSICO ITALIA

PERNOD RICARD ITALIA

PONTI

RIGAMONTI

RASPINI

REGNOLI

RIGONI DI ASIAGO

RISO GALLO

RISO SCOTTI

ROLLI

RUMMO

SACLA’

SPADONI

SURGITAL

VALSOIA

VENCHI

VOG

ZONIN

FONTE: RIVISTA FOOD 2016

2025

QUALI POTREBBERO ESSERE LE MIGLIORI SOCIETA’ E I FATTURATI FRA 10 ANNI, IN BASE A TASSI DI CRESCITA, ACQUISIZIONI, BRAND AWARENESS, PRODUZIONE E VENDITE IN ITALIA E ALL’ESTERO

 

20 miliardi di euro

FERRERO…

 

10 miliardi di euro

PARMALAT…

 

8 miliardi di euro

BARILLA…

 

6 miliardi di euro

VERONESI AIA….

 

5 miliardi di euro

CREMONINI….

PERFETTI…

 

3 miliardi di euro

CAMPARI ….

 

2,5 miliardi di euro

LACTALIS ITALIA

LAVAZZA …

 

2 miliardi di euro

AMADORI

CONSERVE ITALIA

GRANAROLO

SANBENEDETTO…

 

1,5 miliardi di euro

BOLTON ALIMENTARE…

CASILLO…

COCA COLA ITALIA

KHC KRAFT HEINZ ITALIA

NESTLE’ ITALIA

SANPELLEGRINO NESTLE’ WATERS

UNILEVER ITALIA

 

1 miliardo di euro

AB INBEV ITALIA 

BAULI…

BRIGHT FOODS (SALOV…)

CAMPOFRIO (FIORUCCI…)

EUROVO…

GSI (SENFTER, CASA MODENA…)

HEINEKEN ITALIA

ILLY CAFFE’ (DAMMANN, DOMORI…)

LOACKER…

NOMAD (IGLO, FINDUS…)

JBS (RIGAMONTI …)

RANA…

ZANETTI SEGAFREDO…

 

600 milioni di euro          

AGROLIMEN (STAR…)

AURICCHIO

BERETTA

CANTINE RIUNITE-GI

COLUSSI…

DIVELLA

EBRO (GAROFALO, RISO SCOTTI…)

GALBUSERA

GENERAL MILL ….

KELLOGG ITALIA…

LA DORIA

MARTINI BACARDI ITALIA…

MOLINOS (DEL VERDE, LUCINI…)

PARMAREGGIO GRANTERRE…

SAMMONTANA

SANDAN

UNIGRA’

ZANETTI FORMAGGI

 

500 milioni di euro

CAVIRO

CITTERIO

LINDT ITALIA

MARS ITALIA

 

400 milioni di euro

ALCE NERO

AMICA CHIPS…

APOFRUIT

BRANCA…

CAMEO

COGEDI

COOPERLAT

DANONE ITALIA

DE NIGRIS

DI MARTINO

ERIDANIA

FABBRI

FERRARELLE

FRESYSTEM

GENERALE CONSERVE

GRISSIN BON

LA MOLISANA

LEONCINI

LEVONI

MONINI

MONTENEGRO…

MUTTI

OLIO CARLI

OLIO ZUCCHI

OLITALIA

OROGEL

PETTI

PONTI

RUMMO

SACLA’

SORESINA

SURGITAL

UNICHIPS

VIRGILIO

VALSOIA

 

 

300 milioni di euro

ANTINORI

CAFFE’ MOTTA

CALLIPO

CANTINE SETTESOLI

DROGHERIA ALIMENTARE

KIMBO

IGOR

LATTERIA MONTELLO

LINEA VERDE

MASI

MEGGLE ITALIA…

SPADONI

VERGNANO

ZONIN

 

200 milioni di euro

BOTTER

FUMAGALLI

GIORDANO VINI

LA GIOIOSA

MORATO PANE

NOBERASCO

PARMACOTTO

RASPINI

REGNOLI

RIGONI DI ASIAGO

RISO GALLO

 

100 milioni di euro

AFELTRA

ANDALINI

ATISALE

BENVOLIO 1938

CASA MILO

D’AMICO

LUCIANA MOSCONI

MAMMA EMMA

OCCELLI

PUCCI

VIVA   FOOD

VOG

FONTE: RIVISTA FOOD 2016