Ki Group si prepara alle grandi manovre?

L’azienda del biologico, presieduta da Daniela Santanchè, ha annunciato il conferimento delle attività operative a una newco. Una scelta osteggiata dall’azionista di minoranza
Ki Group si prepara alle grandi manovre?

Cosa si cela dietro il conferimento delle attività operative di Ki Group ad una nuova società creata ad hoc? Alla domanda non è ancora possibile dare una risposta precisa, ma quel che si percepisce dall’esterno è che l’azienda del biologico presieduta dalla Senatrice Daniela Santanchè sta vivendo un momento di rinnovamento piuttosto importante. D’altronde i risultati di bilancio negli ultimi tempi non hanno certamente premiato la gestione (perdita netta di 200mila euro nel primo semestre 2018 e ricavi in calo del 12% a 21,1 milioni) e anche i titoli quotati sul mercato borsistico dell’Aim hanno avuto un andamento decisamente negativo, con una perdita di valore delle azioni superiore al 50% solo negli ultimi 12 mesi. A metà febbraio 2019, la società ha comunicato la volontà di entrare con la propria offerta anche in grande distribuzione, diversificando i canali di vendita rispetto ai negozi specializzati e alle erboristerie che rappresentano da sempre la storica clientela, ma che mostrano segnali di affanno. Stando alle comunicazioni sarebbero state avviate delle “collaborazioni” con le insegne Conad, Esselunga e Auchan, senza specificare meglio gli ambiti. Ma la novità più importante, si diceva, è arrivata con l’assemblea dello scorso 21 gennaio, quando gli azionisti hanno votato il trasferimento delle attività operative di Ki Group a una newco interamente controllata che si chiama sempre Ki Group e che diventa il nuovo cuore del gruppo a partire dal 28 febbraio. La vecchia Ki Group cambierà la propria denominazione in Ki Group Holding e si occuperà di gestione delle partecipazioni e servizi alle società controllate. “Il conferimento del ramo d’azienda all’interno di un veicolo societario di nuova costituzione – per sua natura limitatamente esposto a rischi operativi, giuridici e fiscali pregressi – rappresenta una struttura legale nota e gradita nel settore delle operazioni di M&A e, pertanto, utile a facilitare la ricerca di nuovi partner industriali e/o finanziari disposti a investire e a far crescere il core business della società” si legge in un allegato al verbale dell’assemblea reso disponibile un mese dopo.

SALTA IL ‘MATRIMONIO’ CON IDEA TEAM?

Bioera, che controlla la maggioranza del capitale di Ki Group, ha messo in vendita la sua partecipazione più importante? Questa è sicuramente una notizia, se non fosse che la società era stata già promessa in sposa a quello che è attualmente l’azionista di minoranza con il 27% circa delle quote. Ovvero la Idea Team, una holding di raccordo di una serie di società partecipate in buona parte attive nel mondo del biologico, come La Finestra sul Cielo o Nat & Bio. Che ha in mano un’opzione call che, se esercitata, le permetterebbe di acquisire proprio nel 2019 un pacchetto di azioni tale da portarla in maggioranza e che ha votato contro questa delibera, mettendo a verbale una dichiarazione piuttosto dura. “Come è noto – ha detto il delegato Idea Team in assemblea – a breve la società potrebbe acquisire il controllo di Ki Group laddove eserciti l’opzione di cui all’accordo stipulato con Bioera e Biofood (azionisti di maggioranza, ndr) nel luglio del 2016. Coerenza vorrebbe che il socio di maggioranza deliberasse l’operazione dopo l’eventuale infruttuosa scadenza della cennata opzione e non in prossimità ad essa, anche per non pregiudicare i diritti di Idea Team”.

LA PREOCCUPAZIONE DEL SOCIO DI MINORANZA

L’intenzione di Idea Team, per quanto si intuisce al momento, sarebbe quella di esercitare l’opzione in modo da favorire la creazione di un gruppo di una certa consistenza attivo nel biologico, uno dei pochissimi settori del largo consumo in crescita solida e dove la concorrenza si è fatta aspra negli ultimi anni. E infatti emerge la preoccupazione per quest’operazione. “Il socio Idea Team – continua la disamina – non comprende le ragioni industriali, economiche e giuridiche a sostegno del conferimento del ramo operativo della società in una newco. Si teme che l’operazione generi costi certi a fronte di incerti benefici: il rischio di peggioramento delle condizioni di fornitura di beni e servizi anche finanziari, che verrebbero fruiti da un soggetto di nuova costituzione; l’impatto che l’operazione potrebbe avere anche con i clienti, con riflessi sul fatturato; gli esborsi in caso di esercizio del recesso da parte dei soci, stante il cambiamento di oggetto sociale di Ki Group”. Cosa bolla in pentola in casa Ki Group non è ancora chiaro, ma sembra invece certo che qualche colpo di scena non mancherà nei prossimi mesi.

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