Prodotti a base vegetale, la crescita è costante anche nel frozen

I dati diffusi in occasione del Veganuary 2024: 22 milioni di italiani mangiano abitualmente prodotti veg. Nel 2023, il segmento è cresciuto del +2,8%
Prodotti a base vegetale, la crescita è costante anche nel frozen

Si chiama Veganuary la sfida globale che, dal 2014, incoraggia le persone a mangiare vegano per tutto il mese di gennaio. Il nome, risultato della fusione tra “vegan” e “January”, suggerisce l’obiettivo dell’iniziativa: abbracciare un’alimentazione fatta esclusivamente di prodotti a base vegetale per un intero mese. Ma il Veganuary è anche un invito a esplorare nuovi orizzonti culinari, scoprendo il piacere della cucina vegana e apprezzandone la versatilità.

La crescente tendenza degli stili alimentari plant based sta riscuotendo sempre maggiore interesse, avvicinando i consumatori ad un’alimentazione sana e con proteine vegetali. Un’indagine condotta da Astraricerche e Unione italiana food (Uif) rivela che sono ben 22 milioni gli italiani che consumano abitualmente prodotti a base vegetale. Due su tre li portano in tavola almeno una volta al mese, e uno su quattro almeno una volta a settimana. Il 25% di chi ancora non li consuma afferma che lo farà in futuro.

Sempre secondo Uif, nel 2023 i consumi di prodotti a base vegetale (Gdo+fuori casa) sono aumentati del +2,8% rispetto al 2022. Bloomberg prevede un ulteriore sviluppo a livello globale, stimando un aumento a valore dai 44 miliardi di dollari attuali a 162 miliardi entro il 2030.

FINDUS CELEBRA IL VEGANUARY

Findus ha scelto di festeggiare il mese dedicato alla dieta veg con i burger plant based della gamma Green Cuisine. Lanciata nel 2020, questa linea di prodotti a base vegetale è stata pensata per chi cerca alternative nutrienti alle proteine animali, senza compromessi sul gusto. Il burger Green Cuisine, realizzato con una particolare varietà di piselli gialli, contiene meno grassi saturi e più fibre rispetto ad un hamburger di carne, mantenendo un livello proteico simile (14 grammi contro 16). La sua produzione richiede però il 71% di terreno in meno, consuma il 77% in meno di acqua ed emette mediamente l’80% in meno di CO2 rispetto ad un hamburger di manzo.

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