Dairy

Obiettivo 70 milioni per Latterie Vicentine

La cooperativa leader nell’Asiago Dop ha arricchito la gamma nel porzionato e si appresta a rivedere prodotti e packaging nei formaggi freschi, a cominciare dagli yogurt.

Novità nel banco taglio, un restyling delle confezioni nello yogurt e un rinnovato impegno nei formaggi freschi. Latterie Vicentine lavora su più fronti, con l’obiettivo di superare nel 2017 il traguardo dei 70 milioni di euro di fatturato, crescendo di quasi 5 milioni rispetto allo scorso anno. L’andamento delle vendite è positivo – dichiara Piero Cerato, Direttore Commerciale della cooperativa di Bressanvido (Vi)e conquistiamo quote di mercato. Di certo Latterie Vicentine confermerà la sua leadership nell’Asiago Dop, di cui è di gran lunga il primo produttore con 415.506 forme di Asiago Fresco Dop, su un totale di 1,3 milioni certificate dal Consorzio di Tutela.

Novità nel libero servizio

Nell’Asiago i problemi di prezzo e distribuzione, legati soprattutto al prodotto stagionato, convivono con le opportunità, rappresentate in particolare dal libero servizio. Nel banco refrigerato Latterie Vicentine ha proposto prodotti porzionati a marchio privato e non, con grammature pensate per ridurre la battuta di cassa che hanno avuto una risposta molto positiva. Da gennaio 2016 a giugno 2017 le nostre vendite nel porzionato sono salite del 580% – chiarisce Cerato – e questo dimostra la qualità del lavoro svolto. Esclusivamente destinato al libero servizio è l’Asiago Bio: Per adesso è una nicchia – precisa Cerato – che incide il 3% rispetto alla produzione totale, ma è in linea con i trend di consumo contemporanei. Così come le caciotte delattosate, che abbiamo messo in commercio da pochi mesi e che in futuro verranno seguite da altre referenze.

Un’immagine più moderna nel banco frigo

Sempre nell’ambito dei freschi, è in programma la rivisitazione dei prodotti e del packaging, a partire dagli yogurt. L’impostazione di base resterà immutata – anticipa Cerato – quindi sulle confezioni continueranno ad esserci i volti dei nostri soci, coerentemente con una strategia di comunicazione portata avanti dallo scorso anno, ma daremo più spazio al marchio e l’immagine complessiva sarà più moderna. E a dimostrare l’attenzione ai freschi è l’arrivo dal 1° maggio in azienda di Riccardo Cendron, già Coordinatore dell’Ufficio Acquisti del Gruppo Poli e con ruoli importanti in Agorà Network e nella supercentrale Esd Italia. Riccardo, che mi affianca con il ruolo di Responsabile Commerciale, segue in particolare i freschi, dove avrà modo di mettere a frutto l’esperienza maturata in tanti anni dall’altra parte della barricata.

La fusione con la Latteria Montebello

Nel 2016 la cooperativa ha acquisito la Latteria Sociale Montebello Vicentino, attraverso una fusione che ha comportato l’ingresso di 21 nuovi soci, una crescita del 6% del latte conferito e del 10% della produzione di Asiago Fresco Dop. Ma c’è ancora spazio per operazioni simili? Più che altro c’è la necessità di unità sul fronte della proposta commerciale – dice Cerato – perché altrimenti ci si rende attaccabili da parte di una Gdo che ha dimensioni incomparabili rispetto alle nostre.

L’accordo Ceta? Un primo passo, ma positivo

Restando sul piano strategico, molte discussioni sta suscitando l’accordo commerciale Ceta con il Canada: l’Asiago è una delle denominazioni definite generiche dal trattato e quindi utilizzabili da parte dei produttori locali, con l’obbligo però di specificare sulla confezione che si tratta di un prodotto Made in Canada e il divieto di qualsiasi evocazione che potrebbe trarre in inganno il consumatore sulla provenienza geografica, come per esempio la bandiera tricolore. Un compromesso al ribasso, secondo alcuni, che sostanzialmente darebbe via libera alle imitazioni del Made in Italy. A questa domanda rispondo a livello personale, non come Direttore Commerciale di Latterie Vicentine – premette Cerato – e dico che giudico in maniera positiva il trattato Ceta e lo considero il primo passo di una strada ancora lunga. Obiezioni sono state sollevate durante le negoziazioni, ma alcune delle critiche che sento avanzare ora che tutto è definito, mi sembrano strumentali. E poi soprattutto non capisco come si può pensare che una forma di tutela, qual è quella prevista dal Ceta, possa in qualche modo sfavorire il sistema Italia.