Pere, filiera in crisi: la produzione crolla del -75%

Nel 2023 le perdite economiche hanno superato i 340 milioni di euro

Benché le pere possano essere considerate un frutto ambasciatore dell’Italia sulle tavole d’Europa, al momento stanno rischiando l’estinzione o, quanto meno, una drastica riduzione produttiva, peraltro già in atto, e il sorpasso da parte delle importazioni. La crisi è profonda e coinvolge soprattutto le grandi aree frutticole del Nord, in primo luogo l’Emilia-Romagna che con le province di Modena, Ferrara, Bologna e Ravenna realizza il 56% del prodotto nazionale attraverso una superficie di più di13.000 ettari. I problemi riguardano, comunque, anche le altre zone di produzione: Veneto, Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia.

BILANCIA COMMERCIALE IN TERRITORIO NEGATIVO

Nel 2018 la bilancia commerciale era in attivo per 90.000 tonnellate, ma già a fine 2022 il saldo tra import ed export aveva fatto registrare un -48%, mentre le esportazioni sono finite in caduta libera con un -62% (fonte: Nomisma). Nel 2023 la perdita economica ha raggiunto i 340 milioni di euro, considerando anche il calo di qualità che in molti casi ha fatto inevitabilmente abbassare i prezzi al consumo. Intanto, i costi di produzione si sono alzati mediamente del +17 per cento. Al tempo stesso Spagna, Argentina, Sud Africa hanno visto salire i rispettivi volumi d’affari del +70 per cento.

IL CROLLO PRODUTTIVO DEL 2023

Secondo i dati di Apo Conerpo, nel 2023 la produzione italiana ha registrato un crollo del -75% rispetto al 2018, ma la crisi viene da lontano perché in 12 anni il calo delle superfici coltivate ha raggiunto un -35 per cento. Dodici anni fa si producevano in Italia 926.000 tonnellate di pere, mentre nell’anno appena conclusonon si è andati oltre le 180.000 tonnellate. Nonostante questo, l’Italia rimane ancora il top player europeo; ma il calo strutturale continua da anni, e sono andati perduti 15.000 ettari.

LE VARIETÀ DI PERE A RISCHIO ABBANDONO

Confagricoltura lancia l’allarme: “Per i produttori in 10 anni tutte le voci di spesa sono lievitate. Il costo unitario per produrre un chilo di pere è passato da 0,45 a 1,15 euro per tutti i fattori che conosciamo, compresi gli incrementi dei prezzi dei prodotti fitosanitari. Chi ha risorse finanziarie spesso si sposta su altre colture meno rischiose, altri sono costretti a mettere in vendita l’attività e poche aziende investono in nuovi impianti. Solitamente sono quelle che vogliono mantenere tutte le specie impiegando il know how in una produzione diversificata. In questi casi è quasi certo l’abbandono della Abate Fétel a favore di altre varietà meno remunerative ma più resistenti, come la William”.

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