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Buzzoole, benvenuti nell’era dell’influencer marketing

Far veicolare il proprio messaggio da utenti che vantano grande seguito online dà modo ai brand di sfruttare l’effetto viralità

Fanno tendenza, moda, opinione. A colpi di post, tweet, foto, video. La popolarità al tempo dei social media ha i suoi eroi: gli influencer. A volte sono Vip dell’offline, ma spesso sono persone che hanno costruito online il loro seguito, fatto magari di decine o centinaia di migliaia di utenti. E che rappresentano un’opportunità anche per le aziende, per la loro capacità di veicolare messaggi a una vasta audience. Ma come selezionare gli influencers giusti? Una risposta è venuta dal Food Match 2017, che ha proposto all’attenzione della platea di manager della produzione e distribuzione alimentare la case history di Buzzoole, una start up nata a Napoli alla fine del 2013 e che quest’anno, grazie all’investimento di un fondo di venture capital russo, intende espandersi in Europa.

LA “CLASSIFICA” DEGLI INFLUENCERSLa nostra è la prima piattaforma di influencer marketing che utilizza l’intelligenza artificiale per la segmentazione degli influencers stessi – ha precisato Fabrizio Perrone, amministratore delegato di Buzzoole –. Ad oggi ne abbiamo più di 200mila iscritti, mentre abbiamo indicizzato in maniera passiva oltre due miliardi di profili social su scala globale. In pratica il nostro algoritmo attribuisce a ciascun influencer e per ciascun topic di discussione un determinato valore di influenza. Le aziende, in base al loro obiettivo e al messaggio che voglio veicolare, possono selezionare gli influencer giusti e il canale, inteso come social media, da utilizzare.

I RISULTATI DELLE CAMPAGNEPer gli influencers Buzzoole ha creato un sistema di incentivazione che dà modo di accumulare crediti – da convertire poi in buoni acquisto per siti e-commerce – e in alcuni casi è possibile anche ricevere pagamenti in denaro. La campagna dedicata all’Actimel di Danone, basata sull’hashtag #staystrong, ha registrato una viralità dell’800% – ha raccontato Perrone – mentre nell’attività fatta a supporto della Red Bull Tv si è raggiunto il 900% di conversazioni che il brand non ha pagato, perché generate da un secondo livello di utenti che hanno ripreso quanto era stato detto dagli influencers.