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Agromafie 2017, il business criminale aumenta del 30%

Sfiora i 22 miliardi di euro e contagia tutta la filiera alimentare. Compresa la ristorazione. Da Nord a Sud. Nota positiva: i controlli

Il dato che emerge dall’ultimo rapporto Agromafie 2017 elaborato da Coldiretti e Eurispes, assieme all’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sitema agroalimentare, è impietoso: il volume d’affari delle attività di stampo criminale è stimato attorno ai 21,8 miliardi di euro, con un aumento del 30% sull’anno precedente. Cifre che non lasciano ben sperare se si considera il fatto che sono arrotondate per difetto poiché dal computo rimangono escluse tutte le attività condotte all’estero dalle organizzazioni mafiose. Ingenti investimenti in diverse parti del mondo (come quelli nel mercato delle nocciole in Turchia o della carne in Brasile) e trasferimenti di fondi attraverso money transfer in “collaborazione” con fantomatiche fiduciarie anonime sono solo alcuni degli esempi di questo fenomeno criminale.

INFILTRAZIONE A TUTTO CAMPO – In tutto questo il vero protagnosita che viene fortemente danneggiato (oltre al consumatore) è il cibo che, dalla produzione alla vendita, subisce una lunga serie di reati alimentari: a partire dal fenomeno caporalato (ceduto in appalto dalle mafie a manovali di “fiducia”), passando per la logistica (con i trasporti e lo smistamento gestiti in prima persona dalle organizzazioni criminali), fino al controllo di intere catene di supermercati e l’export del nostro (falso) Made in Italy. Tra le città in cui il fenomeno della contraffazone risulta più elavato spiccano Reggio CalabriaGenova e Verona (a completare il podio), a conferma di un progressivo spostamento verso il Nord Italia delle attività criminali.

RISTORAZIONE CRIMINALE  – Se nel 2016 si era registrata una forte impennata di questi fenomeni criminali nel settore agricolo con furti quotidiani di mezzi agricoli e prodotti come limoni, olio e vino e animali, oggi la situazione si sta tristemente evolvendo e il settore maggiormente preso di mira –si legge nel rapporto – è quello della ristorazione che in poco tempo è diventato sintomatico del fenomeno “agromafie”. In molti casi sono le stesse mafie a possedere (addirittura in franchising) catene di ristoranti in varie città d’Italia e all’estero. Stiamo parlando di un business che coinvolgerebbe oltre 5 mila locali, molti dei quali concentrati tra Roma, Milano e i grandi centri del Paese. Anche in questo caso il modus operandi è strutturato: a fianco dei locali incriminati ce ne sarebbero altrettanti “puliti” che avrebbero la funzione di riciclare gli introiti “sporchi” dei primi; in questo modo le agromafie riuscirerebbero a sopravvivere anche nei momenti di congiunture economiche di mercato sfavorevoli.

NON SOLO CATTIVE NOTIZIE  – L’unico punto positivo sono i controlli a tappetto effettuati dalle forze dell’ordine preposte che superano i 200 mila all’anno. Tra le tante tristi notizie per il settore, è da sottolineare l’impegno di queste attività di controllo e sciurezza svolte quotidianamente nella lotta alle agromafie a difesa dell’economia, dell’ambiente e del cittadino. A conferma di questo, l’ultima relazione sulla qualità e sulla sicurezza alimentare dell’Efsa evidenzia che solo lo 0,3% dei prodotti nostrani supera i limiti di residui chimici, a differenza dei campioni comunitari (1,6%) e di quelli extracomunitari (6,5%). Almeno questi dati lasciano ben sperare.