Se Amazon vende cibo scaduto

Negli Usa il colosso dell’ecommerce è al centro di un’inchiesta giornalistica sulla commercializzazione di prodotti alimentari scaduti, spediti da venditori di terze parti
Se Amazon vende cibo scaduto

L’allarme arriva dagli Stati Uniti dove un’inchiesta della Cnbc ha portato alla luce una vera e propria falla nella filiera del colosso e-commerce. Una carenza di controlli che permetterebbe a numerosi venditori di terze parti la commercializzazione su larga scala di prodotti alimentari scaduti. Secondo un report effettuato da 3PM per conto del network, all’interno della categoria Grocery & Gourmet almeno il 40% dei venditori avrebbe ricevuto più di cinque lamentale circa la scadenza del cibo spedito. Inoltre, agli acquirenti capiterebbe con una certa frequenza di avere scarsa chiarezza su chi sia realmente il venditore, oppure se i prodotti siano effettivamente freschi. Una questione non certo di poco conto, soprattutto se si considera che su Amazon le aziende attive nella distribuzione di generi alimentari sono 2,5 milioni. Il rischio reale, quindi, è che sulla piattaforma finiscano interi stock di prodotti provenienti da negozi e magazzini in liquidazione. E d’altronde, tutto ciò sembra stia accadendo per esempio con alcune sedi di Teavana, compagnia del tè acquisita da Starbucks, chiuse due anni fa. Sul marketplace, insomma, si troverebbero ancora referenze provenienti da quegli store, con commenti dei clienti tutt’altro che lusinghieri.

COSA PREVEDONO I CONTRATTI

Secondo gli accordi contrattuali, i venditori sono tenuti a fornire ad Amazon una data di scadenza precisa dei loro prodotti, che non può comunque essere inferiore a 90 giorni. Resta complesso però verificare quanto il sistema logistico riesca a monitorare l’effettiva applicazione delle regole, considerata anche l’enorme mole degli affari.

LA RISPOSTA DI AMAZON

L’inchiesta di Cnbc ha quindi portato all’attenzione del colosso di Jeff Bezos un elevato numero di condotte fraudolente, in cui i clienti lamentavano di aver ricevuto prodotti scaduti, o contraffatti. La società, da parte sua, ha dichiarato che l’intera faccenda sarebbe limitata a incidenti sporadici, ma ha comunque assicurato azioni correttive.

RISCHI DI IMMAGINE ANCHE PER I PRODUTTORI

C’è inoltre un altro aspetto da considerare. Quando i consumatori si ritrovano ad aver acquistato un alimento scaduto, tendono a pubblicare recensioni negative sul produttore, attribuendogli erroneamente responsabilità invece riconducibili al venditore terzo. Una dinamica che preoccupa non poco le aziende, perché ovviamente rischia di lederne la reputazione, oltre che danneggiare il business dell’e-grocery.

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