La scorsa settimana si è svolto il tavolo del grano convocato presso il Ministero dell’Agricoltura, che ha coinvolto le associazioni di categoria, chiamate a confrontarsi sul difficile momento che il settore sta vivendo. Il prezzo di vendita, infatti, da tempo non copre i costi di produzione, cresciuti di oltre il 10% in un anno. Le quotazioni del frumento duro si attestano intorno ai 260 euro a tonnellata (con offerte fino a 190 euro in Sicilia, come segnala Coldiretti): praticamente la metà rispetto al picco di 515 euro toccato nel 2022. Ecco perché la filiera ha bisogno di un sostegno concreto anche da parte del governo.
Le misure a sostegno del settore
Il Ministro dell’Agricoltura Francesco Lollobrigida ha sottolineato l’impegno nel rafforzare i controlli ai punti di ingresso per verificare che il grano importato non abbia residui di sostanze vietate. Senza dimenticare – ha aggiunto il Ministro – la necessità di comunicare meglio la pasta fatta con grano italiano e quella prodotta con altri grani, per favorire una scelta più consapevole da parte del consumatore.
Non mancano le misure a sostegno del comparto. Ne è un esempio la riserva di crisi messa a disposizione dall’UE per coprire fino al 50% degli incrementi di costo subiti dai fertilizzanti. Si stanno studiando misure per aumentare tale contributo per le filiere sensibili come quella del grano duro.
Il ddl ColtivaItalia potrà destinare, a partire da gennaio 2027, 40 milioni di euro a sostegno della filiera di grano duro. Nella legge, che garantisce un miliardo di euro in più al settore primario, è prevista una parte dedicata agli investimenti, pari complessivamente a 300 milioni di euro, che potranno andare anche al settore cerealicolo. Negli ultimi quattro anni i contributi dedicati ammontano a 2,5 miliardi di euro e comprendono, oltre ai contributi Pac, gli investimenti garantiti con il Pnrr: 533 milioni di euro cui vanno aggiunti i 53 milioni del Piano nazionale complementare, i 64 milioni di euro del Fondo grano duro e i 21 milioni dei distretti del cibo.
Le proposte di Coldiretti e Confagricoltura
Durante i lavori del tavolo del grano, Coldiretti ha evidenziato l’aumento delle importazioni di grano canadese, cresciute del 55% a maggio rispetto allo stesso mese del 2025, dopo il +200% registrato ad aprile. Secondo l’associazione, il prodotto canadese è essiccato con glifosato, pratica vietata agli agricoltori italiani.
Coldiretti propone dunque maggiori controlli sull’origine del grano con tecnologie come risonanza magnetica, mappatura genomica e isotopica, il contrasto alle frodi e alle pratiche commerciali sleali e l’utilizzo del prezzo della Commissione unica nazionale (Cun) come riferimento nei contratti di filiera. A ciò si aggiunge la richiesta di un piano di investimenti per rinnovare la rete degli stoccaggi.
Confagricoltura auspica l’istituzione di un fondo straordinario dedicato e il rafforzamento dei contratti tra produttori e trasformatori, concentrando maggiori incentivi economici sugli agricoltori. L’organizzazione propone anche di rivedere la normativa sull’etichettatura della pasta secca, al fine di valorizzare la materia prima nazionale prevedendo che l’indicazione del paese d’origine e di lavorazione del grano sia riportata sul fronte pacco, con evidenza e caratteri di dimensione almeno doppia rispetto all’attuale. Confagricoltura richiede infine di innalzare la soglia minima di frumento duro italiano (dall’attuale 50% al 75%) necessaria per poter riportare in etichetta la dicitura “grano italiano” più UE o extra-UE.