RETAIL

Tesco, nuova stretta sui costi di gestione

Il retailer britannico intende tagliare 90 reparti di macelleria e pescheria. Un progetto di ristrutturazione che punta al risparmio, ma può segnare anche un cambio di posizionamento

Durante le scorse festività natalizie Tesco ha registrato la migliore performance dal 2019, con un aumento delle vendite pari al 2,2% rispetto all’anno precedente. Il suo titolo in borsa, poi, nell’ultimo bimestre appare in ripresa e gode di previsioni rialziste. Ma, per il leader della distribuzione britannica, il piano lacrime e sangue lanciato dal Ceo Dave Lewis nel 2015 non sembra affatto concluso. Anzi, confermando le anticipazioni di The Guardian, il retailer intende adesso chiudere 90 banchi di prodotti alimentari freschi in altrettanti negozi e tagliare circa 200 mense aziendali. Quest’ultime, che forniscono pasti caldi in un terzo dei suoi store, saranno sostituite da aree dedicate alla cucina self-service con distributori automatici.

MIGLIAIA DI LICENZIAMENTI

A rischio, dunque, ci sarebbero quasi 9mila posti di lavoro. La metà di questi, secondo le prime notizie diramate dal rivenditore, saranno probabilmente riassorbiti con l’assegnazione ad altri incarichi. Gli esuberi, invece, si sommeranno ai 10mila licenziamenti già determinati negli ultimi quattro anni dal programma di riduzione dei costi.

LA POSIZIONE DI TESCO

La decisione di chiudere 90 banchi di carne, pesce e altri cibi freschi, sarà inoltre accompagnata da una revisione nel funzionamento di parte dei restanti 700, con l’adozione di orari ridotti. Una mossa che la catena ritiene in linea con i cambiamenti nelle abitudini di acquisto, sempre più orientati verso i driver della praticità e del risparmio di tempo. Come dimostra, del resto, anche il lancio del format Jack’s.

IDENTITÀ A RISCHIO

Ma, secondo non pochi analisti, Tesco potrebbe pagare a caro prezzo una strategia che, nel concreto, rimuove dai suoi store alcuni degli elementi in grado di segnare la differenza con i discount. Insomma, pur ottenendo nell’immediato un significativo taglio dei costi di gestione, il player ne risentirebbe poi sul valore del marchio.

UN CONTESTO SEMPRE PIÙ COMPLICATO

Intanto, oltre agli scenari certamente poco rassicuranti della Brexit, il player deve fare i conti con l’ascesa prepotente dei discount tedeschi Aldi e Lidl. A ciò si aggiunge la possibile fusione tra Sainsbury’s e Asda, che consentirebbe alla nuova società di avere una posizione dominante sul mercato. Per il management, dunque, la difficile scelta resta tra risparmiare sui costi, reinvestendo in competitività, oppure salvaguardare l’identità dell’insegna.

 

 

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