Sainsbury’s e Asda, le ultime mosse per convincere l’Antitrust

Entro il 30 aprile l’autorità britannica garante della concorrenza dovrà esprimere un parere definitivo sulla fusione. Le strategie per evitare una probabile bocciatura del piano
Sainsbury’s e Asda, le ultime mosse per convincere l’Antitrust

Quello tra i due retailer britannici Sainsbury’s a Asda sembrerebbe un matrimonio che proprio non s’ha da fare. Almeno secondo il parere della Competition and markets authority inglese che, nel nuovo gruppo da 66 miliardi di sterline di fatturato e oltre 2.500 punti vendita, vede anzitutto il rischio concreto di un rincaro dei prezzi. Ma anche minore qualità e scelta, accanto alla prospettiva di un’esperienza d’acquisto complessivamente più scarsa. Insomma, nessuna speranza per la fusione da circa sette miliardi di sterline annunciata un anno fa tra euforia e polemiche. A meno che, suggerisce sempre la Cma nel suo parere provvisorio, i due player non procedano alla vendita di un numero significativo di negozi e altre attività, ricreando così quella rivalità competitiva persa attraverso il loro accordo.

LE RICHIESTE DELLA CMA

In tutto, Asda e Sainsbury’s dovrebbero cedere 300 supermercati. La Cma, infatti, ha individuato ben 629 aree in cui la fusione porterebbe a un sostanziale calo della concorrenza. Inoltre, altre 290 aree in cui la competizione online sarebbe inevitabilmente ridotta e 65 sovrapposizioni locali con piccoli negozi di alimentari.

TRE POSSIBILI SOLUZIONI

In attesa del pronunciamento definitivo, previsto entro il 30 aprile, la strategia di Mike Coupe, numero uno di Sainsbury’s, e di Roger Burnley, amministratore delegato di Asda, ruota intorno a tre direzioni. La prima è quella di convincere l’autorità che l’operazione, anziché danneggiare le tasche dei consumatori, favorirebbe prezzi più concorrenziali.

UN PIANO PER FAVORIRE IL RISPARMIO

Un terzo dei risparmi complessivi generati dalla fusione, infatti, verrebbe utilizzato per ridurre la battuta di cassa dei prodotti di uso quotidiano. Entro tre anni, dunque, sarebbero destinati a questo scopo circa un miliardo di sterline, garantiti dai controlli di una società terza, nonché rendicontati nella relazione annuale del rivenditore. Gli effetti degli scontrini più leggeri sarebbero visibili già nel primo anno, con un taglio dei prezzi pari a 300 milioni di sterline.

FINO A 150 SUPERMERCATI IN VENDITA

Intanto, Sainsbury’s e Asda hanno annunciato di essere disposti anche a cedere tra 125 e 150 store, oltre ad alcuni minimarket e un certo numero di stazioni di servizio. Ulteriori dismissioni, tuttavia, vengono considerate improponibili. Troppo poco, dunque, per soddisfare i rilievi del Cma e poter sperare in un’approvazione del piano.

L’IPOTESI DEL RICORSO

L’ultima strada, infine, potrebbe essere quella di impugnare la sentenza dell’Antitrust di fronte al Competition Appeal Tribunal. I due retailer, del resto, hanno già dichiarato che l’analisi dell’antitrust “fraintende il modo in cui le persone fanno acquisti oggi e ignora l’intensità della concorrenza e il dinamismo del mercato alimentare britannico, che si evolve su base quasi settimanale“.

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