Raccolta meccanizzata delle prugne in California. Agricoltori al lavoro, frutta fresca.

Segnali di ripresa per l’agricoltura 4.0

Dopo la frenata dal 2024, il mercato torna a correre, arrivando a muovere 2,5 miliardi di euro, sulla spinta di una progressione del +9%
Raccolta meccanizzata delle prugne in California. Agricoltori al lavoro, frutta fresca.

Dopo la flessione registrata nel 2024 (-8%), l’Agricoltura 4.0 torna a crescere. La ricerca dell’Osservatorio Smart AgriFood del Politecnico di Milano e dell’Università di Brescia certifica che nel 2025 questo mercato si è riallineato ai livelli record del 2023, raggiungendo un valore complessivo di 2,5 miliardi di euro, spinto da un aumento del +9% rispetto all’anno precedente. 

Principale motore di questa ripresa – aggiunge il rapporto – sono state le soluzioni software: i Farm Management Information System hanno, infatti, registrato un incremento del 17%, i Decision Support System hanno guadagnato il 26%. E tornano positivi, in linea con i dati europei, anche gli investimenti in macchinari connessi (+2%) e in soluzioni di telemetria e controllo (+3%).

Rimane, invece, sostanzialmente stabile il livello di adozione delle soluzioni di Agricoltura 4.0 tra le imprese: nel 2025, il 42% delle aziende agricole italiane ha utilizzato almeno una soluzione smart, mentre la superficie agricola coltivata con tecnologie digitali ha raggiunto il 10% del totale, in lieve aumento rispetto al 9,5% dell’anno precedente. Segno che a investire sono soprattutto le imprese già attive. Imprese che al momento rappresentano ancora una parte limitata del mercato: secondo la ricerca, infatti, solo il 9% di realtà è “digitalmente maturo”, a fronte di un 33% “in cammino” verso una maggiore digitalizzazione, e di un 58% ancora in ritardo.

Fattori positivi

Non propriamente un dato incoraggiante. Che però la stessa ricerca invita a contestualizzare in funzione di altri due indicatori ben più promettenti. Il primo corrisponde al tasso di abbandono pressoché nullo, registrato tra chi adotta le soluzioni digitali. Prova concreta che i vantaggi ottenuti si dimostrano in linea o superiori alle aspettative e inducono a proseguire negli investimenti. “È la dimostrazione plastica – commenta Andrea Bacchetti, Direttore dell’Osservatorio Smart AgriFood – del valore concreto generato dalla digitalizzazione”. 

E non si tratta di sola teoria. L’analisi di 30 casi pilota in 20 Paesi europei ha evidenziato un Roi positivo dall’adozione di soluzioni digitali per l’agricoltura e benefici netti nella maggior parte delle aziende agricole, come un uso più efficiente degli input di produzione (e conseguente riduzione dei costi) e il miglioramento di rese, produttività e qualità del lavoro.

Il secondo aspetto riguarda, invece, le aziende non ancora toccate dal fenomeno. L’Osservatorio stima, infatti, che circa la metà di queste voglia intraprendere un percorso di digitalizzazione nel prossimo futuro. Un passaggio non banale. “Si tratta – dice Bacchetti – di una sfida che richiede di intervenire su fattori strutturali, come la frammentazione e le ridotte dimensioni aziendali, ma anche di rafforzare competenze, cultura dell’innovazione e strumenti di accompagnamento agli investimenti”. 

Occorrerà, quindi – precisa la ricerca – lavorare per combattere la scarsa conoscenza delle opportunità offerte dalle soluzioni 4.0, diffusa soprattutto tra chi non ha ancora investito in Agricoltura 4.0 e di conseguenza non ha potuto sperimentarne gli impatti. E occorrerà agire per superare le resistenze legate alla contrazione degli incentivi pubblici. Una barriera di non poco conto se si considera che solo il 21% delle aziende agricole italiane, prevalentemente di grandi dimensioni, si dice pronta a investire anche senza agevolazioni. Come pure sarà necessario andare oltre la scarsa interoperabilità tra le soluzioni e la carenza di competenze specialistiche. Un aspetto, quest’ultimo su cui – nota l’Osservatorio – incombe ancora un forte immobilismo delle aziende.

Prospettive di sviluppo

Tutti ostacoli che – e qui sta la buona notizia – possono e devono essere superati. La spinta per andare oltre non manca. Prova ne sia il fatto che il 37% degli agricoltori dichiara di voler investire su macchinari connessi e il 34% è pronto a scommettere su sistemi di monitoraggio. Senza contare che anche il Quaderno di Campagna digitale – sebbene la sua obbligatorietà sia stata prorogata al 2027 – contribuirà a fornire carburante per una maggiore digitalizzazione nei campi. Il mercato dell’Agricoltura 4.0 in Italia, insomma, non ha esaurito la sua fase di crescita.

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