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La Cernobbio di Coldiretti consacra l’apericena e piange la Brexit

Al Forum internazionale dell’Agricoltura si indaga sulle nuove mode e si soppesa la situazione inglese. Un plauso anche alle storiche norme sulla tracciabilità del latte

La tendenza a semplificare il momento del pasto, per renderlo meno costoso, è in crescita anche in Italia. Lo certifica – una volta di più – Coldiretti che in occasione del Forum Internazionale dell’Agricoltura e dell’Alimentazione che si è tenuto a Cernobbio il 14 e 15 ottobre, organizzato proprio dalla maggiore confederazione italiana del mondo agricolo.

QUESTA è L’ERA DELL’APERICENA – Coldiretti, per l’occasione, ha presentato la prima indagine sui “Cambiamenti delle abitudini alimentari degli italiani”, svolta in collaborazione con l’Istituto Ixè. Dalla ricerca è emerso che il rito dell’’apericena’, un brutto termine per indicare un aperitivo rinforzato da un buffet, tocca ormai quasi sei italiani su 10 che, specialmente nel fine settimana, una volta ogni tanto se la concedono. L’apericena è diventata un buon sostituto del pasto a casa o al ristorante grazie alla sua praticità unita ad un prezzo abbordabile, oltre per che la socialità tipica dell’aperitivo, molto ricercata soprattutto dai single che non amano cenare da soli.

TORNA LA GAVETTA AL LAVORO – Convenienza e praticità, intesa come risparmio di tempo, tornano anche in un altro grande trend di questi anni: il ritorno della ‘gavetta’ in ufficio, che riguarderebbe secondo la ricerca il 40% degli italiani che ne farebbero uso almeno qualche volta al mese (l’11% degli italiani porta il pranzo da casa sul luogo di lavoro regolarmente, il 12% lo fa spesso). Cibo preparato a casa che si può consumare anche davanti al pc e in poco tempo, per un pasto che si adegua ai nuovi ritmi di vita e di lavoro e che soddisfa anche coloro che vogliono controllare esattamente ciò che mangiano. Ma, d’altro canto, un terzo degli utenti dei social network, posta regolarmente le foto dei piatti che si appresta a mangiare: un tributo al cibo mai visto prima.

A LUGLIO I PRIMI PESANTI EFFETTI DELLA BREXIT – Il Forum dell’Agricoltura è stato soprattutto l’occasione per parlare a tutto campo di settore agroalimentare italiano, che si appresta ad affrontare in futuro sfide più complesse rispetto al passato, ma che ha anche molte opportunità da sfruttare, se le saprà cogliere. Tra gli argomenti più caldi, ad esempio, la Brexit: a luglio le esportazioni alimentari in Gran Bretagna sono scese del 9%, a causa soprattutto del crollo della sterlina, dopo che per i primi sei mesi dell’anno avevano ancora un andamento positivo, e si stimano 280 milioni di minore export ogni anno.

ARRIVA LA TRACCIABILITA’ PER IL LATTE ITALIANO – Grande entusiasmo, invece, per le “storiche” norme sull’etichettatura d’origine del latte che entreranno in vigore grazie al silenzio assenso dell’Ue che non ha sollevato questioni. “Con l’etichettatura di origine si dice finalmente basta all’inganno del falso Made in Italy – ha detto Roberto Moncalvo, presidente di Coldiretti -, con tre cartoni di latte a lunga conservazione su quattro venduti in Italia che sono a base di materia prima straniera, così come quella utilizzata per fabbricare la metà delle mozzarelle”, senza che nessuno ne avesse contezza. Anche il ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina ha espresso un parere favorevole per una norma che in Francia era già entrata in vigore.

ATTENZIONE AL ‘COTTO’ GONFIATO – Grido d’allarme, al contrario, per il prosciutto ‘gonfiato’ che contiene più acqua e anche aromi chimici, sinora vietati, a danno dei consumatori e degli allevatori italiani. Si tratta del cosiddetto “decreto salumi” disposto dal Ministero dello Sviluppo economico, entrato in vigore a fine settembre e che recepisce le norme comunitarie. Tra le disposizioni che sono state criticate, l’aumento di un punto percentuale dei tassi di umidità relativi al prosciutto cotto e la cancellazione del divieto di utilizzo di aromi chimici, aprendo così la strada alla possibilità di correggere gusto e sapore dei salumi fatti con materia prima scadente e di dubbia origine.

Si è parlato anche di consumo in crescita di cibi scaduti, di agromafie da 16 miliardi di euro di fatturato l’anno e di altre tematiche di interesse per tutto il mondo del food & beverage.