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Amazon, è l’ora della crescita (a tutti i costi)

Il gruppo di Seattle stupisce ancora per la capacità di accelerare ulteriormente fronte ricavi grazie a Prime e ai servizi web. Meno redditizia l'attività retail.

Quarantatre miliardi di dollari di vendite in un solo trimestre, con una crescita del 34% rispetto a quanto fatto nello stesso periodo del 2016, quando le vendite si erano fermate “solo” a 32 miliardi. Sono questi i numeri di Amazon, relativi al periodo luglio – settembre 2017, che hanno impressionato gli analisti e gli investitori di Wall Street, accorsi a comprare le azioni della società di Seattle a piene mani dopo la comunicazione di questi risultati. Nei primi nove mesi del 2017 i ricavi di Amazon sono così arrivati a 117 miliardi di dollari: erano 92 miliardi nel 2016. Nel terzo trimestre del 2007 – esattamente dieci anni fa – le vendite di Amazon erano state di 3,26 miliardi, ovvero dieci volte meno quelle attuali, e la distanza tra allora e gli ultimi dati rende ancora meglio l’idea di quello che è stato lo sviluppo di quest’azienda, che prevede di fatturare tra 56 e 60,5 miliardi di dollari nell’ultimo trimestre del 2017 (10 anni fa ne fatturava 5,6 mld). Il colosso dell’ecommerce, che conta attualmente 542 mila dipendenti nel mondo, prevede di assumere 120 mila stagionali per il prossimo periodo natalizio e aprirà un secondo quartier generale. Continua inoltre ad allungare il passo nella corsa alla digitalizzazione di intere fette di commercio tradizionale oltre quelle che sono le più rosee previsioni.

I servizi cloud crescono più di tutti…

Cosa raccontano i numeri di Amazon dell’ultimo trimestre? Restando sempre sulla dinamica dei ricavi, gli Stati Uniti sono ancora centrali nella strategia di crescita. Il mercato interno di Amazon è infatti salito del 35% contro il +29% delle attività internazionali, all’interno delle quali c’è probabilmente un’enorme variabilità a seconda dei Paesi, ma la società non fornisce dati a supporto. La crescita delle attività internazionali sta però accelerando rispetto ad inizio anno e non è escluso che presto raggiunga quella americana. I servizi web – sostanzialmente il cloud computing nel quale Amazon è di gran lunga il leader mondiale -, restano però i più veloci nella crescita, con un incremento del 42% e valgono da inizio anno 12,3 miliardi di dollari, ovvero il 10% di tutto il fatturato. Le vendite retail in Usa ammontano invece a 68,8 miliardi di dollari da inizio anno e quelle internazionali a 36,2 miliardi.

…e sono la gallina dalle uova d’oro

I servizi web sono anche quelli a maggiore redditività, con il risultato operativo (ebit) dei primi nove mesi che è pari a 2,97 miliardi di dollari (ebit margin 24%). A seguire gli Usa con un ebit di 1,14 miliardi (ebit margin 1,6%) mentre nell’internazionale l’ebit è negativo per 2,14 miliardi. L’ebit margin delle attività retail si sta però assottigliando di trimestre in trimestre: colpa, probabilmente, dei grossi investimenti in logistica e infrastrutture digitali che la società sta ancora facendo, unitamente a una massa critica di clienti internazionali che non è stata ancora raggiunta. Dell’entità degli investimenti di Amazon non si sa quasi nulla in realtà: è certo che stanno ancora accelerando come dimostra il calo di free cash flow, sceso a 3,5 miliardi di dollari a fine settembre 2017 dai 5,3 miliardi di settembre 2016, nonostante la crescita imperiosa dei ricavi. Anche gli utili netti dei primi nove mesi scendono a 1,17 miliardi dai 1,67 miliardi del 2016.

Prime è l’atout del boom dei ricavi

Secondo gli analisti che si interessano alle sorti della società creata da Jeff Bezos, è il servizio Prime, ovvero l’abbonamento fisso con cui si ottengono spedizioni illimitate, unitamente al Prime Day, il grande catalizzatore della crescita dei ricavi. Oltre ai servizi web (Aws). D’altro canto un po’ tutti pongono l’accento sul calo dei margini operativi delle attività retail, con quelli americani che si assottigliano e quelli internazionali che accrescono il rosso. Ma la società non vuol fermare la sua corsa agli investimenti: prepara infatti lo sbarco nella distribuzione di farmaci e cresce in India, il grande mercato sul quale sembra scommettere maggiormente rispetto alla Cina, la cui presenza è sempre meno sotto i riflettori.

Whole Foods, parte la convergenza con Amazon

L’acquisizione di Whole Foods è un capitolo a parte, che desta molta curiosità. Il contributo alle vendite trimestrali della catena texana di prodotti bio è stato di un 1,3 miliardi di dollari, per un mese abbondante di presenza nei conti consolidati (il closing dell’operazione è avvenuto il 28 agosto scorso). Sembra essere un valore coerente con la vecchia gestione, anche se Amazon ha già iniziato a lavorare sulle nuove attività. E’ ancora presto per capire cosa ne sarà realmente della catena appena acquisita, perchè Amazon non ha svelato i piani strategici neanche in occasione di questa trimestrale. Le prime azioni sono state un abbassamento dei prezzi di determinati prodotti, segnalati da un’etichetta nella quale compare per la prima volta il doppio logo “Whole Foods + Amazon”, forse a sottolineare che il prezzo di favore è una conseguenza dell’acquisizione. Sono poi comparsi gli Amazon Lockers, i box per i ritiro gratuito dei prodotti acquistati sul sito Amazon, nei negozi WF, a mo’ di servizio “click and collect”. Amazon ha poi aperto una vetrina di vendita di prodotti a marchio WF sul suo sito (in Italia lo fa con EcorNaturaSì, la catena bio italiana per eccellenza). Tutte azioni tipiche di un processo di convergenza tra spazi fisici, foriero di altri sviluppi annunciati dalla società, ma sui quali non è stato ancora alzato il velo. Ne ha fatta di strada il venditore online di libri, che ora apre librerie fisiche e che vuole “amazonizzare” tutto il commercio. Chissà dove arriverà.