Post-Covid, i nuovi trend del F&B in una survey esclusiva

In esclusiva i risultati della survey internazionale di AlixPartners che analizza i trend F&B post-Covid e indica alle imprese le strategie per la ripartenza

Come sono cambiate le abitudini di consumo durante l’emergenza Covid? Come si tradurranno queste novità nel “new normal” che caratterizzerà industria alimentare e distribuzione in futuro? Per rispondere a queste domande fondamentali per il futuro del comparto agroalimentare, AlixPartners ha condotto una survey internazionale in occasione del quarto webinar organizzato dal gruppo Food nell’ambito del progetto Food per l’Italia – Il Food che verrà”.

Nel corso della presentazione, è stata anche effettuata una serie di instant poll tra i partecipanti connessi al webinar. Tutte indicazioni preziose per capire come industria e distribuzione possano, e debbano, adeguarsi al cambiamento.

I TREND PRE-COVID

L’indagine è stata condotta in quattro Paesi europei – Italia, Regno Unito, Francia e Germania – e si concentra sull’impatto della pandemia e sulle opportunità aperte dalle sue conseguenze economiche.

Negli ultimi 10-15 anni, l’industria del Food & Beverage ha già affrontato importanti cambiamenti, anche ‘disruptive’” – ha ricordato, presentando la ricerca, il Managing Director di AlixPartners Marco Eccheli. In particolare:

  • Nascita e sviluppo del self-centric consumer
  • Focus sui cibi salutistici, dove il salutisimo diventa sempre più uno stile di vita
  • Ritorno all’artigianalità e attenzione ai prodotti locali
  • Crisi delle grandi superfici (iper), sviluppo della prossimità con formati dedicati e nascita di formati ibridi (ristorazione/retail)
  • Nuove modalità di shopping (e-commerce, nelle sue varie forme: home delivery, click & collect,…)

Questi trend, molti dei quali secondo la ricerca hanno subìto un’accelerazione in seguito agli effetti del Covid, a loro volta hanno fatto registrare una serie di conseguenze tanto sul fronte degli impatti quanto su quello delle opportunità.

LE NUOVE LINEE DI TENDENZA

Le restrizioni del lockdown hanno intensificato notevolmente le transazioni e-commerce. Il 34% dei consumatori italiani ha ordinato la spesa online per la prima volta o più spesso, e il 19% ha fatto lo stesso con il pick-up in store. Nel complesso, ora il 43% degli italiani compra prodotti F&B online.

Un discorso analogo vale per i trend salutistici. Oggi il 20% degli italiani compra healthy foods and beverages più spesso rispetto a prima del lockdown. Inoltre il 63% dichiara che il mantenimento di uno stile di vita sano è diventato più importante, e il 38% mangia frutta e verdura fresche con maggiore frequenza rispetto a prima del lockdown.

Quanto a offerta premium, prodotti artigianali e attenzione all’autenticità, il 28% degli italiani compra più frequentemente prodotti food locali e artigianali rispetto a prima del lockdown, mentre il 25% dei consumatori premium si dichiara disponibile a pagare di più per prodotti autentici.

Infine, il 43% degli italiani oggi cucina a casa con maggiore frequenza rispetto a prima del lockdown. Il che apre nuove opportunità per i brand di ripensare alle esperienze food out-of-home tra le mura domestiche. Al centro delle nuove politiche di marketing andranno inserite nuove esperienze di consumo at home.

IL NEW NORMAL

A questo proposito, Eccheli sottolinea come l’abitudine di cucinare a casa sia aumentata considerevolmente (il 43% degli intervistati dichiara di cucinare di più a casa rispetto a prima del lockdown) portando anche ad un forte incremento, soprattutto nei giovani, della “conoscenza e cultura dell’ingrediente”. Una tendenza che, grazie anche dall’aumento consistente del remote working, è destinata a incidere anche nell’era post Covid. Molte aziende stanno già investendo in questa direzione – basti pensare agli ultimi spot di ambientazione ‘casalinga’ di Aperol e Amaro Del Capo – e la “valorizzazione dell’origine degli ingredienti” è destinata a pesare sempre di più sulle scelte dei consumatori. Anche sul fronte della distribuzione “sarà interessante notare – continua Eccheli – intensità e modalità dei cambiamenti. Alcuni retailer stanno già lavorando per adeguare l’assortimento a scaffale, mettere più in evidenza i prodotti del territorio e valorizzare tracciabilità e origine”. A questo proposito, “sarà ancora più forte l’attenzione a come viene preparato il prodotto finito, tanto più se rivolto a consumatori giovani. Soprattutto nell’ambito del ready-to-eat e delle private label. Per i prodotti a marchio sarà sempre più frequente l’ingresso nel segmento premium, facendo leva su ingredienti selezionati, tracciati e locali”.

Rispetto ad altri Paesi europei, in Italia i timori per la salute non stanno limitando sensibilmente lo shopping fisico – anche in più punti vendita differenti – né la frequentazione dei ristoranti. Pesano, invece, preoccupazioni per il futuro di natura economica e finanziaria. Nonostante l’attivazione di misure di sostegno al reddito, a partire dalla cassa integrazione, molti consumatori spendono già meno per la spesa alimentare. “Il 35% degli italiani – ricorda Eccheli cerca prezzi più bassi. Industria e retail dovranno quindi cercare nel prossimo futuro formule che riescano a coniugare l’attenzione per gli ingredienti con prezzi il più possibile vantaggiosi per i consumatori”.

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