Kipre Holding, trattative per far entrare Rigamonti nella gestione

Rumors intorno alla società del gruppo brasiliano Jbs che potrebbe affittare il ramo d'azienda produttivo dell'azienda già rilevata dal finanziere Mincione
Kipre Holding, trattative per far entrare Rigamonti nella gestione

Un anno dopo l’arrivo del finanziere Raffaele Mincione in qualità di cavaliere bianco, Kipre Holding potrebbe cambiare destriero. Per la società fondata dalla famiglia Dukcevic, e poi passata sotto le cure del fondo lussemburghese Athena Capital di Mincione, si apre infatti l’ipotesi dell’arrivo del gruppo brasiliano Jbs, il maggior macellatore di carne al mondo. A sostenerlo è il quotidiano Mf secondo il quale le trattative sono entrate nel vivo, ma non riguarderebbero al momento la vendita delle attività. L’accordo sarebbe, infatti, per l’affitto del ramo d’azienda produttivo alla Rigamonti (bresaole valtellinesi), storica controllata del gruppo carioca che subentrerebbe alla gestione attuale senza acquisire la proprietà, dato che gli immobili resterebbero in carico al fondo Athena almeno per un primo momento. Quest’ultima, si ricorderà, aveva acquisito il complesso delle attività aziendali con l’impegno di investire 40 milioni di euro a valle di una procedura di ristrutturazione del debito ex articolo 182 bis che ha scongiurato un finale ben più amaro per tutti, dipendenti compresi.

In realtà tra Kipre, che trasforma prosciutti a marchio Principe di San Daniele (Dop di cui è il maggior produttore italiano) e King’s, e Rigamonti c’è già un legame. Le due aziende, infatti, hanno siglato un accordo per la gestione e lo sviluppo congiunto della parte commerciale e la creazione di sinergie all’estero, giocando sul fatto che hanno un portafoglio prodotti complementare.

RIGAMONTI ALLA CONQUISTA DEGLI USA

Se l’affare dovesse concretizzarsi, per Rigamonti sarebbe un bel salto dimensionale in quanto ai 120 milioni circa di ricavi propri potrebbe aggiungerne un’altra ottantina se nell’affare dovesse finire anche la controllata americana di Kipre. D’altronde la stessa Rigamonti, anche grazie alle sinergie con la sua casa madre Jbs che ha presenza consolidata in Usa intende rafforzare la sua presenza su quel mercato con un piano di investimenti pluriennale di grande importanza e stimato in oltre 200 milioni di euro per promuovere la salumeria italiana. In questo piano potrebbe rientrare anche la controllata americana dell’azienda ora di Mincione.

MINCIONE E I PROBLEMI COL VATICANO

Il finanziere laziale che aveva già acquisito le attività italiane ex Auchan insieme con la galassia Conad ha anche altro per la testa in questo momento. Coinvolto nel processo al tribunale del Vaticano per la presunta truffa alla Curia romana attraverso la vendita di un palazzo di Londra, su questo versante può respirare un po’ dopo che il tribunale papale ha annullato il rinvio a giudizio per un difetto di conoscenza delle carte da parte degli imputati, tra i quali anche il cardinale Angelo Becciu oltre allo stesso Mincione. Il processo fa così un passo indietro e dovrà ripartire su nuove basi. Mincione, ritenuto il dominus delle finanze vaticane alimentate dai soldi dell’Obolo di San Pietro, finora era accusato di peculato, truffa abuso d’ufficio, appropriazione indebita e autoriciclaggio. Le accuse per il momento sono cadute e i tempi di allungano, consentendogli di respirare. 

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