Olio extra vergine d'oliva su cucchiaio con olive. Rito quotidiano italiano.

Olio d’oliva: nel primo trimestre 2026 l’Italia recupera produzione

Il nostro paese recupera sul fronte produttivo, mentre il mercato statunitense continua a crescere. In Europa, la pioggia in Spagna riduce la disponibilità di evo di qualità, mentre tensioni geopolitiche e caro energia pesano sull’intera filiera
Olio extra vergine d'oliva su cucchiaio con olive. Rito quotidiano italiano.

Il primo trimestre del 2026 si apre con segnali interessanti per l’Italia e con nuove dinamiche globali per il mercato dell’olio d’oliva. Secondo quanto emerge dall’Osservatorio sul mercato oleario internazionale di Certified Origins, la produzione italiana si attesta intorno alle 300.000 tonnellate per la campagna 2025/26, in crescita di circa il 20% rispetto all’anno precedente. Un recupero significativo trainato soprattutto dalle regioni meridionali, che riporta il Paese a un ruolo più competitivo nella filiera internazionale.

Produzione stimata: 3,44 mln di tonnellate 

A livello globale, la campagna si avvia alla chiusura con una produzione stimata in 3,44 milioni di tonnellate, in calo del 4% rispetto al 2025 ma su livelli storicamente elevati. L’Ue contribuisce con circa 2,06 milioni di tonnellate: la Spagna guida con 1,37 milioni, seguita dall’Italia, Grecia (210.000 tonnellate) e Portogallo (150.000 tonnellate). Fuori dai confini comunitari, la Tunisia si conferma protagonista con 450.000 tonnellate, mentre la Turchia registra 290.000 tonnellate per effetto del fisiologico ciclo di alternanza produttiva.

Sul fronte dei prezzi, il trimestre si è caratterizzato per una sostanziale stabilità. L’extravergine convenzionale spagnolo si attesta intorno ai 4,60 €/kg, con il biologico a 5,40 €/kg. L’Italia resta l’origine più cara con quotazioni a 6,90 €/kg per il convenzionale e 7,50 €/kg per il biologico: un divario che riflette la struttura dei costi e il posizionamento qualitativo della produzione nazionale, ma che vede il differenziale con la Spagna ampliarsi rispetto ai mesi precedenti. Tunisia e Portogallo si collocano al di sotto dei livelli spagnoli, esercitando una pressione competitiva crescente sul mercato dell’olio sfuso.

Occorrono mercati solidi

“Il primo trimestre 2026 restituisce un quadro in cui si sovrappongono dinamiche diverse: un mercato americano che rimane promettente, nonostante i costi in aumento lungo tutta la filiera, e un panorama competitivo che si ridisegna. Per l’Italia, il recupero produttivo è una buona notizia, ma non cambia un dato strutturale: la nostra industria ha bisogno di mercati internazionali solidi e di investimenti promozionali strutturati per valorizzare ciò che produce – commenta Giovanni Quaratesi, Head of Corporate global affairs di Certified Origins – Gli Stati Uniti restano centrali, ma la concorrenza non arriva più solo da altre origini mediterranee, arriva anche dall’interno”.

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