A cura di Andrea Capiluppi
Il dinamismo non è solo una strategia di marketing, ma una reazione chimica che si respira visitando il quartier generale de La Molisana a Campobasso. Quello che si presenta oggi agli occhi degli osservatori del settore non è semplicemente un pastificio, ma uno dei poli agroindustriali più avanzati d’Europa. D’altro canto, la traiettoria tracciata negli ultimi quindici anni dalla famiglia Ferro ridefinisce i contorni del panorama food italiano: un turnaround industriale che ha trasformato una realtà in concordato fallimentare nel 2011 in un player globale da 370 milioni di euro di fatturato nel 2025, con 300 dipendenti e il debito totalmente azzerato.
Oggi La Molisana detiene una quota di mercato Italia del 10,8% tra secca e integrale (dati Circana), posizionandosi stabilmente come secondo brand nazionale alle spalle di Barilla. Questa escalation è stata guidata dal profondo legame con la molitura della famiglia Ferro, attiva nel settore dal 1910 come mugnai. Rilevando il marchio secolare nato nel 1912, la quarta generazione ha scelto di verticalizzare la filiera, firmando direttamente il prodotto finito e assumendosi la responsabilità totale della produzione dal campo alla tavola.
LA STRATEGIA SUL MERCATO ITALIANO
Il punto di partenza del 2011 raccontava un’azienda ferma, con macchinari obsoleti risalenti al 1995, appena 16 milioni di euro di fatturato e uno 0,3% di quota di mercato. “I primi dieci anni sono serviti a rimettere in piedi il pastificio – ricorda Rossella Ferro, Marketing manager del gruppo –. Quando siamo arrivati, avevamo un’azienda totalmente obsoleta. La prima cosa che abbiamo voluto fare non era tanto pensare a quanto potevamo essere sostenibili, ma riportare in carreggiata un’impresa che potesse traghettarsi nel futuro, durare, creare posti di lavoro e acquisire stabilità economica”.
L’Amministratore delegato Giuseppe Ferro sottolinea come la crescita in un territorio complesso come il Molise abbia richiesto investimenti industriali costanti, superiori ai 200 milioni di euro, per costruire il parco tecnologico più evoluto del continente attraverso impianti Bühler, Fava e Braibanti, ottimizzando così sicurezza alimentare ed efficienza: “In questi anni si è realizzato un piccolo miracolo in una zona come il Molise, dove non è certo facile crescere per le imprese. È appena entrata in funzione una nuova linea per la produzione di pasta corta e siamo arrivati a questo punto anche con il debito a zero”.
Sul mercato domestico, la penetrazione del brand è passata attraverso la destrutturazione e il rilancio di segmenti storicamente rigidi. Flavio Presutti, Trade marketing manager dell’azienda, evidenzia come l’operazione strategica più significativa abbia riguardato la pasta integrale, comparto in cui La Molisana è oggi leader assoluto in Italia con una quota del 20%. “L’azienda ha operato una vera e propria democratizzazione del salutistico – spiega il manager – trasformando l’integrale da referenza puramente funzionale o di nicchia a prodotto premium accessibile per il grande pubblico, lavorando sul profilo organolettico e sulla palatabilità per superare i limiti storici del segmento. Parallelamente, il posizionamento a scaffale è stato rafforzato da un’innovazione incrementale applicata alla pasta classica, dove l’introduzione di formati proprietari e protetti da brevetti di design, come il Rigacuore, ha generato referenze alto-vendenti capaci di rinnovare una categoria merceologica per sua natura tradizionale e conservatrice”.
L’ORIZZONTE INTERNAZIONALE
Se l’Italia resta il cuore pulsante, lo sbocco naturale per la capacità produttiva de La Molisana è ormai oltreconfine. Con canali di vendita attivi in oltre 100 paesi, il mercato estero genera attualmente quasi il 50% del fatturato complessivo. “La metà del fatturato viene già dall’estero, ma contiamo di poter arrivare al 70% – dichiara l’Amministratore delegato Giuseppe Ferro. Stiamo ottenendo ottimi risultati sia in Europa, ad esempio in Germania e Spagna, ma anche in Oriente, in Australia e in Sud America”.
Questo approccio globale richiede una forte flessibilità assortimentale per rispondere alle specificità locali. Se l’Europa mostra un ranking assortimentale vicino a quello italiano, il mercato nordamericano premia prodotti ad alto contenuto di servizio e innovazione mirata, come la linea Protein, una pasta che combina la semola di grano duro alla farina di lupino.
LA NUOVA FASE
I piani di sviluppo futuri delineano una profonda evoluzione identitaria: l’obiettivo è trasformare La Molisana da azienda monocategoria a player multiprodotto della dieta mediterranea. Giuseppe Ferro ha confermato l’avvio di un maxi piano di investimenti da 230 milioni di euro focalizzato sia sul raddoppio infrastrutturale che sulla diversificazione dell’offerta.
