Nonostante un’accelerazione della produzione di olio di oliva in Spagna nel mese di marzo, rispetto alla campagna precedente i volumi prodotti risultano inferiori del 10%. Lo segnala Aretè, società specializzata nell’intelligence e data analytics applicati al settore agroalimentare.
La Commissione Ue, nell’aggiornamento dei bilanci pubblicato nel corso del mese di marzo, ha confermato per la Spagna una previsione di produzione in calo di solo il 3% rispetto al 2024/25, incrementando la previsione di import e di consumi per la campagna corrente e lasciando invariata la previsione di stock finali di campagna. Un’indicazione poco coerente, secondo Aretè, con quanto i dati del MAPA stanno mostrando: tra ottobre e febbraio le importazioni sono risultate inferiori del 5% rispetto a quelle della scorsa campagna (+6% per l’intera campagna nelle previsioni della Commissione), le esportazioni superiori del +8% (+5% la previsione della Commissione), i consumi domestici superiori dell’1% (contro +5%). Nel complesso, il quadro che emerge rispetto ai dati della Commissione è di un’offerta spagnola meno abbondante ed utilizzi più orientati verso il mercato estero e meno verso il mercato interno.
Prezzi dell’olio evo stabili
Nonostante la produzione spagnola al di sotto delle aspettative, dunque, il mercato comunitario appare attualmente ben approvvigionato, grazie ad un buon livello di export spagnolo, e può contare anche su un’abbondante offerta tunisina. Questo quadro sta mantenendo una certa stabilità dei prezzi dell’olio evo, che hanno fatto registrare variazioni comprese tra il -1% e +1%, a livello medio, tra marzo e la prima metà di aprile, in Grecia, Andalusia, Milano (per il comunitario). Dal canto suo, il prezzo dell’olio evo nazionale italiano ha mostrato nello stesso periodo cali un po’ più sostenuti (-1,5%), come conseguenza di un elevato livello di stock in Italia (+43% vs LY a fine marzo, +59% per il solo olio evo).
