RETAIL

Giuseppe Caprotti: “Esselunga prima di tutto”

I due rami familiari in lotta per il controllo trovano la quadra. Adesso il gigante italiano del retail si avvia verso la quotazione in Borsa

All’apertura del testamento di mio padre, Bernardo Caprotti, dissi che avremmo fatto di tutto per salvaguardare l’azienda. Mi pare che questa soluzione, che porta la pace in famiglia e che renderà, nel tempo, Esselunga più forte , sia il giusto proseguio di quella dichiarazione, da me resa fuori dallo studio del notaio Carlo Marchetti. L’azienda , con i suoi fornitori, prima di tutto. E’ il commento di Giuseppe Caprotti, in esclusiva per Food, sull’accordo recentemente raggiunto in famiglia in merito al riassetto del Gruppo in vista di una possibile quotazione in Borsa. Inoltre, con un Grazie a Giuliana e Marina Caprotti scritto su Facebook a commento di un articolo pubblicato sul suo sito personale, lo stesso Giuseppe Caprotti ha voluto sottolineare ulteriormente la bontà dell’accordo trovato con tutti gli eredi della dinastia Esselunga, in lite per la successione dopo la scomparsa del fondatore della storica catena di supermercati. Il figlio di Bernardo aveva anche pubblicato sul social network il dispaccio dell’Ansa che annunciava la “pace” tra i rami della famiglia e la road map del riassetto del gruppo, che dovrebbe sfociare in una quotazione in Borsa, ovviamente se ci saranno le condizioni di mercato e quando tutti i passaggi saranno perfezionati.

Gli immobili Villata torneranno in pancia a Esselunga

Quali sono i passaggi che dovrebbero portare all’eventuale quotazione? Stando a quel che si legge al momento sulla stampa (esiste un patto di riservatezza), Giuseppe e Violetta Caprotti cederanno il loro 45% complessivo di Villata Partecipazioni a Esselunga spa in contanti. L’insegna riceverà un finanziamento da 1,5 miliardi di euro organizzato da Citigroup, che ha lavorato in prima fila su questo dossier per perfezionare l’acquisizione, ma nulla si sa se sia questo l’effettivo valore che sarà riconosciuto ai due eredi o se il miliardo e mezzo comprenda pure il denaro che riceveranno anche la ex moglie Giuliana Albera e la terza figlia Marina Sylvia in cambio del 22,5% di Villata (sul 55% di cui sono proprietarie) che anche loro venderanno (il Corriere della Sera riporta che il 100% di Villata sarebbe stato valorizzato il 30% di più di quanto ipotizzato dai fondi di private equity interessati all’acquisizione dopo la scomparsa del fondatore). In ogni modo, Esselunga si ritroverà proprietaria del 67,5% dell’immobiliare di servizio (è proprietaria della gran parte dei muri dei supermercati) che anni fa era stata scorporata. Ovvero della maggioranza di blocco, utile per procedere a qualsiasi altra operazione straordinaria. Il passo successivo sarebbe la fusione tra la società operativa e la holding capogruppo Supermarket Italiani, presieduta da Piergaetano Marchetti. A quel punto, accorciata la catena di controllo, e recuperata la proprietà diretta dei muri (che fanno patrimonio tangibile ma che faranno crescere il debito netto del gruppo), la società sarebbe pronta per la quotazione, che dovrebbe permettere poi a Giuseppe e Violetta di cedere il 30% di quanto posseggono ora dell’insegna commerciale (il 70% è in mano alle altre eredi) e rinunciare fin da ora a un posto in consiglio d’amministrazione.

La lotteria del valore

Quanto può valere Esselunga quotata? Secondo il sito Affari Italiani tra 1,66 e 6,25 miliardi di euro a seconda del metodo che si utilizza per valutare l’azienda e dei competitor già quotati (Wal-Mart, Carrefour, Ovs, ecc) che vengono presi per la comparazione. Si tratta ovviamente di una forchetta di valore fin troppo ampia e solo teorica, dato che il valore di Borsa di un titolo è influenzato anche dal momento di mercato e dalla congiuntura macro prevista nel momento in cui sbarca in Borsa. Nei giorni scorsi era arrivata l’offerta da 7,5 miliardi di euro di Yida Investment , il gruppo cinese interessato ad acquisire la catena italiana. Un valore che, stando a queste analisi, sarebbe stato quindi ben remunerativo del gruppo. Ma la proprietà vuole ancora gestire, procedere col miliardo e ottocento milioni di euro di investimenti previsti, e poi magari vedere quanto il mercato valorizzerà il gruppo. Ma questa è tutta un’altra storia.

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