Filiera agroalimentare, come creare più valore per tutti

Da un'analisi sul contributo dei protagonisti di un comparto che genera oltre 538 miliardi di euro risulta che, nella ripartizione degli utili, la quota maggiore va all’industria
Filiera agroalimentare, come creare più valore per tutti

La filiera agroalimentare estesa, composta da agricoltura, industria di trasformazione, intermediazione, distribuzione e ristorazione è il primo settore economico del Paese. Un comparto capace di sviluppare un fatturato totale di 538,2 miliardi di euro e un valore aggiunto di 119,1 miliardi di euro, sostenendo 3,6 milioni di occupati, con 2,1 milioni di imprese coinvolte. E’ la prima macro conclusione del rapporto “La creazione di valore lungo la filiera agroalimentare estesa in Italia”, realizzato da The European House – Ambrosetti e presentato a Roma, alla presenza dei leader delle associazioni della Gdo: Claudio Gradara, Presidente Federdistribuzione; Marco Pedroni, Presidente Coop Italia; Francesco Pugliese, AD Conad e Giorgio Santambrogio, Presidente ADM – Associazione Distribuzione Moderna.

Francesco Pugliese (Conad), Giorgio Santambrogio (ADM), Marco Pedroni (Coop Italia), Claudio Gradara (Federdistribuzione) e Valerio De Molli (The European House – Ambrosetti).

L’UTILE DI FILIERA PREMIA L’INDUSTRIA

Partendo dai consumi alimentari, il rapporto ricostruisce l’utile di filiera, analizzandone la ripartizione tra tutti gli attori della filiera e mettendo in evidenza che la quota della distribuzione è poco più di un quarto di quella dell’industria di trasformazione, mentre quella dell’agricoltura è poco meno della metà. In sostanza, su 100 euro di consumi degli italiani il 32,8% remunera i fornitori di logistica, packaging e utenze, il 31,6% il personale, il 19,9% le casse dello Stato, l’8,3% i fornitori di macchinari e immobili, l’1,2% le banche, l’1,1% le importazioni nette e solo il 5,1% gli operatori della filiera agroalimentare estesa. Una quota piuttosto ridotta e così ripartita: il 43% all’industria, il 19,6% all’intermediazione (grossisti e intermediari in ambito agricoltura, industria e commercio), il 17,7% all’agricoltura, l’11,8% alla distribuzione e il 7,8% alla ristorazione. A ciò va aggiunto che negli ultimi sei anni l’utile di filiera della distribuzione si è ridotto del 9,9%, mentre la quota dell’industria è cresciuta del +4,9%.

Un altro dato interessante riguarda la ripartizione dell’utile nell’ambito dell’industria di trasformazione alimentare. Infatti, le 57 aziende leader, in gran parte multinazionali, con una share superiore al 40% nei mercati di riferimento, catturano il 31,1% dell’utile di tutta l’industria alimentare e il 13,4% di quello dell’intera filiera.

UNA SITUAZIONE DI SQUILIBRIO

I rappresentanti della Gdo hanno sottolineato una situazione di squilibrio, che “pone i grandi gruppi industriali in una posizione di grande forza, capace di superare ogni confronto e imporre le proprie condizioni in tutte le forme di negoziazione e trattativa”. In realtà, la filiera agroalimentare italiana è “un patrimonio da coltivare e sviluppare per la sua capacità di attivare indotto e crescita nei territori”. I retailer auspicano dunque che le istituzioni favoriscano questa dinamica positiva, creando le condizioni per ridare slancio ai consumi e agli investimenti.

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