Il bilancio sociale 2025 di Fairtrade Italia fotografa un mercato in cui la sostenibilità non è più un’opzione, bensì un asset strutturale per la competitività. Nonostante le incertezze normative legate al panorama europeo e la volatilità delle commodity agricole, le imprese italiane hanno consolidato il loro impegno, integrando criteri di responsabilità sociale in modo stabile nei propri modelli di business. A sottolinearlo è stato Paolo Pastore, Direttore generale dell’organizzazione, durante la presentazione dei dati a Milano: la certificazione si conferma una leva strategica per garantire stabilità agli approvvigionamenti e tracciabilità lungo tutta la supply chain.
I numeri dell’impatto economico
Nel 2025, i consumi certificati hanno generato 3,6 milioni di euro di Premio Fairtrade, somma destinata direttamente allo sviluppo delle comunità agricole in Asia, Africa e America Latina. Il contributo maggiore è arrivato dalla filiera del cacao, che da sola ha generato oltre due milioni di euro (2.006.356 €), confermandosi come il principale motore di impatto economico con il 56% del totale nazionale. Seguono le banane, pilastro dei consumi certificati in Italia con oltre 16,5 milioni di kg venduti (+13% rispetto al 2024) e 807.868 euro di Premio, il caffè con 328.939 euro, lo zucchero con 234.065 euro, il cotone con 134.273 euro e infine i fiori con 89.151 euro. A livello globale, questa dinamica ha contribuito al traguardo del sistema che, nell’ultimo quinquennio, ha redistribuito ai produttori oltre un miliardo di euro.
Cresce l’ecosistema delle aziende partner
Il comparto italiano mostra segnali di grande vitalità: le aziende partner salgono a 316 (+4% sul 2024), con una dinamica particolarmente positiva tra i licenziatari puri, cresciuti del 24%. L’offerta a scaffale conta oggi 2.746 referenze, con il cioccolato e i biscotti in testa. Questo fermento testimonia come la certificazione internazionale venga ormai percepita dalle insegne della Gdo e dai brand dell’industria non solo come un obbligo di conformità, ma come un tratto distintivo del proprio posizionamento competitivo. Tra i progetti di punta, spicca l’iniziativa Malawi Fame Zero, finalizzata a rafforzare la resilienza socio-economica e la sicurezza alimentare di oltre 4.400 produttori locali colpiti dai recenti cambiamenti climatici.
