E-commerce e Digital Food Strategy, aumentano i giri del motore

Una recente ricerca di Casaleggio Associati svela i numeri salienti del Food & Beverage "digitale", tra cui spiccano i 2 milioni di clienti online nel 2020

Le aziende del food & beverage credono nell’online e lo dimostrano con i fatti: dalle imprese della Gdo alle Pmi sono in aumento gli investimenti digitali che puntano a instaurare una relazione diretta con il consumatore anche, e soprattutto, attraverso l’e-commerce. È quanto emerge dal report “Digital Food Strategy – Le aziende dell’alimentare diventano sempre più smart” di Casaleggio Associati, presentato oggi, 27 ottobre, a Milano durante un evento digitale moderato da Francesca Zecca, Caposervizio di Food (media partner della convention), che ha coinvolto oltre 1.000 persone collegate in streaming. 

Da Sinistra: Maurizio Benzi, Partner di Casaleggio Associati, Francesca Zecca, Caposervizio di Food e Luigi Strino, Ceo PonyU

E-COMMERCE OLTRE LE ASPETTATIVE

La ricerca ha analizzato i dati relativi alle vendite online del 2019 del settore alimentare, che registrano una crescita del 19%, di molto superiore alle stime di inizio anno che, escludendo il delivery e i pasti pronti, parlavano di un +9,8% attestandosi a quota 653 milioni di dollari. Le stime più recenti che considerano l’impatto del Covid hanno invece aggiornato questa cifra a 697 milioni di dollari. E nel 2024 si prevede che il settore raggiunga i 1.013 milioni di dollari, con una penetrazione in termini di user del 20,8% (6,6% in più rispetto al 2020). I dati del primo semestre 2020 rilevano che la pandemia ha influito in modo sostanziale sull’evoluzione della presenza online del settore alimentare italiano, con un incremento di oltre 2 milioni di clienti online da gennaio a settembre 2020. Ma sebbene il mercato online alimentare in Italia non arrivi ancora all’1% del totale (contro il 4-8% nel resto d’Europa) è evidente come i brand e i produttori italiani abbiamo radicalmente cambiato l’approccio nei confronti della rete. Il 2020 è l’anno in cui l’intero settore alimentare ha subito un’accelerazione nel futuro – sostiene Davide Casaleggio, CEO & Partner di Casaleggio Associati, in pochi mesi c’è stato un salto in avanti di almeno 5 anni”

L’ONLINE È UNA RICHIESTA CHE ARRIVA DAL CONSUMATORE

Se in molti hanno investito nel digitale e hanno avuto successo, va evidenziato come il settore della logistica legata al food sia stato messo a dura prova dovendo far fronte a un aumento della domanda con picchi anche del 300-400%: “Sia i grandi brand che i piccoli produttori si sono accorti dell’importanza di creare una relazione digitale diretta con il cliente – continua Casaleggio –. Con i negozi chiusi la rete è stato l’unico contatto con l’esterno e chi lo ha capito per primo ha sofferto meno. La pandemia ha dato una grande accelerazione alla digitalizzazione del settore alimentare portando la creazione o l’ottimizzazione degli e-commerce, ma ha anche messo in evidenza la frammentazione del settore e le grandi differenze tra prodotti per ognuno dei quali si impone una riflessione rispetto alla vendita in rete”. Attraverso l’analisi del mercato italiano e interviste ai top manager delle aziende alimentari del nostro Paese la ricerca di Casaleggio Associati ha individuato quattro modelli di business ricorrenti per l’e-commerce che variano in base alla tipologia di prodotto: il prodotto autonomo, ovvero singole referenze capaci di soddisfare il bisogno, il paniere proprietarioil paniere in partnership e i prodotti della spesa venduti attraverso la Gdo. Quattro modelli che generano un approccio diverso in termini di relazione digitale con il cliente finale e come attività di marketing. Per le aziende del food la presenza online non è più una scelta – continua Casaleggio –, ma una richiesta che arriva dal consumatore. Il cliente finale vuole una relazione diretta con il brand, conoscere la filiera produttiva ed è sempre più attento a quello che consuma.” 

AUMENTA IL PESO DEI FOOD INFLUENCER

Analizzando un campione di circa 125 tra i più noti produttori e brand italiani, la ricerca riporta che il 30% dispone di uno shop online integrato all’interno del sito proprietario, il 2% ha uno shop sul sito ma per l’acquisto rimanda ad un marketplace o a un sito terzo, mentre il 68% dispone solo di un sito vetrina. La presenza online impone una strategia comunicativa ad hoc che ha visto crescere la presenza in rete dei food influencer: nel 2019 il 25% degli utenti ha acquistato prodotti promossi da influencer immediatamente, mentre il 74% dopo un po’. Il food è il settore che investe di più e tra maggio e agosto 2020 le interazioni con gli influencer sono aumentate del 32 per cento. Infine, si sta imponendo sempre più il tema della tracciabilità della filiera alimentare, con la blockchain sempre più protagonista. 

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