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La reputation: asse strategico per il pomodoro da industria

L’assemblea annuale dell’Anicav ha affrontato un tema centrale per un settore che conta 115 aziende e fattura 3,3 miliardi di euro. Nella campagna 2019 trasformati 4,8 mln di tonnellate di pomodoro. All'interno del post anche le videointerviste a Teresa Bellanova, Ministro Politiche Agricole, Antonio Ferraioli e Giovanni De Angelis di Anicav, Francesco Mutti di Mutti e altri

La valorizzazione del comparto e delle produzioni sono stati i temi al centro dell’annuale assemblea dell’Anicav, la più grande associazione di rappresentanza delle imprese di trasformazione del pomodoro al mondo, svoltasi alla Mostra d’Oltremare di Napoli. Un flash sui numeri: nella campagna 2019 in Italia sono state trasformate 4,8 milioni di tonnellate di pomodoro; il nostro paese rappresenta il 13% della produzione mondiale e fornisce il 50% del pomodoro trasformato in Europa. Il fatturato del comparto è pari a 3,3 miliardi di euro, di cui 1,7 miliardi è frutto dell’export.

UN TEMA CENTRALE

Cifre a parte, al centro della settima edizione degli “Stati Generali” del pomodoro da industria è stato il tema della reputation: “Un argomento di grande importanza e attualità per la nostra filiera, che vive una serie di difficoltà e criticità che influenzano la percezione che l’opinione pubblica ha del settore e delle nostre produzioni”, ha affermato Antonio Ferraioli, Presidente Anicav.

Dallo studio, presentato da  è emerso che la reputazione delle conserve di pomodoro è pari a 78,3 punti (su 100), mentre quella delle aziende del comparto  si ferma a quota 67,9. Il pomodoro è identificato come eccellenza dell’industria alimentare italiana e simbolo del made in Italy. Tuttavia, emerge un dato preoccupante: l’82% degli intervistati associa il pomodoro al caporalato. Uno “stigma” reputazionale di cui la filiera, nonostante l’impatto sul settore sia marginale, si è sempre fatta carico, ma che influisce negativamente sulla percezione del comparto e sulla competitività delle aziende.

COMUNICARE IL VALORE DELLA FILIERA

Giovanni De Angelis, Direttore Generale Anicav, ha dichiarato che “i risultati della ricerca ci devono servire a supportare i processi decisionale e le strategie comunicative delle aziende e dell’associazione per promuovere e difendere la reputazione di un comparto che rappresenta una, se non la più importante, filiera italiana dell’ortofrutta trasformata in termini di fatturato e quantità prodotte.

Francesco Mutti, AD Mutti spa, ha sottolineato con forza, a questo proposito, che non è la filiera a essere ‘sporca’: lo sono semmai alcuni singoli comportamenti. Dobbiamo dunque lavorare per ricostruire, in Italia e sui mercati internazionali, l’immagine del pomodoro, frutto di una filiera sana e dai grandi valori. Per essere accettati sempre di più all’estero dobbiamo essere ancora più forti e trasparenti”.

LA TRASPARENZA É UN VALORE

C’era grande attesa per l’intervento di Teresa Bellanova, Ministra del Mipaaf, ricco di spunti e di stimoli. “Non esistono filiere sporche – ha esordito – ma aziende che commettono reati e vanno punite: i pomodori non sono il frutto del caporalato. Se vogliamo avere una reputazione forte, dobbiamo dire al consumatore che la trasparenza è un valore, è un diritto. Nessuno può averne paura. E’ importante che i cittadini conoscano il valore del prodotto: se si abituano a comprare a costi che nemmeno coprono quelli di produzione, avremo un problema enorme, perché quel risparmio lo sta pagando qualcuno.

Dobbiamo combattere il caporalato e le pratiche sleali di mercato, accelerando il recepimento della direttiva Ue in materia e coordinandola con la nostra legge nazionale”. La ministra ha anche sottolineato che le aste al doppio ribasso, pur non essendo in quella direttiva, sono caporalato in giacca e cravatta: appoggio la legge (passata per ora alla Camera, ndr) che le vieta”.

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