Packaging

Pack flessibile contro gli sprechi alimentari

Tra i pilastri di una filiera sostenibile c’è anche la guerra al food waste e agli scarti. E il packaging flessibile si va confermando come il miglior alleato

No allo spreco: alimentare ed ecologico. Di cibo, di materiali e di energia; dal campo al packaging fino allo scaffale e al piatto. In tutto il mondo – secondo i dati della Fao – si spreca circa il 30% dei cereali, almeno il 40% della frutta e verdura, il 20% dei semi oleosi, della carne e dei prodotti lattiero-caseari e il 30% dei prodotti ittici. Nella battaglia contro gli sprechi, per essere sostenibile ogni azienda dev’essere pronta a migliorare le proprie pratiche, in nome dell’ambiente, dell’equità sociale e della circolarità del sistema economico in cui opera. Bisogna anche lottare contro falsi miti o “credo” ideologici che poco hanno a che fare con la realtà di tutti i giorni e troppo ne “contestano” le premesse fondamentali. Tra questi falsi miti, per esempio, c’è la minimizzazione del ruolo del packaging nella conservazione degli alimenti – freschi e non – e nella battaglia contro gli sprechi del cibo e delle risorse ambientali, in nome della rivalutazione “nostalgica” della vendita sfusa a tutti i costi, ovunque e comunque.

CONFEZIONATO E’ MEGLIO – Sfuso è bello, ma confezionato è meglio. Perché più sicuro e più antispreco. Il food packaging resta indispensabile per prevenire e limitare le perdite dei prodotti lungo tutta la supply chain. Perfino nelle filiere più corte e veloci, la distanza tra i luoghi di produzione, i canali distributivi e i consumatori richiede spostamenti importanti – sia sul piano quantitativo che qualitativo – degli alimenti, che se rimanessero sfusi non arriverebbero a destinazione sicuri, integri e adatti alla vendita e al consumo. Nei Paesi in via di sviluppo, solo il 50% degli alimenti trasportati senza confezionamento e imballi arriva a destinazione. Data l’estensione dei tempi che intercorrono in molte filiere tra la lavorazione e il consumo, per dare un taglio agli sprechi è decisivo, quindi, che gli alimenti possano godere di una shelf life prolungata. Bastano pochi, semplici esempi offerti dalla grande distribuzione inglese: come la scelta di usare vassoi con pellicola per l’uva e i sacchetti per le patate, che ha ridotto rispettivamente del 20% e del 30% le quantità di prodotto perse prima ancora di arrivare ai consumatori. O come per le verdure particolarmente ricche di acqua (per esempio, i cetrioli), che se vendute sfuse perdono rapidamente umidità e diventano invendibili nel giro di tre giorni: serve solo 1,5 g di pellicola per mantenerle fresche per 14 giorni. Oppure si pensi alle insalate di quarta gamma, che contengono, in genere, 3/4 varietà lavate, tagliate e confezionate in un imballaggio flessibile con atmosfera modificata in grado di mantenere le foglie fresche per diversi giorni. Per ottenere lo stesso mix, una consumatrice che compra insalate sfuse deve acquistarne una quantità 11 volte circa maggiore, con un costo quadruplicato e una produzione di scarti da 5 a 10 volte superiore.

SCEGLIERE IL PACK OTTIMALE PER RIDURRE LO SPRECO – Per ogni prodotto, quindi, va ridefinita la stretta relazione tra imballaggio ottimale e riduzione dello spreco alimentare. Perché per valutare correttamente l’impatto ambientale del food packaging è fondamentale analizzare l’intero ciclo di vita dell’alimento, considerando l’imballaggio non come un qualcosa di separato dal prodotto alimentare, ma come parte integrante, che contribuisce alla riduzione delle perdite del prodotto stesso. “Tra le varie tipologie di food packaging – spiega Fabrizio Gerosa, Key Account Manager di Cellografica Gerosa S.p.A. –, l’imballaggio flessibile offre le performance più adeguate in termini di protezione qualitativa dell’alimento e di minor consumo di risorse: quando puoi scegliere i materiali multistrato, hai senz’altro anche più margini di manovra per garantire al meglio un significativo mantenimento della qualità nutrizionale e sensoriale degli alimenti confezionati”.  Un esempio per tutti? La vitamina C: un nutriente estremamente deperibile, per il quale diversi studi dimostrano che le bevande confezionate nel flessibile mantengono livelli di vitamina pressoché inalterata per lunghi periodi. Tanto che, nel caso delle albicocche fresche conservate a temperatura ambiente per 12 giorni, la vitamina C è decisamente superiore se i frutti sono confezionati in un imballaggio flessibile con atmosfera modificata (+25% rispetto al frutto non confezionato).

gerosa_kamillin1PACK FLESSIBILE ANCHE PER IL BEVERAGE – Se si escludono le bevande, in Europa oggi il 40% del food packaging è flessibile. E se si trovassero soluzioni ad hoc anche per le bevande? Un nuovo passo in questa direzione è costituito dall’inedito e rivoluzionario sistema di confezionamento per bevande come tè e infusi ideato da Cellografica Gerosa. “Con il cliente tedesco Robugen – illustra Fabrizio Gerosa, Key Account Manager di Cellografica Gerosa S.p.A. – abbiamo sviluppato un laminato pet prim + alu + pe trasparente stampato a 3 colori per contenere camomilla liquida concentrata, in due varianti – Kamillin Extern e Kamillin Medipharm – da sciogliere in acqua calda. Si passa così dalla tradizionale bustina o filtro in carta a un nuovo sistema che permette al consumatore più praticità e funzionalità, e ai produttori e distributori un evidente risparmio di spazio e di peso, e conseguentemente di energia per la produzione, di carburante per il trasporto, di tempo-lavoro per la gdo”.

IMBALLAGGIO LIGHT, TRASPORTO PIU’ GREEN – La leggerezza dell’imballaggio flessibile è legata al fatto che per proteggere efficacemente gli alimenti è sufficiente una quantità di materiale minima rispetto ad altre soluzioni. Così, in ogni fase di trasporto, l’energia e le risorse impiegate servono essenzialmente a muovere gli alimenti piuttosto che gli imballaggi: per i succhi di frutta, per esempio, se il pack è flessibile, la confezione rappresenta circa il 10% e la bevanda il 90% del peso trasportato, mentre con altri materiali si può arrivare a trasportare anche il 50% di imballaggio. O nel caso del caffè macinato confezionato, il pack flessibile consente un rapporto tra il peso del prodotto confezionato pari a 29:1 circa, mentre con altri imballaggi si può arrivare a un rapporto pari a 3:1.