Nel quartier generale alle porte di Campobasso è già previsto un ampliamento su una nuova area di oltre 20 ettari. Di questo stanziamento da 100 milioni di euro, 65 milioni saranno dedicati specificamente all’incremento della capacità produttiva della pasta e 35 milioni alla costruzione di un nuovo impianto molitorio. All’interno di questa espansione industriale si inserisce il lancio commerciale di nuove linee di prodotto dedicate ai sughi pronti e agli gnocchi.
LA SOSTENIBILITÀ COME STRATEGIA DI CRESCITA
Per La Molisana la sostenibilità non rappresenta un adempimento burocratico a posteriori, ma un asset competitivo integrato direttamente nella gestione aziendale. “Per La Molisana non c’è un momento specifico in cui decidiamo di essere sostenibili – precisa Rossella Ferro –. Noi cerchiamo di esserlo lungo tutta la filiera e di farlo proprio come strategia, cioè di pensare le cose in modo che abbiano già nativamente questo tipo di impatto. Possiamo migliorare? Sì, si può sempre migliorare, ma sui temi in cui crediamo vogliamo essere consistenti e concreti”.
L’indipendenza e la tracciabilità della materia prima poggiano sul contratto di filiera siglato nel 2018 con i coltivatori del Centro-Sud, che garantisce l’utilizzo espresso di grano 100% italiano. Un team interno di agronomi monitora i campi in rete sfruttando l’agricoltura di precisione e tecnologie digitali. Il ricorso a pratiche agronomiche tradizionali, come la rotazione delle colture tramite la semina di legumi e favino per arricchire naturalmente l’azoto nel terreno, permette di ridurre drasticamente i pesticidi chimici e gestire il cambiamento climatico senza sfruttare intensivamente il suolo. La salubrità prosegue in stabilimento, dove dal 2004 la disinfestazione avviene in modo naturale tramite un sistema termico a 50-55°C che elimina i parassiti senza l’uso di fumiganti chimici.
Sul fronte energetico e ambientale, gli investimenti strutturali mirano all’autosufficienza. I due impianti di trigenerazione attivi nel pastificio soddisfano oltre l’80% del fabbisogno elettrico aziendale. Ad essi si affianca il nuovo parco fotovoltaico da oltre 10.000 metri quadri, con una potenza di 2,1 MW e una produzione stimata di 2,5 GW/h all’anno. L’adozione di una moderna caldaia a vapore ha inoltre ridotto del 20% l’utilizzo di gas metano, mentre la gestione idrica in un’area ad alto stress viene ottimizzata tramite circuiti chiusi che riutilizzano l’acqua d’alta quota captata per gli impasti.
La Molisana si è mossa da pioniera anche nel packaging, lanciando nella grande distribuzione un pack in carta 100% compostabile capace di disintegrarsi in 90 giorni nell’umido. Un’operazione complessa, come ricorda Rossella Ferro: «Questo passaggio al pack compostabile non è stato per nulla facile, è stato un po’ come la scommessa del grano italiano. È stata una prova di coraggio, che non vuol dire non avere paura, ma significa farlo perché sai che è la cosa giusta. Abbiamo stimolato noi stessi la domanda, stando col fiato sul collo alle industrie degli imballaggi».
L’impatto sul territorio si traduce in un presidio sociale fondamentale per contrastare l’inverno demografico e lo spopolamento delle aree interne del Mezzogiorno. Dal 2014 Rossella Ferro presiede l’ITS Molise, l’unico Istituto Tecnologico Superiore della regione, nato per sanare il mismatch tra domanda e offerta di lavoro: “L’industria non trova più del 50% dei profili che cerca, c’è un evidente disallineamento. Con l’ITS stiamo riuscendo sempre di più a formare i ragazzi nelle filiere per cui è vocato il Molise, con programmi formativi scritti a braccetto con le aziende. A sei e dodici mesi dal diploma abbiamo circa l’80% di successo occupazionale”.
Il welfare aziendale si concretizza anche nel programma Cura et Labora, che porta la prevenzione sanitaria e gli screening oncologici gratuiti direttamente in fabbrica per andare incontro ai turni dei dipendenti, grazie alla collaborazione con l’Università Cattolica e l’associazione Komen. In un settore manifatturiero storicamente a forte trazione maschile, la presenza femminile nei ruoli di leadership all’interno dei reparti amministrativi e direzionali ha raggiunto il 33%.
Infine, l’azienda destina annualmente circa 1 milione di euro al sostegno di attività culturali e sportive regionali, intese come strumenti di equità sociale per il Sud. L’investimento principale sostiene la Magnolia Basket, squadra di pallacanestro femminile portata fino alla massima serie nazionale (A1), valorizzata come una filiera educativa per favorire la leadership dei giovani e contrastare l’isolamento e le dipendenze digitali. Un ecosistema di sviluppo che include anche la rassegna culturale Campagna Letteraria, destinata a evolversi in un premio letterario nazionale ospitato direttamente nel teatro dello stabilimento.